Changing Society, Intersezioni -  Tornesello Giulia - 2014-09-02

LA TOILETTE, UN VASO PER IL DOM PERIGNON - Giulia TORNESELLO

racconti d"estate

sabato 30 agosto

I due errori

L"amica parla e l"altra donna ascolta con la massima attenzione. La prima racconta. Le era capitato fra le mani "Presunto Innocente" opera d"esordio di Scott Turow, avvocato penalista. Un legal thriller, notissimo peraltro. Rusty Sabich, viceprocuratore capo della Contea di Candle viene incaricato di svolgere le indagini sullo stupro e l'omicidio di una sua collega, Carolyn Polhemus. Il libro è un regalo dall"uomo del quale le parlerà questo pomeriggio. Un amico che ha segnato per lei le pagine toccanti nelle quali Rusty Sabich, il viceprocuratore, rivede se stesso prima dell"uragano Carolyn: "Ecco leggile". Così dice. "Sembrava - continua l"amica- che il tono stesso della voce di lui allora mi avvertisse: bada, prendi nota è importante". Era come se avesse detto "ecco la chiave per comprendere". Una felicità compiuta, la famiglia, l"amore coniugale. La collega nuovo arrivo in Procura lo aveva preso, intrigato, perduto. Sfocata l"immagine familiare arde però dentro come un rimorso, un rimpianto. Questo è Rusty Sabich viceprocuratore, un uomo.

Lei - inizia l"amica- quando ancora non lo conosceva bene si era chiesta come un suo nuovo amico di eccezionali capacità, fronteggiasse la propria vita ed il proprio lavoro. In quel periodo però il progetto di vita di lei adombrava un timore: che ogni legame anche di vera e leale amicizia potesse essere per lei una catena. Non approfondì forse abbastanza il lato umano dell"amico che chiedeva attenzione. Sul versante lavoro aveva molto da imparare da lui e viceversa. Ciò le bastava. Volle essere cieca. Ecco il primo errore.

Così tutto andò come doveva andare. Lei temeva "ogni catena". Invece lui era diventato la sua difesa nel mondo. Un gruppo di amici si stringeva a lui con motivazioni diverse perchè tutti ne intuivano la forza. A questa attingevano. Per tutti era più "grande" di loro: figli, fratelli. Sentivano, vedevano, che il suo lavoro diventava ogni giorno più importante ed era attraversato da una energia estrema che ne faceva una causa prima, una facoltà fuori dalla dinamica consueta.

Per lei- prosegue- una forza della natura benevolente approvava, pur senza condividerlo, il suo progetto di vita, di lavoro. Sapeva che condividevano altro: la forza dell"integrità, della giustizia.

Diceva lui: "Sei presa da ciò che è ragionevole, fedele, trasparente, da ciò che ha uno stile, ma lo stile lo si può trovare nell"arte, non nella fatica quotidiana, non nella carne. Non approvo il tuo modo di lavorare, di vivere, ma se fosse possibile dichiararlo da adottarsi con legge, come un percorso esistenziale praticabile, il tuo, io sarei primo firmatario". Lei viveva al sicuro nel mondo, come se questa legge ci fosse. Lui si adoperava nei momenti difficili come l"eccezione che ne suppliva l"assenza. Non era allora un legislatore, ecco quindi il secondo errore.

Aveva potere, carisma, nel suo lavoro era giunto al penultimo gradino della carriera. Ma poi pericolo, rischio quotidiano, fatica, stanchezza. Lei gli era più vicina che mai, adesso silenziosa, ammirata, angosciata per lui. Proteggeva la figura dell"eroe. In tutti quegli anni duri non gli chiese mai di cambiare lavoro. Non usava per lui la parola "scegliere", scegliere altro. Invece arrivò la scelta, di lui. Prima di salire l"ultimo gradino della sua carriera, di portare a termine un grande lavoro. La colpì anche perché appariva inaspettata alla sua cecità. Non lo sapeva lei femminista che scelta è la parola chiave di ogni libertà? Le discussioni fra loro erano dure, lottavano corpo a corpo. Pro "scelta" lui. Pro "vita" lei. Lui non avrebbe "messo al mondo" quell"integrità nella vita, nella carne, quello stile di vita che lei desiderava esistesse. Che aveva fatta sua.

Dopo questo, anche quando si incontravano parlavano di argomenti indifferenti, mai niente che stesse loro particolarmente a cuore. Il gruppo di amici si era disperso. Chi era con lui lavorava per lui. Lei non sapeva nulla di ciò che facesse, non chiedeva, non lo seguiva sui media. Dal momento che era un velista appassionato lei aveva preso a chiamarlo Ulisse, senza chiarire a nessuno a quale Ulisse si riferisse se a quello dantesco o all"eroe di Omero.

Oramai le due amiche erano stanche, si riaggiornavano all"indomani. Ognuna voleva riflettere, da sola.

domenica 31 agosto

Ulisse

Al mattino si rivedono e sorridono entrambe per darsi coraggio nell"andare a fondo nella riflessione. Anzi l"amica "narrante" spiazza l"altra donna con uno di quei divertissement che amava, ironica, prima. Ma prima di cosa?

Diversi anni erano passati dalla scelta del nostro protagonista e i due si erano persi di vista. Sapevano dove trovarsi ma non si cercavano. Poi nuovi avvenimenti costrinsero l"amica a lasciare la sua casa, la sua città: si trasferì. Le due amiche erano in stretto contatto, si erano anche incontrate.

Perciò con la confidenza abituale la "voce narrante" prima di iniziare tira fuori dalla borsa l"inserto settimanale del Corriere lo lancia all"altra:

"toh, leggi al mio oroscopo la solita nota a margine di Chiara Gamberale. Proprio scritta per me, parleremo di mare, di barche, di isole oggi, lo sai?" La donna legge:

"Vincent ha una barca…un materasso, un vaso per il Dom Perignon come toilette per gli ospiti, e via. Basta poco per fare casa"(Chiara Gamberale, Io donna Corriere 31 agosto 2014)

Una risata liberatoria le scuote entrambe poi l"amica ricomincia a parlare:

"l"eroe è riapparso giorni fa in una chiacchiera d"estate, mi hanno detto è sempre via, ora è via per mare con la sua barca… Non ha più evidentemente la carica istituzionale - dice - ma non so come né perché la scelta sia andata così". Conclude la donna, forte, inattaccabile ma è stanca. Da quattro anni non vede il mare, non si fa travolgere dalla dolcezza del suo abbraccio fresco accogliente, non guarda con desiderio il verde giada delle onde increspate aspettando di immergersi nella spuma bianca quando si frangono sulla riva. Navigare poi, la vela. Rivede il pomeriggio al porto la mano tesa per aiutarla il rifiuto a quello che è più di un invito è un ordine, ma poi "a bordo" lei sa, non tollera goffaggini. Una barca molto bella ma difficile. Lui una figura agile, pronta allo scatto così rapida nel movimento da far dimenticare tutto per guardarlo. "Se è questo che ti aspetti da me non potrò mai dartelo" dice lei. Ed era vero, per entrambi.

Il suo numero di cellulare non lo ricorda, deve cercarlo sull"agenda. Dopo la prima sorpresa parole fredde. Lui viaggiava molto, sì, era via con la barca ma sarebbe ripartito presto. Sì c"era una nuova casa sul mare per i figli, dei figli. Si sarebbero sentiti. Lei pensa: Itaca allora?  O l"Ulisse di Dante pur ammirato dal Poeta. Ma in Inferno, Canto xxvI. Il suo desiderio di conoscenza che non lo fa fermare, neppure ad Itaca. Ecco la domanda che ha dato occasione a questa riflessione. L"altra donna che ha notato il silenzio ed il gioco delle emozioni sul viso dell"amica la provoca per sondarne il pensiero, dice:

"L"Ulisse pellegrino, spesso, usa tutto ciò che la natura gli ha donato per rimanere a galla in un mare in tempesta".

Lei non risponde, questo "Ulisse pellegrino" rientra pur sempre nelle forzature della versione dantesca. Il Sommo Poeta però non è Omero.

Dante non conosceva L"Odissea. (g.t.)



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