Legislazione e Giurisprudenza, Processo di esecuzione -  Anceschi Alessio - 2013-07-29

L'ACCERTAMENTO DELL'OBBLIGO DEL TERZO NON RETROAGISCE AL MOMENTO DELLA DOMANDA - Trib. Sassuolo, ord. 19.7.2013, Alessio ANCESCHI

Con ordinanza del 19 luglio 2013 il Tribunale di Modena, sezione distaccata di Sassuolo ha dichiarato l'estinzione di un procedimento esecutivo riassunto a seguito dell'accertamento dell'obbligo del terzo, a seguito dell'intervenuto fallimento del debitore, ancorché la sentenza di accertamento dell'obbligo del terzo aveva dichiarato che le somme pignorate erano dovute ad una data precedente all'instaurazione del procedimento di accertamento.

Questa la vicenda processuale (riassunta): Attraverso un atto di pignoramento presso terzi, l'impresa ALFA, creditrice pignora le somme dovute all'impresa debitrice BETA da parte del terzo pignorato GAMMA, in virtù di un contratto di affitto d'azienda stipulato poco prima della notifica del pignoramento.

In virtù del contratto, il primo canone d'affitto dovuto, integralmente pignorato, doveva essere corrisposto nel gennaio 2011.

Ciò nonostante il terzo pignorato, pur rendendo una dichiarazione di credito positiva, quanto all'astratta spettanza delle somme, dichiara che le prime somme dovute sarebbe stata esigibile nell'aprile 2012 (quindi dopo un anno), assumendo una fantomatica compensazione con somme pagate a favore dei dipendenti della pignorata.

Nel luglio 2011, viene quindi introdotto un giudizio di accertamento dell'obbligo del terzo, in virtù del quale non solo si eccepisce che la terza pignorata non ha nessun obbligo verso i dipendenti della debitrice (che neppure possiedono alcun titolo esecutivo verso la stessa) tale da superare l'efficacia del vincolo pignoratizio ma anche il fatto che non si è in effetti verificata alcuna compensazione di somme, posto che nella realtà, la terza pignorata non ha effettivamente corrisposto alcuna somma a favore dei dipendenti della debitrice. Per una serie di ragioni, appare infatti di tutta evidenza che la dichiarazione del terzo sia finalizzata a "posticipare" le spettanze dovute verso i creditori pignoratizi, a proprio esclusivo vantaggio ed in frode ai creditori,posto che da un lato la terza pignorata evita il pagamento dei canoni e dall'altro impedisce il soddisfacimento delle legittime pretese creditorie dei creditori pignoratizi.

Con sentenza pubblicata nel giugno 2013, il Tribunale di Modena, sezione distaccata di Sassuolo accerta definitivamente che le somme pignorate erano inequivocabilmente dovute già nel gennaio 2011. Viene quindi riassunto il procedimento esecutivo che però si interrompe a seguito della declaratoria di fallimento dell'impresa debitrice BETA ex art. 51, l. fall.

Vanamente è stato evidenziato che gli effetti della pronuncia di accertamento dell'obbligo del terzo retroagiscono al momento della domanda, posto che tale giudizio ha il fine di superare gli effetti di una dichiarazione del terzo falsa, quanto ai contenuti, sicché gli effetti del giudizio di accertamento dovrebbero inequivocabilmente retroagire ad un momento in cui le somme risultavano effettivamente dovute e la debitrice non risultava fallita.

Ove si ritenesse diversamente, dovrebbe in ogni caso darsi atto della profonda inadeguatezza con cui ordinamento giudiziario tutela gli interessi dei creditori dinnanzi agli abusi perpetrati dai terzi a proprio esclusivo vantaggio.

Appaiono infatti manifestamente evidenti gli effetti deleteri di una declaratoria di improcedibilità dell'azione esecutiva nelle circostanze siffatte, posto che, in virtù della stessa, qualunque terzo pignorato (colluso col debitore) potrebbe indebitamente posticipare l'esigibilità dei propri crediti pignorati, al fine di trarne indebitamente profitto in frode ai creditori.

In una situazione siffatta, al creditore ALFA non resta che citare in causa il legale rappresentante della terza pignorata GAMMA, per richiedere il risarcimento dei danni subiti in conseguenza della falsa dichiarazione del terzo, riferibile alle violazioni di cui agli artt. 483 c.p. (falso ideologico in atto pubblico) e/o 485 c.p. (falso in scrittura privata) in relazione al combinato disposto degli artt. 185 c.p. e 2043 c.c. In questo caso è opinione che il creditore possa ugualmente ottenere la tutela dei propri interessi giuridici attraverso un'azione diversa da quella esecutiva, ovvero attraverso un'azione di danno verso un soggetto diverso dal debitore, essendogli stato ilelcitamente impedito di ottenere la soddisfazione dei propri crediti in via esecutiva.



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