Changing Society, Generalità, varie -  Scozzafava Guendalina - 2013-11-03

LA VITA DI ADELE- Guendalina SCOZZAFAVA

RECENSIONE FILM "LA VITA DI ADELE" diretto da Abdellatif Kechiche – Palma d"oro al Festival di Cannes 2013

La Vita di Adele un film passionale, carnale, vero, coinvolgente, struggente, con una qualità interpretativa eccelsa.

Una storia d"amore tenera, tragica, ma soprattutto totale dove si evince l"amore e il suo connesso bisogno di prendersi cura dell"altro: inizialmente un" Adele giovane e insicura che si prende cura della sua amata curando i particolari dei momenti di ritrovo collettivo, attenta a che tutto sia perfetto per gli ospiti della sua amata Emma, quasi a volersi ritagliare un ruolo, un qualcosa in cui anche lei riesce bene in quel mondo così lontano da lei, del quale si sente estranea e fatica a comprendere. Poi un"Adele che si prende cura dei suo bambini, in una rappresentazione più matura del suo essere donna. Ma anche un" Adele che si prende cura di sé facendosi trasportare dalle emozioni e vivendo il suo travolgente amore/passione al di là delle convenzioni, dei gruppi sociali e della tradizione culturale alla quale è stata educata e nella quale non ha realizzato un processo di identificazione.

Un film colorato di blu: i capelli di Emma sono blu, la sciarpa di Adele, le lenzuola in cui danno sfogo alla loro passione, il mare in cui Adele si culla quando è satura dal suo dolore, il vestito che indossa Adele l"ultima volta che vedrà Emma. Adele come Marianne (de "La vita di Marianne" di Marivaux) che accompagna la crescita della piccola Adele intenta a colmare il suo "amore come mancanza", travolta dal senso di smarrimento e dalla costante ricerca della sua identità acquisendo la necessaria consapevolezza de "La misteriosa debolezza del volto umano" di Sartre .

La storia di un Amore che rifiuta di essere chiuso in una scatola, di essere definito: Adele urla più volte alle sue amiche "non sono lesbica" un po" per proteggersi da una cultura etero, bigotta, moralista, un po" per rifiuto di catalogare le sue emozioni e renderle vittime dello scherno, un po" per non dirselo, per paura di sapere, conoscere, scoprirsi.

La contrapposizione di differenti culture che ancora una volta passa attraverso il cibo e la famiglia che si riunisce intorno alla tavola nel momento del pranzo (unico momento in cui si vedono le famiglie delle due ragazze e unico momento in cui le ragazze si confrontano con l"altra cultura famigliare)

Il cibo che diventa elemento seduttivo rimarcando le differenti appartenenze: gli spaghetti al ragù in  casa di Adele e le ostriche e champagne in casa di Emma. Il mixaggio delle due culture, ma la necessità di Adele di mantenere, pur immersa in un nuovo mondo "trasgressivo" e lontano dalla sua cultura e tradizione, un raccordo con l"altra Adele, quella figlia di un"educazione tradizionale (il padre di Adele chiede ad Emma che lavoro fa il suo compagno perché certamente lei non potrà mantenersi solo con la pittura), raccordo che Adele mantiene riproponendo frequentemente il suo squisito piatto di spaghetti.

La crescita di una giovane donna: Adele piccola, indeterminata, alla ricerca di sé stessa che all"inizio del film ha sempre i capelli davanti al viso, quasi a volersi nascondere. Adele rotonda con forme adolescenziali e incerte. A fine film un"Adele scolpita nel fisico, più sicura di sé stessa e della sua bellezza, tanto anche da non doversi più nascondere il viso con i capelli che ormai sono ordinatamente raccolti e trattenuti da diverse forcine.

Adele che alla fine del film si avverte incompleta nel suo essere totale per aver completato solo il suo essere metà.



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immagine A3M

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