Articoli, saggi, Servizi sociosanitari, volontariato -  Santuari Alceste - 2015-06-08

LAFFIDAMENTO DEI SERVIZI SOCIALI: QUALI PROSPETTIVE? – Alceste SANTUARI

I servizi sociali costituiscono una specialità nell"ambito dei servizi di interesse generale

Tale specialità riguarda anche le modalità di affidamento dei servizi

Il ddl delega di riforma del Codice dei contratti pubblici

Arriva in aula domani il disegno di legge delega che recepisce nel nostro ordinamento giuridico le Direttive UE del 2014 in materia di appalti e concessioni. Forse momento più propizio per introdurre correttivi e semplificazioni, in uno con maggiore chiarezza e certezza giuridica non poteva esserci, considerando le indagini relative a Mafia Capitale, atto secondo.

Si stabilisce, tra l"altro, che le trattative private o al massimo ribasso diventeranno residuali. Il sottosegretario alle Infrastrutture, Nencini, ha precisato che tali criteri varranno a maggior ragione per gli affidamenti di servizi sociali, quali le mense scolastiche e ospedaliere, oggetto proprio delle indagini in corso.

La certezza giuridica deriva indubbiamente da un quadro normativo semplificato; ma essa deriva anche dalla vigenza (attuale) di norme approvate in passato. E" questo il caso delle disposizioni contenute nel dpcm 30 marzo 2001. Si tratta dell""Atto di indirizzo e coordinamento sui sistemi di affidamento dei servizi alla persona ai sensi dell"art. 5 della legge 8 novembre 2000, n. 328", decreto attuativo della auspicata partnership pubblico-privato non profit che, sebbene ancora troppo spesso negletto nella sua dimensione applicativa ed implementativa, rappresenta un "pilastro" nella e per la modalità con cui i servizi alla persona vengono erogati a livello locale. Infatti, la portata "universalistica" del d.p.c.m. del 2001 si identifica nel fatto che si tratta di un atto "di coordinamento e di indirizzo" rivolto alle regioni e agli enti locali finalizzato a rendere più agevole e valorizzato l"apporto delle qualità e delle specifiche progettualità che caratterizzano le organizzazioni non lucrative.

In questo senso, il coinvolgimento del non profit, soprattutto dopo il riconoscimento costituzionale della sussidiarietà orizzontale, non può essere considerato meramente eventuale. Da ciò consegue che non lo si può ritenere di esclusiva competenza regionale, alla stregua di una materia "innominata" ex art. 117, 4° comma, Cost. In altre parole, essendo il coinvolgimento del privato sociale costituzionalmente necessitato, da un lato, vincola il legislatore regionale ai sensi dell"art. 117, comma 1, Cost. e, dall"altro, richiede il soddisfacimento di condizioni minime di uniformità, che – se non soddisfatte – legittimerebbero l"intervento sostitutivo del Governo a "tutela dell"unità giuridica" ex art. 120, comma 2, Cost.

E", pertanto, legittimo ritenere che, anche a seguito della riforma del Titolo V della Costituzione, il d.p.c.m. in parola vincoli ancora le Regioni ad adottare strumenti legislativi ed amministrativi coerenti e valorizzatori della capacità progettuale delle organizzazioni non profit, atteso che il d.p.c.m. 30 marzo 2001 può essere considerato espressione della potestà esclusiva statale di "determinazione dei livelli essenziali delle prestazioni", ai sensi dell"art. 117, comma 2, lett. m), Cost. La determinazione di tali livelli, come ha riconosciuto la Corte costituzionale, non configura "una materia in senso stretto, ma una competenza del legislatore statale idonea ad investire tutte le materie" (Corte cost. 26 giugno 2002, n. 282), per cui il legislatore statale deve poter porre le norme necessarie per assicurare a tutti, sull"intero territorio nazionale, il godimento di prestazioni garantite, come contenuto essenziale di tali diritti, senza che la legislazione regionale possa limitarle o condizionarle.

Avuto riguardo alla rilevanza economica dei servizi sociali, soprattutto nel contesto attuale in cui i contenuti economici delle prestazioni e dei servizi alla persona assumono un valore vieppiù importante, sosteniamo quell"interpretazione sistematica, secondo cui anche se il servizio ha rilevanza economica, il d.p.c.m. del 2001 va poi comunque applicato, perché rientra tra le competenze esclusive dello Stato la tutela della concorrenza, ai sensi dell"art. 117, comma 2, lett. e), Cost., come ha affermato la Corte costituzionale con la sentenza 27 luglio 2004, n. 272.

Il d.p.c.m. del 2001 stabilisce un iter valutativo e selettivo, al termine del quale l"ente non profit può risultare affidatario del servizio / prestazione. In questa direzione, i comuni (e le stazioni appaltanti) debbono innanzitutto procedere ad una preselezione dei soggetti presso cui acquistare o ai quali affidare l'erogazione di servizi. A tal fine, gli enti locali sono chiamati a valutare i seguenti elementi:

"a) la formazione, la qualificazione e l'esperienza professionale degli operatori coinvolti;

b) l'esperienza maturata nei settori e nei servizi di riferimento" (art. 4, co. 1°, d.p.c.m. 30.3.2001).

Successivamente, in una seconda fase, gli enti locali procedono all'aggiudicazione dei servizi sulla base dell'offerta economicamente più vantaggiosa, tenendo conto in particolare dei seguenti elementi qualitativi:

"a) le modalità adottate per il contenimento del turn over degli operatori;

b) gli strumenti di qualificazione organizzativa del lavoro;

c) la conoscenza degli specifici problemi sociali del territorio e delle risorse sociali della comunità;

d) il rispetto dei trattamenti economici previsti dalla contrattazione collettiva e delle norme in materia di previdenza e assistenza" (art. 4, co. 2°, d.p.c.m. 30.3.2001).

Coerentemente con l"impianto complessivo della l. n. 328/2000, la quale ha voluto segnare un "cambio di passo" nei rapporti tra terzo settore ed enti locali, per quanto attiene nello specifico ai servizi e alle prestazioni da erogare a favore delle comunità, l"art. 4, co. 3°, d.p.c.m. 30.3.2001 prevede il divieto per i comuni di procedere all"affidamento dei servizi con il metodo del massimo ribasso. Invero, il legislatore ha inteso evitare che l"affidamento avvenga esclusivamente sulla base del miglior prezzo con il rischio di mettere a repentaglio la qualità del servizio, che potrebbe essere pregiudicata dall"esigenza di contenere il più possibile i costi per raggiungere l"equilibrio economico dell"offerta.

Per acquistare servizi dagli enti non profit, i Comuni debbono, quindi, fare ricorso al metodo dell'offerta economicamente più vantaggiosa, con un occhio particolare alla qualità, e debbono, conseguentemente, abbandonare definitivamente il sistema del massimo ribasso previsto per gli appalti pubblici. Infatti, l"offerta economicamente più vantaggiosa contempla il riferimento a più componenti che l"organizzazione non profit deve sapere dimostrare. In questo senso, la scelta del metodo dell"offerta economica più vantaggiosa è finalizzato ad un"aggiudicazione che sia il prodotto di un insieme di fattori, oltre al prezzo, che tendono a privilegiare la qualità dell"offerta, non per caso l"art. 4 al comma 2 elenca elementi qualitativi che devono essere contenuti nell"offerta e valutati per l"aggiudicazione: modalità per il turn over degli operatori, strumenti di qualificazione organizzativa del lavoro, conoscenza degli specifici problemi sociali del territorio e delle risorse sociali della comunità, rispetto dei trattamenti economici previsti dalla contrattazione collettiva e delle norme in materia di previdenza ed assistenza.

Come di può evincere da quanto sopra riportato, le leggi ci sono (già): occorre conoscerle e applicarle.



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