Changing Society, Intersezioni -  Cendon Paolo - 2014-06-02

LABBANDONO (DA ALBERT CAMUS) - Paolo CENDON

da Albert Camus, Il rovescio e il diritto, Mondadori, Milano, 1978

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In questo breve racconto di Camus sono raccontate tre storie di vecchiaia e solitudine (un binomio che tante volte sembra inscindibile): il caso di un anziano che non viene più ascoltato; seppur a tavola con i parenti, a nessuno importa cosa abbia o meno da dire, la sua voce è per gli astanti totalmente muta. Il caso poi di una vecchia signora che ogni giorno lamenta dolori lancinanti ma non viene creduta, sino a che non muore. Infine, ed è il brano che riportiamo qui di seguito, il caso di un"anziana donna quotidianamente uccisa dalla solitudine: la nipote con alcuni amici, dopo una breve e rarissima visita, avverte la donna di doverla lasciare in fretta per andare al cinema. Questo evento, che conferma l"ininterrotto abbandono di ogni giorno, scatena nell"anziana terrori paralizzanti, trascinandola in un vortice di paure: la solitudine, la morte, la malattia, l"esistenza di Dio, quella degli uomini.

Due anni fa ho conosciuto una vecchia. Soffriva d"una malattia di cui aveva creduto di morire. Il fianco sinistro le si era completamente paralizzato. Non le restava al mondo che una metà di se stessa mentre l"altra già le era estranea. Vecchietta irrequieta e ciarliera, era stata ridotta al silenzio e all"immobilità. Sola per lunghe giornate, analfabeta, poco sensibile, tutta la sua vita si rifaceva a Dio. Credeva in lui. Prova ne sia che aveva un rosario, un Cristo di piombo e un san Giuseppe col bambino di stucco. Non era certa che la propria malattia fosse incurabile, ma lo affermava perché ci si interessasse a lei, rimettendosi per il resto al Dio ch" ella amava così male.

Con lei non parlavano. Se ne stava nel suo angolo, come un cane. Meglio finirla. Perché preferiva morire che essere di peso a qualcuno.

La nipote e gli amici interrompono bruscamente la breve visita, e si affrettano verso l"uscita per timore di arrivare a film già iniziato:

Ma la donna vedeva andar via chi s"era interessato a lei. Non voleva star sola. Già sentiva l"orrore della solitudine, insonnia prolungata, il deludente colloquio a tu per tu con Dio. Aveva paura, trovava ormai riposo solo nell"uomo, e aggrappandosi al solo essere che le avesse mostrato interesse, non lasciava più la sua mano, la stringeva, ringraziandolo goffamente per giustificare quell"insistenza. Il giovane era impacciato. Già gli altri si voltavano indietro per invitarlo a sbrigarsi.

La donna non appena è lasciata di nuovo sola:

Ora nulla la proteggeva. E completamente abbandonata al pensiero della propria morte, non sapeva precisamente che cosa la spaventasse, ma sentiva che non voleva star sola. Dio non le serviva a niente, solo a toglierla agli uomini e a renderla sola. Ella non voleva lasciare gli uomini. Per questo si mise a piangere. Alla fine d"una vita, la vecchiaia torna su come una nausea.

Non servono ulteriori parole; queste poche righe rendono perfettamente l"idea dell"abbandono, particolarmente crudele per una persona anziana. Al tempo stesso, la difficoltà per i parenti a stare accanto ad una persona sofferente; l"incomunicabilità della paura della morte, la quale, per quanto riguardi innegabilmente ognuno di noi, è ignorata sino a quando non ci tocca personalmente. E, non di meno, la tragedia di ogni singolo giorno. Ciò che forse rende più tragico l"abbandono è la sua ripetitività: non c"è elaborazione del lutto, abitudine alla solitudine; ogni istante è una nuova ferita che si ripropone. Le rare occasione di compagnia divengono così una sorta di miracolo, che non si smette di desiderare come condizione permanente. Infine, la crudeltà e l"incapacità di capire per chi è giovane e pertanto lontano dall"idea della morte; davanti al terrore della donna, l"intero gruppo decide comunque di andare al cinema.



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immagine A3M

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