Articoli, saggi, Generalità, varie -  Redazione P&D - 2014-12-09

LA TEODICEA - Giuseppe FEDELI

Credo ut intelligam, intelligo ut credam" (S.Agostino)

"Si Deus est, unde malum?...", si chiedeva, superata l'adesione al manicheismo, Agostino di Tagaste. Nelle Enneadi tuttavia il vescovo di Ippona osserva che "tutte le cose che sono, sono buone. Il male…non è sostanza: ché, se fosse sostanza sarebbe un bene". Quell"antico legame tra politica e violenza si riassume nella teodicea, il disperato tentativo che vuole giustificare il male nella storia, quel male che sembra non trovare più argini al suo tumultuoso incalzare. Quel male che gli uomini s"infliggono vicendevolmente, soprattutto usando l"arma della politica. Questa nasce, spiega Hobbes (homo homini lupus) per porre rimedio a quello: la resistenza che la politica oppone, nondimeno, non fa che produrre sovente altre sofferenze(il Leviathan). Il secolo passato ha messo tragicamente in luce che quando l"uomo si chiude alla Trascendenza, compie un attentato contro se stesso: "si autoespropria di quell"apertura all"Infinito che gli permette di esprimere integralmente la sua grandezza" (Cardinale Ruini). Autorevoli studi hanno messo a fuoco i rapporti che risalgono sin dalla mitologica fondazione della polis greca. Si pensi alla costruzione della torre di Babele, e alla confusione delle lingue che ne conseguì.; al fratricida Caino, che fonda la prima città terrena sul sangue del fratello ucciso Abele. Oppure a Romolo e Remo, l"altro fratricidio che getta le fondamenta dell"urbe. E l"Iliade, il poema omerico, non si apre forse con l"immagine accecante della città di Troia in fiamme? A proposito dei figli di Ciro, Platone dice: "L"uno dei due uccise l"altro, non sopportando che fosse suo uguale". Il legame tra politica e violenza – tra politica e male- è dunque antichissimo quanto l"uomo. Questo vuol dire forse che l"origine della nostra convivenza è segnata ineluttabilmente dal male? A meditare il Libro dei Libri, non saremmo indotti a dubitarlo. Sotto la comunità politica sono seppelliti tanti cadaveri innocenti, sacrificati per la sopravvivenza della comunità medesima: un tragico paradosso, che ci narra una verità sconvolgente: non soltanto l"origine della comunità è strutturalmente "negativa", ma l"atto fondativo della politica è la violenza irredimibile, perché esercitata non tra estranei, tra nemici ostili l"un l"altro, tra esseri tra loro indifferenti, ma tra uguali, addirittura tra fratelli. Dalle trincee di Verdun, dalle foibe ai lager nazisti e comunisti il secolo da poco tramontato ha espresso una vocazione al male, un segno maledetto, annota Marco Innocenti: "un secolo marcato dall"attentato di Sarajevo…, che si è nutrito di tenebrose storie politiche, crudeltà, abissi, messaggi messianici, piazze trasformate in cattedrali della violenza. Le ideologie hanno devastato il mondo caricandolo di una storia più pesante di quanto abbia potuto digerire. Hanno avvelenato le menti offendendo la cultura della ragionevolezza. E hanno messo in conto alle coscienze milioni di morti". Sono stati dapprima ideati, quindi realizzati mondi perfetti, programmati secondo un perverso meccanismo che sfocia nel genocidio. I totalitarismi moderni, fondati sul consenso di masse demagogizzate, sono stati accesi nel loro furore cieco dai profeti delle ideologie che uccidono. Robert Conquest, ne "Il secolo delle idee assassine", racconta e interpreta il delirio ideologico del Novecento, le aberrazioni mentali che hanno condizionato e devastato anime, uomini di regime e Stati: il secolo delle dittature, capaci di incarnare i tratti peggiori del carattere dei popoli e di creare un consenso di massa al male, e dunque una colpa collettiva. Comunismo e nazismo sono movimenti populisti e plebei, simili e diversi, con una convergenza conflittuale, annota lo studioso, una rivalità negativa tra cugini degeneri, accomunati dunque dallo stesso delirio totalitario: "entrambi dogmatici all"estremo e animati da ideologie criminali, hanno connotato il Novecento con la banalità del male e la predisposizione al sangue". L"ordine della comunità avrebbe dunque come presupposto la rottura di un legame originario: quello del fratello con suo fratello e quello del figlio -Adamo-col proprio Padre. Erede del peccato d"Origine, "l"ordine della politica ha come fondamento l"impolitico disordine inaugurato da una frattura teologica e da un fratricidio. Ecco perché la politica teologicamente intesa –la "maledetta caricatura della religione" la chiamava Kierkegaard- non può dare salvezza. Tuttavia, osserva Conquest, siamo usciti indenni per un soffio dagli orrori del secolo passato, poiché le ideologie, figlie dell"utopia, sono state sconfitte sul piano intellettuale e politico. Gli antigeni sono stati la conoscenza della storia, la libertà, la democrazia e il pluralismo politico: simbolo di questo spezzare le catene della schiavitù ideologica è il crollo del muro di Berlino. Nondimeno, ammonisce lo storico, i valori positivi debbono restare sentimenti e non diventare idee, altrimenti non si spezza il cerchio, e si ricade nel vizio originario: la presunzione di essere nel vero è sempre in agguato, e la cultura a dimensione dell"uomo resta sempre quella fondata sul dubbio: nel rimettere in discussione sempre e comunque tutto e tutti, che è l"antipodo dell"utopia e dell"ideologia e il motore dell"immaginazione politica, presidio dell"intelletto e, in ultima analisi, unico criterio veritativo.



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