Legislazione e Giurisprudenza, Adozione, affido etero-familiare -  Zorzini Alex - 2014-05-30

LADOTTABILITA SI DICHIARI CON RIGORE E SENZA FALSE APPLICAZIONI DELLART. 1 L. 184/83, Cass. 11758/14 - A. D. ZORZINI

La Cassazione ha ribaltato due gradi di giudizio con cui Tribunale per i minorenni e Corte d"appello (sezione minorenni) avevano dichiarato lo stato d"abbandono di due fratellini e l"inidoneità dei nonni materni a prendersi cura di loro.

In particolare, così la Corte territoriale aveva concluso: "è diritto dei piccoli M. e Ma. essere accolti al più presto all'interno di famiglia adottiva che possa loro garantire uno sviluppo sano e adeguato che nè la madre, nè i nonni paterni di Ma. potrà offrire loro".

La Cassazione, tuttavia, ha ritenuto proprio tale affermazione conclusiva sintomaticamente rivelatrice della falsa applicazione delle norme in tema di dichiarazione dello stato di adattabilità (art. 1, l. 184/83), rinviando alla corte d"appello, in diversa composizione, per un nuovo esame del caso dei due fratellini.

1. Le argomentazioni della Cassazione sono sia di fatto che di diritto.

Quanto al primo aspetto, si rileva che la Corte di merito ha accertato che: "... Entrambi i coniugi [i nonni allora appellanti], seppure per motivi diversi, risultano del tutto inadeguati a svolgere un siffatto e delicato compito".

1.1 I nonni per la Corte d"appello.

In particolare, il nonno "è risultato avere un assetto emotivo-affettivo caratterizzato dalla difficoltà di entrare in contatto con le emozioni e i vissuti più profondi; le emozioni possono turbarlo e confonderlo, e sembra più portato a risolvere i problemi attraverso l'azione piuttosto che attraverso la riflessione e il pensiero. La lettura superficiale e globale dei problemi gli è più consona, mentre i tentativi di analisi più profonda rivelano uno scarso potere di osservazione e di concentrazione.., il soggetto ha certa difficoltà a fidarsi del mondo circostanze".

La nonna è "... persona mite e dimessa, poco incline all'eloquio spontaneo, un pò insicura e timida nell'approccio con l'estraneo, poco intraprendente ... quando narra di sè come madre emerge un atteggiamento molto affettivo ma poco normativo, più tendente a giustificare che a comprendere; in particolare rispetto alla tossicodipendenza del figlio I., ai periti è apparsa molto superficiale la lettura data in cui sia [la nonna che il nonno] hanno attribuito la colpa al trauma di un incidente e alla frequentazione di cattive amicizie, ignorando la diagnosi psichiatrica, e non riuscendo a cogliere la complessità della vicenda".

Il giudizio complessivo dei due nonni è ancora più severo: "con riferimento ai nipoti, poi, sollecitati dai periti ad ipotetiche situazioni di pericolo di intrusione da parte della madre (il padre in atto è in comunità terapeutica) gli appellanti manifestano tutta la propria inadeguatezza confidando apoditticamente di essere in grado di proteggere i bambini ... che resteranno chiusi a casa controllati.., che ci sono tutti i parenti al piano di sotto, al piano di sopra e ci aiutiamo tutti.

E' evidente che l'incapacità di comprendere la complessità e la problematicità della vicenda, l'incapacità di prevedere possibili scenari futuri nella vita dei bambini, l'assenza di proprie valutazioni sul vissuto drammatico dei bambini ma anche del proprio figlio e della nuora, l'atteggiamento semplicistico con cui si approcciano i fatti, rendono gli appellanti del tutto inidonei a svolgere la funzione genitoriale con riferimento allo specifico caso che contempla l'indefettibile necessità (per le ragioni dette) di preservare la figura della madre seppure spogliandola del potere decisionale. Peraltro, gli appellanti, con riferimento alla nuora, hanno manifestato di nutrire ancora aspettative sulla coppia genitoriale dei minori, confidando, in quella maniera semplicistica che deriva dalla tendenza ad aggirare le problematiche, che ...se hanno volontà, strada facendo...si può maturare, si può cambiare... si cresce...la mano divina è infinita...non sappiamo come va...possiamo parlare del presente non possiamo parlare del futuro...siamo in una scatola di cristallo...io me lo auguro... Si tratta di un'aspettativa legittima ma che, a fronte della c.d. doppia diagnosi in capo ad entrambi i genitori e delle vicissitudini finora imposte ai minori, rileva, a parere della Corte, l'assenza di consapevolezza degli appellanti della gravità della situazione e, conseguentemente, le esigenze collegate alla crescita di due minori che devono affrontare non solo il vissuto (breve ma segnato) delle trascuratezze della madre e del padre, ma anche il loro stato di tossicodipendenza e le problematiche psichiche, nonchè M. la vicenda delle sue origini e il rapporto da instaurare con degli estranei (i nonni del fratello) mentre Ma. dovrà essere seguito con riferimento alla sua situazione di handicap (ritardo staturo-ponderale, verbale, visivo, psicomotorio)".

Tecnicamente, i nonni appellanti sono stati ritenuti dai periti dei giudici dei "poveretti".

1.2 I nonni per la Cassazione.

Tale conclusione non è stata condivisa dalla Cassazione perché non aderente alla pronuncia secondo cui solo in presenza di anomalie gravi del carattere e della personalità dei genitori, comprese eventuali condizioni patologiche di natura mentale, che compromettano la capacità di allevare ed educare i figli senza danni irreversibili per il relativo sviluppo ed equilibrio psichico (Sez. 1, n. 18563/2012) possono portare alla pronuncia dello stato di adattabilità.

Tali anomali non sono state riscontrate nei nonni: "nella concreta fattispecie è la stessa Corte di merito che esclude la ricorrenza di condizioni patologiche di natura mentale dei ricorrenti, cui si addebita solo (v. motivazione innanzi riportata) di sottovalutare lo stato di tossicodipendenza del proprio figlio".

2. Lo spirito della legge 184 del 1983.

Così "riabilitati" i nonni, la Cassazione ha dato applicazione rigorosa - correggendo la falsa applicazione (ex art. 360, co. 3 c.p.c.) datane dalla corte territoriale (che, come detto, ha accertato il diritto dei nipotini dei ricorrenti di "essere accolti al più presto all'interno di famiglia adottiva") - dell"art. 1, L. n. 184 del 1983 che "proclama il diritto del minore "di crescere ed essere educato nell'ambito della propria famiglia".

La Suprema corte ha prima rammentato che gli "istituti disciplinati dalla L. n. 184 del 1983 e succ. modifiche sono applicabili quando la famiglia non è in grado di provvedere alla crescita e all'educazione del minore (L. n. 184 del 1983, art. 1, comma 4)" e che "essi sono diretti in via prioritaria a tutelare il diritto del minore di crescere ed essere educato nell'ambito della propria famiglia" (punto 3).

Secondariamente (punto 6), ha richiamato due precedenti giurisprudenziali dovuti – nel caso de quo – alla presenza di due fratelli ("nella giurisprudenza di questa Corte si è ritenuto che la situazione di abbandono, condizione per la dichiarazione di adottabilità del minore, non può essere desunta, in via automatica, dalla dichiarazione dello stato di adottabilità precedentemente pronunciata nei confronti di altro fratello del minore (Sez. 1, n. 12730/2011)") e alla necessità di accertare l'eventuale inidoneità dei parenti [rectius, dei nonni] a prendersi cura del minore in seguito all"offerta della propria disponibilità ("nella giurisprudenza di questa Corte, poi, si è ritenuto che, sebbene la disponibilità manifestata dai parenti entro il quarto grado a prendersi cura del minore, che non abbiano con lui rapporti significativi, non sia idonea ad escludere lo stato di abbandono, tuttavia, la concreta manifestazione di detta disponibilità, nel caso di neonato, se manifestata entro un termine ragionevolmente breve dalla nascita, comporta che esso non possa essere ritenuto in stato di abbandono, salvo che si accerti l'inidoneità di tali parenti ad assicurarne l'assistenza e la crescita in modo adeguato (Sez. 1, n. 2102/2011)").

Precisato un tanto, viene richiamato lo spirito della legge 184/83 che sancisce il diritto del minore a crescere nella propria famiglia di origine che impone una valutazione rigorosa della dichiarazione di adattabilità, specie quando vi sono dei parenti che si dichiarano disponibili a prendersi cura del minore: "al fine della configurabilità dello stato di abbandono e della valutazione di idoneità dei parenti alla di lui assistenza non si può prescindere dalla considerazione della pregressa condotta degli uni in relazione all'altro, come evidenziato dalla L. 4 maggio 1983, n. 184, art. 12, che espressamente richiede il mantenimento di rapporti significativi con il minore (cfr. in argomento Sez. 1, n. 18113/2006)".

3. Il miglior interesse del minore.

La pronuncia poc"anzi commentata dà rigorosa applicazione alla legge 184/83, di cui sono richiamati gli artt. 1, 8, 12 e 15, oltre ai diritti-doveri dei genitori di cui agli artt. 147 c.c. e 30 Cost.

Tuttavia, in presenza di una perizia che descrive i nonni materni – futuri affidatari dei nipoti – nei modi e nei termini supra riportati, v"è da chiedersi se un ulteriore richiamo all"art. 3 della Convenzione di New York del 20 novembre 1989, relativo all"interesse superiore del fanciullo, avrebbe potuto giustificare normativamente il diritto dei due fratellini a ricominciare da capo in una famiglia adottiva che – come ritenuto in due gradi giudizio – "possa loro garantire uno sviluppo sano e adeguato che nè la madre, nè i nonni paterni potra[nno] offrire loro".



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