Legislazione e Giurisprudenza, Filiazione, potestà, tutela -  Redazione P&D - 2015-10-23

LA VALUTAZIONE DELLE CONDOTTE GENITORIALI SULL'AFFIDAMENTO DEI FIGLI - Cass., n. 21282/2015 - I. FORTINA

- affidamento esclusivo e condiviso

- mantenimento dei figli minori

- analisi delle condotte genitoriali

L"idoneità di un padre ad essere genitore non deve essere valutata dalla misura del contributo economico versato in favore dei figli. Questo quanto statuito nella breve pronuncia in commento.

Le giustificazioni addotte dalla ricorrente - si legge in sentenza - erano prettamente economiche. Sosteneva infatti la stessa come il padre procedesse saltuariamente al versamento del contributo di mantenimento in favore della figlia, dimostrando così un disinteresse nei suoi confronti.

D"altro canto il marito dimostrava, nei precedenti gradi di giudizio, le sue precarie condizioni economiche dovute a diverse procedure immobiliari accese a suo carico nonché la propria costante volontà di voler provvedere alle necessità della figlia, nei limiti di quanto possibile. Lo stesso, infatti, in più occasioni effettuava versamenti alla ex moglie a titolo di mantenimento della minore, da quest"ultima mai accettati, tanto da indurlo a ricorrere al giudice per richiedere un"autorizzazione a versare tali importi su un libretto postale.

Circostanza, questa, idonea a confermare l"interessamento del padre nei confronti della figlia.

La Suprema Corte focalizza la sua attenzione proprio su tali punti, ammonendo i giudici di merito di aver compiuto un"analisi sommaria in relazione alle effettive condotte del genitore, in toto considerate.

Ed infatti la mancata o saltuaria corresponsione del contributo di mantenimento del padre nei confronti della figlia non è idonea, di per sé, a valutare la sua condotta come manchevole o inappropriata, tale da indurre il giudice a disporre un affidamento esclusivo né tantomeno a decidere in senso contrario per quello condiviso.

Preminente in questi casi è un"analisi approfondita delle effettive condotte del genitore idonee a statuire, senza dubbi di sorta, se il comportamento tenuto dall"uno o dall"altro sia idoneo oppure no ad un affidamento condiviso.

Invero, statuisce la Corte come l"analisi in questione avrebbe dovuto essere improntata sul comportamento effettivamente tenuto dal genitore sia in merito agli aspetti economici sia in relazione al suo rapporto con la figlia.

Nel caso di cui trattasi la sommarietà delle informazioni sul padre, condotte dal giudice di prime cure e, successivamente, confermate dalla Corte d"Appello, non erano sufficienti a giustificare una pronuncia sull"affidamento condiviso o esclusivo.

Ed infatti, il giudice di primo grado avrebbe dovuto considerare concretamente le difficoltà economiche lamentate dal padre e verificare se lo stesso tenesse comportamenti di disinteresse nei confronti della figlia. Solo all"esito di tali valutazioni avrebbe potuto serenamente decidere per un affidamento esclusivo ovvero condiviso della minore, avendo chiaro il quadro della situazione.

Ancora una volta gli Ermellini ribadiscono, seppure implicitamente, come ad avere preminenza totale sia il supremo interesse del minore e come le condotte genitoriali debbano essere valutate proprio in tale ottica.

Le motivazioni anzidette inducevano quindi i giudici di legittimità, in accoglimento del ricorso presentato dalla madre della bambina, a cassare con rinvio la sentenza impugnata, in modo da consentire una piena e non sommaria analisi sulle effettive condotte genitoriali.



Autore

immagine A3M

Visite, contatti P&D

Nel mese di agosto 2020 Persona & Danno ha registrato oltre 241.000 visite.

Articoli correlati