Legislazione e Giurisprudenza, Inizio vita, fecondazione assistita -  Valeria Cianciolo - 2016-11-19

La surrogazione di maternità ed il reato di alterazione di stato - di Valeria Cianciolo

Nota a  Cassazione Penale, Sez. VI 17 novembre 2016, n. 48696

1. Introduzione - 2. Madre biologica e madre genetica - 3. Il contratto di maternità surrogata nell"esperienza giurisprudenziale straniera - 4. Quadro comparatistico della disciplina della surrogazione di maternità a livello europeo -  5. Il turismo procreativo - 6. Il reato di alterazione di stato

1. Introduzione - I concetti tradizionalmente unitari di maternità e paternità hanno subito una declino: oggi si possono avere una madre e/o un padre "giuridici", se fra i due e il figlio sia sorto uno iuris vinculum; "biologici", se lei ha partorito il figlio ovvero lui ha fecondato la madre a seguito di un rapporto sessuale; "genetici", se è stato l"ovulo di lei ad essere fecondato o il seme di lui a fecondare; "sociali", qualora lei o lui abbia o eserciti di fatto la responsabilità genitoriale sul figlio.

Il tema è particolarmente delicato, perché le tecniche di riproduzione medicalmente assistita hanno posto alcuni interrogativi su cui l"essere umano non si era mai trovato a riflettere e per i quali, dunque, difetta di strumenti.

La sentenza della Corte di Cassazione, sez. VI Penale, 17 novembre 2016, n. 48696 (in allegato), non solo ha assolto dal delitto di alterazione di stato ex art. 567, comma 2, c.p. la coppia che, in seguito alla stipulazione di un contratto di surrogazione di maternità in Ucraina, ha avanzato una richiesta di trascrizione nei registri dello stato civile del Comune di residenza dell"atto di nascita di due neonati formato all"estero, e ha attestato la sussistenza del rapporto di genitorialità biologica.

Gli Ermellini hanno valutato la valutazione di conformità dell"atto alla lex loci ai sensi dell"art. 35 l. n. 218/1995 all"esito dell"attività interpretativa della legge straniera ex artt. 14 e 15 l. n. 218/1995 [1]. In casi sostanzialmente analoghi, parte della giurisprudenza di merito si è pronunciata in senso conforme e dunque, dobbiamo aspettarci che la giurisprudenza di casa nostra sdogani la maternità surrogata da qualsiasi rilievo penale

Ma un passaggio molto interessante della sentenza è quello che precisa che il concetto di discendenza oggi, non riguarda più solo un fatto genetico ma anche una connotazione spiccatamente giuridico-sociale. E" lapalissiano il nuovo atteggiamento culturale che  attribuisce rispettabilità anche al legame genitoriale privo di relazione genetica prodotto dal ricorso a tecniche di fecondazione artificiale (omologa o eterologa), come consentito dalla l. n. 40/2004.

Il mutamento della coscienza collettiva nell"ambito dei rapporti familiari, e la tutela conferita a formazioni sociali distanti dal modello tradizionale, consentono di conferire alla tutela del minore una sua identità, realizzata nell"ambito di una realtà che si caratterizza per la presenza di una famiglia in senso sostanziale, che prescinde in modo significativo dai legami genetici, un rilievo preponderante rispetto all"esigenza di veridicità dei rapporti giuridici.

In altri termini, oltre alla "genitorialità biologica" si riconosce la "genitorialità legale".

2. Madre biologica e madre genetica - Paradossalmente oggi non è complicato risolvere "l"attribuzione della paternità" che tanto ha fatto tribolare gli interpreti… si rammenti il brocardo «mater semper certa, pater numquam»!

La dissociazione tra padre genetico e padre giuridico, infatti, non costituisce un problema e la sua legittimazione a seguito dell"inseminazione eterologa risulta socialmente accettabile. Peraltro, sotto il profilo giuridico, possiamo utilizzare lo schema del riconoscimento del figlio, che nell"ipotesi di fecondazione eterologa con donazione di spermatozoi è preventivo e irreversibile.

Rispetto alla paternità, una dissociazione intimamente profonda come quella tra madre genetica e madre biologica, non si configura affatto, poiché con la mediazione delle biotecnologie la figura del padre biologico – colui che feconda la madre a seguito di un rapporto sessuale – viene semplicemente meno.

E dunque, per la soluzione della dissociazione della maternità la storia del diritto non conosce precedenti.

Quante dissociazioni della e/o nella maternità?

Le ipotesi sono diverse: l"aspirante madre (madre genetica) lascia impiantare il proprio ovulo fecondato nell"utero di un"altra donna (madre biologica), che ha il solo compito della gestazione e del parto. E" questa la c.d. gestazione per altri (o maternità surrogata o affitto d"utero).

Abbiamo l"aspirante madre (madre biologica) che lascia che venga fecondato l"ovulo di una donatrice con il seme del compagno e, dopo l"impianto, porta avanti la gravidanza e il parto: è questa l"inseminazione eterologa.

Infine, l"aspirante madre lascia che venga fecondato l"ovulo di una donna con il seme del compagno (inseminazione eterologa) e lascia che sia impiantato nell"utero della stessa donna (madre genetica e biologica), affinché questa porti a termine la gravidanza (affitto d"utero).

3.Il contratto di maternità surrogata nell"esperienza giurisprudenziale straniera

Il caso "Baby C." nel Regno Unito è stato il primo caso nel mondo di maternità surrogata, sottoposto al vaglio dei tribunali.

Una coppia di coniugi nord-americana era stata indirizzata da un"agenzia, che cura negli USA questo tipo di pratiche, presso la filiale inglese la quale aveva trovato una donna disposta a farsi inseminare. Dopo il parto, però, quest"ultima si rifiutò di consegnare la bambina per il legame profondo che si era instaurato durante la gravidanza. Il conflitto tra madre genetica e madre sociale sfociò nel primo caso giudiziario.

Il giudice Lately dell"High Court of Justice Family Division, il 15 gennaio del 1985, al momento della nascita, permise alla coppia committente di tornare negli Stati Uniti d"America con la bambina con l"unica condizione che rimaneva alle Corti inglesi il potere di guardianship[2].

Poi è stata la volta di una bambina nata nello Stato del New Jersey e che ha dato origine al caso "Baby M.", sottoposto all"attenzione della Corte Superiore del New Jersey.

Nella fattispecie, la madre committente era una donna che, a causa di una sclerosi multipla diagnosticatale, pur potendo concepire, non poteva portare a termine una gravidanza e quindi partorire se non con gravissime conseguenze per se stessa e per il figlio. Consapevole di tutto ciò, la coppia desiderosa di avere un figlio, dopo aver invano tentato la strada dell"adozione, si era rivolta ad un centro di New York, specializzato proprio nella cura della sterilità, che le aveva prospettato come unica possibilità quella di ricorrere ad una madre surrogata, che sarebbe stata inseminata artificialmente con il seme del marito in base ad uno specifico programma. Dopo otto mesi di accurate ricerche, il centro di cura della sterilità di New York scelse, per le sue caratteristiche genetiche e per la sua ottima anamnesi, la donna destinata a portare avanti quella gravidanza e quel parto. Coniugata e madre di due bambini, la madre surrogata scelta aveva già in precedenza aderito al programma di quel centro di cura della sterilità offrendosi come madre surrogata per un"altra coppia ed impegnandosi per iscritto, secondo il formulario predisposto dallo stesso centro, a portare a termine la gravidanza ed a consegnare il nascituro subito dopo il parto. In data 6 febbraio 1985, tra il futuro padre biologico della bambina e la madre surrogata con suo marito, fu concluso un vero e proprio contratto, redatto per iscritto, apportando semplici modifiche al formulario predisposto dal centro di cura della sterilità. In forza di tale accordo raggiunto, la madre surrogata si impegnava, una volta fecondata artificialmente con il seme del marito della coppia sterile, in primo luogo a condurre a termine la gravidanza ed a consegnare il nascituro, subito dopo il parto, rinunziando formalmente ai propri diritti di genitrice con l"accettazione che sul certificato di nascita apparisse il nome del padre biologico. Il padre biologico, invece, si impegnava a versarle la somma di diecimila dollari ed a coprire tutte le spese mediche e di ricovero. Particolare rilievo assumeva una clausola dell"accordo che impediva alla madre surrogata di abortire senza il consenso del padre biologico ma prevedeva anche la disponibilità di entrambi per l"interruzione della gravidanza nel caso di accertate deformazioni o anomalie congenite e genetiche del feto. Dopo ben nove tentativi d"inseminazione rimasti senza esito, nel luglio del 1985, la madre surrogata concepì. Il giorno successivo alla nascita della bambina avvenuta il 27 marzo del 1986, la madre surrogata manifestò ai coniugi committenti le sue difficoltà a distaccarsi dalla stessa e successivamente, si rifiutava definitivamente di riconsegnarla minacciando la sua intenzione di portarla con sé in un altro stato nel caso in cui la coppia sterile si fosse rivolta alla Corte. La coppia si rivolse alla Corte ed ottenne un ordine in base al quale la bambina le veniva affidata temporaneamente. La madre surrogata si rifiutò di ottemperare all"ordinanza della Corte: dapprima, nascose la bambina, poi fuggì con il marito e la bambina presso un indirizzo sconosciuto. A causa del ricovero in ospedale della madre surrogata, la coppia in fuga fu rintracciata e la bambina fu presa sotto la protezione delle autorità della Florida che ne affidarono temporaneamente la custodia al padre biologico, ottemperando all"ordinanza della Corte del New Jersey.

Dal momento che la madre surrogata non intendeva in alcun modo cedere i propri diritti sulla bambina, il padre biologico agì in giudizio per chiedere l"esecuzione in forma specifica del contratto di maternità surrogata di cui asseriva la validità e la liceità e la Corte decretò che il precedente ordine di affidamento temporaneo della bambina emesso a favore del padre biologico diventasse definitivo, attribuendo formalmente a quest"ultimo la paternità di Baby M.; per la madre surrogata, invece, venne ordinata la decadenza dai diritti e dalle potestà di genitrice e la negazione del diritto di visita nei confronti di Baby M.[3].

Il giudice per redigere questa sentenza fa riferimento alle parole di un esperto che durante il processo definì " the best interest of the child" affermando che "esso si individua in base ad una valutazione di rispondenza delle concrete condizioni di vita del bambino a nove criteri fondamentali: se il bambino è voluto e programmato; equilibrio emotivo delle persone che vivono nell"ambiente domestico del bambino; equilibrio e tranquillità delle famiglie; capacità degli adulti di riconoscere e soddisfare le esigenze fisiche ed emotive del bambino; attitudine delle famiglie nei riguardi dell"educazione e loro capacità di stimolare e incoraggiare la curiosità e l"apprendimento; capacità degli adulti di prendere decisioni razionali; capacità degli adulti di inculcare nella vita del bambino attitudini positive su questioni concernenti la salute; capacità degli adulti di spiegare al bambino le circostanze della nascita con la minor confusione possibile e con il maggior sostegno emotivo; capacità e propensione degli adulti ad aiutare il bambino nei problemi che incontrerà nella sua esistenza."

Il giudice Sorkow ritenne che questi requisiti fossero meglio soddisfatti dai genitori committenti.

Il padre poi non aveva violato alcuna legge in quanto l" esistenza di un corrispettivo in denaro non poteva essere considerato un atto di compravendita, essendo l"uomo il padre biologico della bambina e quindi "non può comprare quello che è già suo":"The father does not purchase the child. It is his own biological genetically related child. He cannot purchase what is already his."

4. Quadro comparatistico della disciplina della surrogazione di maternità a livello europeo

Nel Regno Unito troviamo una disciplina dei contratti di maternità surrogata nel Surrogacy Arrangements Act del 1985, che consente di stipulare tali accordi necessariamente tra i genitori committenti e la madre surrogata, ma, solo con la condizione che ciò avvenga a titolo gratuito (par 2 comma 1 e 3).

A tal proposito il comma 2 del paragrafo 2 sanziona chiunque ponga in essere una attività di intermediazione o commerciale sfruttando economicamente la pratica di surrogazione, rientrando in quest"ambito anche medici, avvocati che ricevono un compenso per i loro servizi. Fa eccezione al divieto di commercial bases la possibilità di dare alla madre surrogata una sorta di compenso per la sua attività: "payment does not include payment to or for the benefit of a surrogate mother or prospective surrogate mother." Tale atto legislativo si pone in contrasto con il documento che l"ha preceduto e preparato, il Warnock Report, che si era invece espresso in direzione opposta, suggerendo di ritenere illegali tutti gli accordi di surrogazione di maternità

Il terzo comma della legge vieta le forme di pubblicità per la ricerca di donne che siano disposte a prestare il proprio utero e le attività di intermediazione finalizzate a concludere taliaccordi.

Tali limiti si applicano anche agli accordi che siano colpiti da nullità assoluta e non vengano quindi posti in essere per garantire alla madre surrogata e al minore un livello minimo di tutela. 82

Il Surrogacy Arrangements Act è posteriore e quindi fortemente influenzato dal Rapporto Warnock (Report of the Commettee of Inquiry into Human Fertilisation and Embryology), che è stato elaborato per dare una regolamentazione al problema della ricerca sull"embrione da parte della Commissione di indagine sulla fecondazione ed embriologia, creata dal governo britannico proprio a tal scopo. Nella legge inglese la maternità surrogata viene definita come un metodo che costituisce una valida soluzione alla sterilità di coppia e come tale deve essere attentamente presa in considerazione. E" infatti l"unica alternativa per una coppia sterile che desideri un figlio che presenti una connessione biologica con almeno uno dei genitori.

Lo status giuridico del minore nato mediante surrogazione è regolamentato dallo Human Fertilisation and Embryology Act, in vigore dal 1990, che, all"articolo 30 dichiara il nato come figlio legittimo della coppia committente e lascia alle autorità competenti il controllo della regolarità del contratto posto in essere. Se tale regolarità viene accertata al momento della consegna del minore da parte della madre surrogata ai genitori committenti, il Tribunale emette contestualmente un"ordinanza che regolarizza la situazione giuridica del minore. La validità del contratto di surrogazione è sostanzialmente legata al rispetto dei requisiti di gratuità e consensualità.

In Spagna e Francia la situazione è simile a quella italiana, essendo previsto un divieto espresso, in Francia dalla legge 94/653 del 29 luglio 1994 e in Spagna dalla legge n° 35 del 22 novembre 1988 (Tecnicàs de Reproducciòn Assistida), di porre in essere pratiche di surrogazione di maternità e l"attribuzione all"evento parto della capacità di attribuire i diritti materni: "si attribuisce alla maternità di gestazione il rango più elevato, perlo stretto rapporto psicofisico col futuro discendente durante i nove mesi di gravidanza". La stessa visione è adottata dallo stato tedesco che, con la legge Embryonenschutzgesets del 13 dicembre 1990 punisce con la reclusione fino a tre anni "chi effettua una fecondazione artificiale o trasferisce un embrione umano in una donna (madre sostituta) disposta a cedere dopo la nascita il figlio in via definitiva a terzi". Ugualmente in Svezia gli accordi di surrogazione sono vietati dalla legge 711 del 14 giugno 1988 che tratta di "fecondazione all"esterno del corpo" perché considerati contrari ai principi su cui si basa la legge svedese dato che si fondano sul fatto che "una persona diversa dalla futura madre eserciti già un controllo sul bambino nella fase di gestazione"83, ponendosi in contrasto con le norme che regolano l"adozione di minori.

In Austria la pratica è vietata in modo implicito dall"articolo 3 della "Legge federale di introduzione di norme sulla riproduzione assistita"[4], laddove stabilisce che "possono essere utilizzati per la riproduzione assistita è esclusivamente ovociti e spermatozoi del coniuge o del convivente" e "ovociti e cellule in grado di svilupparsi possono essere utilizzati esclusivamente nella donna dalla quale provengono". Incrimina inoltre chiunque ponga in essere un"attività di intermediazione per "reperire persone disposte a far introdurre nel proprio corpo sperma, ovociti o cellule in grado di svilupparsi al fine di una riproduzione assistita" [5].

La legge n°460 del 10 giugno 1997 in tema di fecondazione artificiale vieta la locatio ventris in Danimarca: "non si può utilizzare la fecondazione artificiale, a meno che l"ovulo provenga dalla donna che deve partorire il bambino e che lo sperma provenga dal suo compagno".

Una posizione discordante con quella dello stato italiano è assunta dalla Grecia che con l"articolo 1458 della legge n°3089/2002 in tema di procreazione medicalmente assistita introduce nell"ordinamento greco la distinzione tra "concezione" e "gestazione" così stabilendo: "il trasferimento nel corpo di un"altra donna di embrioni estranei ad essa e la gestazione da parte della stessa sono permessi, da un"autorizzazione giudiziaria rilasciata prima del trasferimento, se esiste un accordo scritto e senza compenso tra le persone che desiderano avere un figlio e la donna che lo darà alla luce ed il suo coniuge, se sposata. L"autorizzazione giudiziaria viene accordata in seguito alla richiesta della donna che desidera avere un figlio, se è provato che la gestazione è medicalmente impossibile e che la donna che si presta alla gestazione è idonea secondo il suo stato di salute". Quindi, come contenuto nell"articolo 1464: "in caso di procreazione artificiale, e di gestazione da parte di un"altra donna secondo l"articolo 1458, è presunta madre del bambino la donna alla quale è stata concessa l"autorizzazione giudiziaria"; dunque, in seguito all"ottenimento dell"autorizzazione giudiziaria la donna "committente" è considerata madre del bambino.

5. Il turismo procreativo

Già nel 1989 il Comitato ad hoc di esperti sui progressi delle scienze biomediche aveva presentato un Rapporto sulla procreazione medicalmente assistita, nel quale si riconosceva in capo agli Stati membri la facoltà di consentire la surroga di maternità a titolo gratuito (fermo restando il diritto della madre surrogata di tenere il bambino). Attualmente la maggior parte degli Stati europei non ammette la pratica. Secondo i dati risultanti dalle sentenze in esame, su 35 Stati parti della Convenzione europea dei diritti dell" uomo (Francia esclusa), 14 – tra cui l"Italia – contengono un divieto espresso e altri 10 di fatto non consentono il ricorso a madri surrogate: ricorso che è invece ammesso in 7 Paesi (Albania, Georgia, Grecia, Paesi Bassi, Regno Unito, Russia e Ucraina) e de facto tollerato in altri 4 (Belgio, Repubblica Ceca, Lussemburgo e Polonia).

È proprio questa diversità di disciplina a favorire il «turismo procreativo» e la proliferazione di accordi transnazionali di maternità surrogata.

In oltre una ventina dei Paesi compresi alcuni di quelli che non ammettono la pratica – è possibile per la coppia committente ottenere lo stabilimento del legame di filiazione con il figlio nato all"estero da madre surrogata, attraverso un procedimento di exequatur del provvedimento emanato nello Stato straniero o la semplice trascrizione dell"atto di nascita ivi redatto. Per quanto riguarda il nostro Paese, quasi sempre gli accordi transnazionali di surroga e le successive richieste di trascrizione degli atti di nascita hanno dato origine a procedimenti penali

Negli ultimi anni sono state dall"autorità giudiziaria le condotte di coppie di coniugi italiani che si recano all"estero, e in particolare a Kiev, in Ucraina, dove è lecita la pratica della maternità surrogata che consiste nell"accordo con una donna estranea alla coppia affinché si presti a rimanere fecondata dal marito della coppia stessa e a portare a termine la gravidanza. In questi casi la donna assume quindi il ruolo di madre in senso genetico e gestazionale e si parla di "maternità portante" o di gestazione per altri, o ancora di locazione d"utero.

Cosa dice esattamente il codice ucraino? Ai sensi dell"art. 123 del codice ucraino della famiglia, qualora l"embrione concepito dalla coppia di coniugi sia impiantato nell"utero di un"altra donna, i coniugi risultano i genitori legittimi del minore (comma 2), sempre che la terza gestante, a parto avvenuto, renda una dichiarazione oggetto di attestazione notarile di inesistenza di qualsiasi relazione genetica con il bambino e di consenso all"indicazione di altre persone quali genitori dello stesso (art. 139 c. 2 l. cit.); qualora invece l"embrione sia stato concepito tramite fecondazione da parte del marito dell"ovulo di una donna diversa dalla moglie, i coniugi risultano anche in questo caso i genitori legittimi del minore, a condizione che l"embrione sia impiantato nell"utero della moglie che porti a termine la gestazione (comma 3).

6. Il reato di alterazione di stato

L'art. 567, 2° co., punisce « chiunque, nella formazione di un atto di nascita, altera lo stato civile di un neonato, mediante false certificazioni, false attestazioni o altre falsità ».

Nonostante la formulazione «chiunque», il reato di alterazione di stato mediante falsità disciplinato all'art. 567, 2° co., può essere commesso soltanto dai soggetti destinatari delle norme civilistiche che impongono la dichiarazione di nascita.

Secondo un orientamento minoritario, l'ipotesi di cui al 2° co. sarebbe una mera circostanza aggravante del delitto ex art. 567, 1° co.[6], mentre la dottrina maggioritaria sostiene la natura di ipotesi autonoma di reato[7], in considerazione della natura eterogenea delle due ipotesi, l'una incentrata sullo scambio materiale dei neonati, l'altra sulla falsità in atti.

La Corte EDU con la sentenza pubblicata il 27 gennaio 2015 nella causa Paradiso e Campanelli c. Italia ha affermato che costituisce violazione dell'art. 8 della Convenzione (diritto al rispetto della vita privata e familiare) la decisione delle autorità di uno Stato membro di allontanare il minore nato all'estero ricorrendo alla maternità surrogata dalla coppia che è ricorsa a tale tecnica per il concepimento, anche quando il minore non abbia alcun legame genetico con il padre e la madre committenti.

Le autorità italiane non solo hanno rifiutato di trascrivere l'atto di nascita del bambino nato in Russia da madre surrogata, ma hanno anche disposto il suo collocamento presso i servizi sociali dopo che il neonato aveva trascorso i primi sei mesi di vita con la coppia.

La Corte affronta anche un problema di non secondaria importanza: fino a che punto  può un Paese democratico ingerirsi nella vita privata o non è forse il caso di cercare un giusto bilanciamento tra gli interessi perseguiti dallo Stato e gli interessi del minore direttamente coinvolto dalla misura (§§ 74 e ss.). La Corte osserva che la decisione di togliere il minore alle cure dei ricorrenti è stata presa dalle autorità nazionali allo scopo di porre fine a una situazione di illegalità.

I ricorrenti, infatti, hanno violato la normativa italiana in tema di procreazione medicalmente assistita e quella in tema di adozione di minori. Tuttavia, «la référence à l'ordre public ne saurait toutefois passer pour une carte blanche justifiant toute mesure, car l'obligation de prendre en compte l'intérêt supérieur de l'enfant incombe à l'État indépendamment de la nature du lien parental, génétique ou autre» (§ 80). In sostanza, l"urgenza  di porre rimedio a una situazione illegittima non è una scusa adeguata per giustificare l'adozione di qualsiasi misura, in quanto lo Stato deve avere in ogni caso riguardo all'interesse superiore del minore.

E la necessità di tutelare l'interesse del minore prescinde dalla natura del rapporto di parentela, se biologica o di altra natura, sebbene in Italia, allo stato attuale della legislazione, non può dirsi superato il principio della maternità naturale legata al fatto storico del parto, che è il perno  intorno al quale è costruito l"intero sistema della filiazione (sia naturale che artificiale). Il principio in questione rappresenta, dunque, il vero anello di congiunzione tra la disciplina generale della filiazione (naturale) contenuta nel codice civile e la disciplina speciale della filiazione da PMA contenuta nella legge 40.

Il concetto di maternità conserva certamente un irriducibile riferimento al dato biologico che l"ordinamento richiede ancor oggi che si accompagni necessariamente al dato "spirituale" della assunzione di responsabilità nei confronti del nascituro.

Ma per quanto tempo ancora sarà così?

Bibliografia

A.B. Faraoni, La maternità surrogata. La natura del fenomeno, gli aspetti giuridici, le prospettive di disciplina

Casini-Di Pietro-Casini, La legge italiana sulla procreazione medicalmente assistita, in Dir. fam., 2004

Ferrando, Libertà, responsabilità e procreazione, Padova, Cedam

I. Corti, La maternità per sostituzione, Giuffrè, 2000

L. Pannella, Diritti umani e procreazione artificiale, Milano 1990

Re Buzzanca, Superior Court California, Family Law Division

P. Zatti, Maternità e surrogazione, in Nuova giur. civ. comm., 2000



[1] L"art. 15 l. n. 218/1995 prescrive al giudice di seguire "criteri di interpretazione e di applicazione nel tempo" della stessa, all"esito di un accertamento di quella applicabile da compiere d"ufficio ex art. 14, comma 1, l. n. 218/1995. Il giudice può a tal fine ricorrere alle convenzioni internazionali, al Ministero della Giustizia, ad esperti o a istituzioni specializzate.

[2] Nella sentenza, pubblicata in Family Law, 1985, 191, si legge che tale decisione trova il suo fondamento esclusivamente nell"interesse della bambina. L"High Court of Justice, infatti, non ha considerato affatto la vicenda relativa all"accordo di gestazione.

L"opinione pubblica, allora, insorse e si divise tra coloro che condivisero la posizione assunta dall"High Court of Justice e coloro che vollero sostenere le ragioni della madre surrogata.

[3] Per un commento delle tre argomentazioni su cui la Corte Superiore del New Yersey ha fondato la sua decisione G. Ponzanelli, Il Caso Baby M., la "surrogate mother" e il diritto italiano, in Foro it., 1988, IV, 97

[4] Legge n°293 del 1 luglio 1992

[5] Art. 22 co. 3 "Legge federale di introduzione di norme sulla riproduzione assistita", 1 luglio 1992 n°293

[6] Antolisei, PS, II, 401; Pisapia, Stato di famiglia, 347

[7] Albamonte, La formazione dell'atto di nascita nel delitto di alterazione di stato, in GP, 1975, II, 648; Delogu, Diritto penale, in Cian, Oppo, Trabucchi (a cura di), Commentario al diritto italiano di famiglia, Padova, 1995, 304; Stella Richter, Alterazione di stato e falsità personale nella formazione dell'atto di nascita, in GC, 1960, 1687



Autore

immagine A3M

Visite, contatti P&D

Nel mese di agosto 2020 Persona & Danno ha registrato oltre 241.000 visite.

Articoli correlati