Legislazione e Giurisprudenza, Separazione, divorzio -  Gasparre Annalisa - 2015-12-28

LABIRINTI DI RELAZIONI: PRIMA COPPIA, POI NO, POI Sì - Trib. Monza 11.4.2006 - A.G.

- separazione e divorzio

- riconciliazione per facta concludentia

-  necessaria un'effettiva ricostituzione dell'unione coniugale non solo sul piano volontaristico, ma anche su quello della concreta organizzazione, partecipazione e condivisione delle scelte quotidiane di vita

La vicenda che ha originato la sentenza sotto riportata può essere riassunta come la storia di una coppia insicura della propria relazione. L'uomo chiedeva di procedere allo scioglimento del matrimonio, precisando che la moglie, dopo la separazione, aveva reperito un'occupazione.

La moglie, tuttavia, non era dell'avviso di divorziare e eccepiva l'avvenuta riconciliazione con il coniuge, evidenziando che avevano ripreso a convivere e ricostituito i rapporti materiali e spirituali. Allegava di aver trascorso brevi vacanze e il fine settimana insieme al cane di famiglia, che il coniuge aveva sostenute le spese per l'acquisto della lavatrice e per le cure del cane. La ripresa della convivenza era nota ai condomini e ai parenti.

Il tribunale ha rigettato la domanda di divorzio, evidenziando che "affinché lo stato di separazione possa ritenersi interrotto a causa di riconciliazione, occorre il ripristino del consorzio familiare attraverso la restaurazione della comunione materiale e spirituale tra i coniugi cessata appunto con la separazione, consistendo la riconciliazione nella volontà di questi ultimi di ricostituire in pieno non solo la loro convivenza materiale, ma anche quell'unione spirituale che è alla base della convivenza medesima. Siffatta volontà può risultare da una dichiarazione espressa ovvero da un comportamento concludente non equivoco, incompatibile con lo stato di separazione: essa determina la cessazione degli effetti della sentenza di separazione eventualmente già intervenuta, senza rendere necessario l'intervento del giudice".

Nella riconciliazione per facta concludentia "occorre il ripristino della communio omnis vitae, in tutti i suoi rapporti spirituali e materiali, per cui occorre individuare, in concreto, quali comportamenti possano ritenersi incompatibili, in modo non equivoco, con lo stato di separazione. In proposito, si ritiene che, ai fini della riconciliazione, non sono sufficienti singoli comportamenti in sé considerati, quali la ripresa della mera coabitazione temporanea o la riunione durante le vacanze od i fine settimana o la presenza di sporadici rapporti sessuali, occorrendo, invece, che la ripresa della convivenza coniugale si concretizzi in una stabile coabitazione, accompagnata dalla organizzazione domestica e, normalmente, da rapporti sessuali e da altre manifestazioni di affetto".

Nel caso esaminato, è stato ritenuto che vi sia stata un'effettiva ricostituzione dell'unione coniugale "non solo sul piano volontaristico, ma anche su quello della concreta organizzazione, partecipazione e condivisione delle scelte quotidiane di vita".

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Trib. Monza Sez. IV, 11-04-2006 dott. BURATTI Mirko - Presidente Rel. -

Con ricorso depositato in cancelleria il giorno 5 maggio 2005, V.P. espose di aver contratto matrimonio in data 26 luglio 1980 con C.P. Precisò che in data 11 aprile 2000 il Tribunale di Monza aveva pronunciato sentenza di separazione personale dei coniugi.

Sussistendo a suo avviso i presupposti di cui alla legge 898/70 per lo scioglimento del matrimonio, V.P. chiese fissarsi udienza presidenziale, al fine di espletare la procedura prevista dall'art. 4 della stessa legge ed ottenere quindi sentenza di divorzio. Affermò che la moglie, al tempo della separazione disoccupata, aveva reperito un'occupazione e percepiva uno stipendio mensile di Euro 1.200,00. Chiese, pertanto, che non venisse stabilito l'assegno divorzile.

C.P. si costituì ed eccepì l'intervenuta riconciliazione. Spiegò che il marito, per un periodo di oltre un anno tra il 2001 e la fine del 2002, aveva ripreso a vivere stabilmente con lei nella casa coniugale, ricostituendo i rapporti materiali e spirituali tipici del matrimonio: in particolare, i coniugi avevano ripreso anche a trascorrere brevi vacanze e fine settimane insieme al loro cane Billy, V.P. aveva sostenuto le spese per l'acquisto della lavatrice e per le cure del cane, aveva ricevuto presso il domicilio le cure del medico di famiglia per una o due volte alla settimana nell'inverno 2001 e nella primavera 2002. La ripresa della convivenza era nota ai condomini, a parenti e ad una comune amica. Chiese il rigetto della domanda di divorzio e si oppose, in ogni caso, alla revoca dell'assegno in suo favore.

In data 27 giugno 2005 entrambe le parti comparvero innanzi al Presidente, il quale, dopo averle sentite, ridusse ad Euro 150,00 l'assegno per la moglie e rimise la causa davanti al giudice istruttore, con avviso al P.M.

In tale fase, fallita un'ipotesi conciliativa, vennero precisate le conclusioni all'udienza del giorno 30 novembre 2005. La causa giunge in decisione nell'odierna Camera di Consiglio, a norma dell'art. 190 cod. proc. civ.

Motivi della decisione

La domanda principale non può essere accolta, non ricorrendo i presupposti, di cui all'art. 3, n. 2 lett. b della legge 898/70, modificata dalla legge 74/87, per farsi luogo alla pronuncia di divorzio, essendo intervenuta la riconciliazione dei coniugi, a norma dell'art. 157 cod. civ.

Si osservi che, affinché lo stato di separazione possa ritenersi interrotto a causa di riconciliazione, occorre il ripristino del consorzio familiare attraverso la restaurazione della comunione materiale e spirituale tra i coniugi cessata appunto con la separazione, consistendo la riconciliazione nella volontà di questi ultimi di ricostituire in pieno non solo la loro convivenza materiale, ma anche quell'unione spirituale che è alla base della convivenza medesima. Siffatta volontà può risultare da una dichiarazione espressa ovvero da un comportamento concludente non equivoco, incompatibile con lo stato di separazione: essa determina la cessazione degli effetti della sentenza di separazione eventualmente già intervenuta, senza rendere necessario l'intervento del giudice.

In particolare, nella riconciliazione per facta concludentia, che è il caso che qui interessa, occorre il ripristino della communio omnis vitae, in tutti i suoi rapporti spirituali e materiali, per cui occorre individuare, in concreto, quali comportamenti possano ritenersi incompatibili, in modo non equivoco, con lo stato di separazione. In proposito, si ritiene che, ai fini della riconciliazione, non sono sufficienti singoli comportamenti in sé considerati, quali la ripresa della mera coabitazione temporanea o la riunione durante le vacanze od i fine settimana o la presenza di sporadici rapporti sessuali, occorrendo, invece, che la ripresa della convivenza coniugale si concretizzi in una stabile coabitazione, accompagnata dalla organizzazione domestica e, normalmente, da rapporti sessuali e da altre manifestazioni di affetto.

E' stato affermato che "La dichiarazione di divorzio non consegue automaticamente alla constatazione della presenza di una delle cause previste dall'art. 3 l. n. 898 del 1970 (oggi dagli artt. 1 e 7 l. n. 74 del 1987), ma presuppone, in ogni caso, attesi i riflessi pubblicistici riconosciuti dall'ordinamento all'istituto familiare, l'accertamento, da parte del giudice, della esistenza (dell'essenziale condizione) della concreta impossibilità di mantenere o ricostituire il consorzio familiare per effetto della definitività della rottura dell'unione spirituale e materiale tra i coniugi (accertamento di ampiezza ed approfondimento diversi, secondo le circostanze emergenti dagli atti e le deduzioni svolte in concerto dalle parti). L'asserito venir meno dello stato di separazione, opposto da uno dei coniugi in presenza di una richiesta di divorzio avanzata dall'altro coniuge, ha, pertanto, come suo indefettibile presupposto, l'avvenuta riconciliazione (ossia la ricostituzione del nucleo familiare nell'insieme dei suoi rapporti materiali e spirituali), e va accertato attribuendo rilievo preminente alla concretezza degli atti, dei gesti e dei comportamenti posti in essere dai coniugi - valutati nella loro effettiva capacita dimostrativa della disponibilità alla ricostruzione del rapporto matrimoniale - piuttosto che con riferimento al mero elemento psicologico, tanto più difficile da provare in quanto appartenente alla sfera intima dei sentimenti e della spiritualità soggettiva (nella specie, il giudice di merito aveva ritenuto la inesistenza di una insanabile frattura del vincolo coniugale per il solo fatto che il marito, pur vivendo in un'altra città e con un'altra donna, tornasse in famiglia nei soli fine settimana, provvedendo, in tali occasioni, con la moglie, al menage domestico ed all'educazione dei figli: la S.C., nell'affermare il principio di diritto di cui in massima, ha cassato la sentenza impugnata)". Cassazione civile sez. I, 17 giugno 1998, n. 6031 Giust. civ. Mass. 1998,1337 Famiglia e diritto 1998, 317 nota (CARBONE).

Nella fattispecie, i fatti ammessi da V.P. ed i riscontri documentali consentono di ritenere che si sia realizzata un'effettiva ricostituzione dell'unione coniugale non solo sul piano volontaristico, ma anche su quello della concreta organizzazione, partecipazione e condivisione delle scelte quotidiane di vita.

V.P., nelle dichiarazioni rese davanti al Presidente, ha riconosciuto di aver ripreso la convivenza con la moglie presso la casa coniugale e che la coabitazione si era protratta per circa un anno. V.P. ha anche ammesso che si era determinato a ciò "nel tentativo di ricostituire il matrimonio", mostrando così l'esistenza anche dell'elemento volitivo.

La documentazione fotografica prodotta, che attesta la presenza dei coniugi e del loro cane in località di villeggiatura, lo scontrino di acquisto della lavatrice, il tabulato telefonico che attesta le telefonate dal telefono fisso a quello mobile della moglie, il verbale di consegna della salma in occasione della morte del suocero che reca la firma di V.P. quale testimone (documenti non contestati) comprovano la partecipazione di V.P. alle attività ed incombenze quotidiane della ricostituita famiglia.

Si osservi, infine, che V.P., dopo la formulazione dell'eccezione di riconciliazione da parte della moglie, non ha in alcun modo contrastato le circostanze dedotte dalla stessa, né ha replicato in termini di diritto.

Da quanto sopra riportato, emerge dunque che i coniugi hanno ripreso la loro vita in comune, coabitando nuovamente nella casa coniugale di Sesto San Giovanni per circa un anno, mantenendo in essere i comuni comportamenti normalmente applicati in una relazione di coppia.

L'intervenuta la riconciliazione tra i coniugi determina, a norma dell'art. 157 cod. civ., il venir meno degli effetti della precedente separazione e, conseguentemente, di tutte le statuizioni e condizioni stabilite nella sentenza di separazione.

Le spese di lite seguono la soccombenza.

P.Q.M.

Il Tribunale, definitivamente pronunziando, così provvede:

1. accertata l'intervenuta riconciliazione tra i coniugi V.P. e C.P. e, conseguentemente, la cessazione degli effetti della separazione pronunciata con sentenza del Tribunale di Monza in data 11 aprile 2000, rigetta la domanda di divorzio proposta da V.P.;

2. condanna V.P. a rimborsare a C.P. le spese di lite che liquida in complessivi Euro 3.000,00, di cui Euro 1.000,00 per diritti ed Euro 2.000,00 per onorari, oltre rimborso spese generali ex art. 15 d.m. 585/94, I.V.A. e contributo c.p.a.

3. con sentenza esecutiva.

Così deciso in Monza il 23 marzo 2006.

Depositata in Cancelleria l'11 aprile 2006.



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