Changing Society, Generalità, varie -  Redazione P&D - 2014-03-26

LA VULNERABILITA' DEL VOLTO- Giuseppe FEDELI

La vulnerabilità del volto

"Fuggire dalla tua bellezza vorrei, e per sempre…"(anonimo)

"La più bella sei tu…", chi non ricorda il motivetto d"antan che "sparava" in analogico dagli stereo "otto" del cabrio a montare l"avventura foss"anche di un"estate, di una sola notte… La più bella, star del cinema e icona dell"eterno femminino. La muliebrità e la seduzione elevate all"ennesima potenza...

Ma la bellezza passa, è fugace, fugit irreparabile, ammoniva Virgilio, come la vita, è un belletto che prima o poi l"usura dei giorni raschierà via dal viso, dal corpo. Solo l"anima può mantenere intatto quello che i greci dicevano il kalón, quando s"interiorizzi questo alto sentire, transustanziandolo in Valore, nel Bello che, sosteneva il filosofo Platone, offre all'occhio e alla mente proporzione e armonia, ordine e misura, e dimora nell"iperuranio, dove le idee delle cose sono eterne, e danno forma all"essere. La celebrazione del medén agàn,dell'aurea mediocritas oraziana e del gnôthi sautòn dell'oracolo di Delfi, del conoscere se stessi come punto di partenza e d'arrivo, meta di un percorso che inizia dal primo, squillante pianto...

Quella ruga che attraversa il volto, segnandone i confini, e ne racconta gli anni...quegli occhi verdi pieni di dolente fascino...sono la mappatura della storia di ciascuno di noi. Lo psichiatra Andreoli parla di fragilità, della fragilità che è condivisione, coscienza di un comune destino. La fragilità del volto, la fragilità di uno sguardo, la fragilità e insieme la forza dei sentimenti: è questa la vera bellezza di platonica ascendenza, la verità, il tratto che accomuna l'uomo al suo simile, stimolandone la com-passione. Ma oggi impera il mito dell"eterna giovinezza, che ha ridotto tante veline e stars del mondo dello spettacolo a cadaveri che non sanno di essere morti anzitempo, e sfoggiano il naso a presa di corrente, la pelle che, all"esito di magistrale metamorfosi, diviene d"incanto albina, i seni che da piatti si trasformano in veri e propri parafanghi da vecchia Volkswagen, le gambe esibite sfacciatamente - ormai agli annali della storia, i glutei torniti e le labbra di plastica. Ormai tutti (o quasi) sono asserviti a questo diktat. Lo abbiamo sotto gli occhi (o tramite l"interfaccia di internet, del catodico o dell"I-phone e diavolerie varie discorrendo...) tutti i giorni, volendo ogni nanosecondo della nostra (finta) esistenza. Il mito dell"eterna bellezza che stregò il giovane Dorian del romanzo di Wilde, al punto da volersi far ritrarre in un"opera, sì da mantenere il fascino e l"armonia delle sue linee imperituri, mentre parallelamente il ritratto del quadro invecchiava, spaventosamente. Fino allo squarcio della tela ed alla fine truculenta del giovane, divenuto d"un tratto decrepito. Ovvero il mito di Narciso che si specchia pagando a prezzo della vita la sua vanità, la sua egolatria. Ma natura non facit saltus, sentenziava Linneo. Guai a violarne i sacri penetrali, oltrepassandone il confine, pena quell"hybris che è maledizione e redenzione a un tempo. Non ha senso, per questi "mostri" ritornanti, specchiarsi nel volto dell'altro e ripercorrere a ritroso il lungo cammino fatto insieme...Mi tornano in mente le parole della grande Anna Magnani, la sua veracità, la sua bellezza forte e terragna, ma soprattutto vera, sanguigna, autentica. Sul set di uno dei tanti film che la vedeva protagonista, a chi le fece notare che un tocco di maquillage non avrebbe guastato, data l"età "avanzata" dell"attrice, costei rispose senza mezzi termini né tentennamenti: "Per carità, non toglietemi nemmeno una ruga, ci ho messo una vita per costruirle!...". Altri tempi, altra statura. Incommensurabile, senza tempo, bella e charmante proprio perché vera.

Giuseppe Fedeli



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