Legislazione e Giurisprudenza, Contratti, clausole abusive, vessatorie -  Santuari Alceste - 2013-11-25

LAGENZIA DI VIAGGI E RESPONSABILE PER LE INFORMAZIONI NON FORNITE – Cass. 25410/13 – Alceste SANTUARI

Il caso è relativo ad una coppia che nel 2004 prenota un viaggio di nozze in Thailandia, che arriva a destinazione e che si sente rifiutare l"ingresso nel Paese in quanto la moglie (ecuadoregna) è priva del visto di ingresso del Consolato competente, necessario per i cittadini extracomunitari.

La coppia presenta ricorso avanti al Giudice di Pace ritenendo l"agenzia di viaggi presso la quale i due avevano acquistato il biglietto di viaggio responsabile per non averli informati della necessità del visto, violando in questo modo:

la Convenzione internazionale di Bruxelles del 1970 sui contratti di viaggio

il d. lgs. 111/95 (poi sostituito dal codice del consumo e poi dal codice del turismo)

gli obblighi derivanti dal contratto di mandato, ivi incluso il dovere di buona fede e di protezione del cliente-consumatore.

La convenuta agenzia di viaggi declinava ogni addebito in quanto essa si era "limitata" a vendere soltanto i biglietti di viaggio, attività per la quale non era tenuta a fornire informazione alcuni sui visti turistici necessari per entrare in Thailandia.

Il Giudice di Pace, nel 2005 respinge la domanda di risarcimento, così come avviene, successivamente, nel 2007, da parte del Tribunale di Genova (giudice d"appello) che sosteneva quanto segue:

  1. nessun risarcimento spettava al marito in quanto egli non necessitava di visti per entrare in Thailandia, potendovi quindi liberamente accedere;
  2. la moglie, non poteva invocare la CCV del 1970 atteso che la Convenzione in parola non è stata sottoscritta dal suo paese di appartenenza (Ecuador);
  3. nessun addebito può essere mosso all"agenzia di viaggi in quanto essa deve rispondere degli obblighi specificamente collegati alle prestazioni richieste, tra le quali non figura, su richiesta del mandante, una specifica richiesta in ordine ai visti necessari per visitare la Thailandia.

Di fronte al diniego del giudice d"appello, i coniugi hanno presentato ricorso per cassazione. La Corte di Cassazione, con sentenza n. 25410, depositata il 12 novembre 2013, ha accolto il ricorso dei coniugi per le seguenti motivazioni:

  1. non può essere accettato quanto statuito dal Tribunale di Genova in ordine al mancato riconoscimento del danno in capo al marito, atteso che trattandosi di viaggio di nozze l"impedimento all"ingresso nel Paese di destinazione a carico di uno degli sposi ha precluso del tutto ad entrambi i viaggiatori il comune godimento della vacanza, "che costituiva lo scopo immediato del viaggio di nozze";
  2. l"acquisto dei due biglietti, ancorchè autonomi sotto il profilo giuridico, non può non essere considerato quale contratto collegato, in quanto trattasi di "un tipico caso in cui lo scopo perseguito dai contraenti riguardava un risultato unitario e di interesse comune, pur se formalmente realizzato tramite atti diversi";
  3. entrambi gli sposi, dunque, avevano il diritto di ricevere le adeguate informazioni relative ai permessi per entrare nel paese di destinazione, informazioni che rientrano nei doveri dell"intermediario (agenzia di viaggi);
  4. la Convenzione sui CCV del 1970 non si riferisce tanto alla nazionalità dei contraenti, quanto al fatto che il contratto sia concluso all"interno di uno Stato contraente (quale è l"Italia). Nell"ambito della Convenzione in parola, l"agenzia di viaggi è soggetto alle previsioni della stessa, in quanto "fornitore di un servizio separato (biglietti aerei per il trasporto a destinazione);
  5. l"agenzia di viaggi è ritenuta responsabile per aver omesso le informazioni circa il visto anche se non è considerata tour operator (organizzatore di viaggi), sul quale gravano le responsabilità per quanto attiene i pacchetti turistici. I giudici della Suprema Corte ritengono che il combinato disposto degli artt. 3 e 22 della Convenzione sui CCV impongono all"intermediario di viaggi una responsabilità relativa all"adempimento dei propri obblighi, tra i quali rientra anche quello di protezione dei diritti e degli interessi dei viaggiatori secondo i principi generali del diritto e i buoni usi in questo campo";
  6. ne consegue che impiegando l"ordinaria diligenza, così come disposto nella CCV, in specie al cospetto di due coniugi, di cui uno di nazionalità extracomunitaria, avrebbe dovuto indurre l"agenzia di viaggi almeno a "mettere in allarme i clienti" circa la possibilità che la nazionalità ecuadoregna avrebbe potuto costituire un ostacolo per visitare la Thailandia. A seguito di tale "allerta", i clienti avrebbero potuto procedere agli opportuni accertamenti in proprio.
  7. l"intermediario è tenuto normalmente, "per la stessa natura della sua professione" a sapere quali paesi stranieri, e per quali viaggiatori, richiedono il visto di ingresso;
  8. l"agenzia di viaggio avrebbe dovuto dimostrare che "la cittadinanza extracomunitaria della signora non poteva essere "obiettivamente desunta dai dati raccolti in occasione della vendita e dell"intestazione dei biglietti, né dalle modalità secondo cui si è svolto il rapporto";
  9. nel rapporto di mandato è corretto ritenere che il mandatario svolga le obbligazioni richieste dal mandante: tuttavia, è necessario che tale principio sia applicato "tenendo conto della distinzione fra i c.d. essentialia ed i naturalia negotii". Ciò significa che è necessario valutare le singole attività necessarie per realizzare lo scopo indicato nel contratto di mandato, così evidenziando che il contratto "comprende non solo quanto espressamente emerga dal suo tenore letterale, ma tutto ciò su cui le parti si siano anche implicitamente proposte di contrattare";
  10. sono da respingere le doglianze dei coniugi ricorrenti aventi ad oggetto la mancata applicazione dell"art. 8, d.lgs. n. 111/95 e delle corrispondenti norme del codice del consumo in quanto la vendita di biglietti aerei non integra la fattispecie di un pacchetto turistico all inclusive, cui le norme citate si riferiscono.

La Cassazione, dunque, allarga per così dire la rete di protezione per i viaggiatori-turisti, in quanto ritiene che il perimetro di responsabilità dell"intermediario di viaggi – agenzia di viaggi debba ricomprendere anche quelle attività (rectius: fornire informazioni) funzionali ed adeguate al contratto sottoscritto (nel caso di specie, un viaggio di nozze). E ciò richiamando la vigenza della CCV, ritenuta, pertanto, la cornice normativo-internazionale cui riferire il caso di specie. Giova ricordare che:

  1. ai sensi dell"art. 1, comma 3, CCV, il travel agent si obbliga a procurare al viaggiatore "per mezzo di un prezzo sia un contratto di organizzazione di viaggi, sia uno o più dei servizi separati che permettono di effettuare un viaggio o un soggiorno qualsiasi", fatta eccezione per le semplici operazioni interline o simili fra vettori;
  2. si aggiunga che la CCV stabilisce che "qualunque contratto stipulato dall"intermediario di viaggi con un organizzatore di viaggi o con persone che gli forniscono dei servizi separati, è considerato come se fosse stato concluso dal viaggiatore stesso" (art. 17);
  3. le disposizioni contenute nella CCV a riguardo delle responsabilità dell"intermediario di viaggi debbono essere integrate da quelle specifiche in tema di mandato (con rappresentanza);
  4. il mandato è conferito dal turista all"agente di viaggi per lo svolgimento di attività esterna di cooperazione nella conclusione di uno o più contratti attinenti a singoli servizi disaggregati, ovvero di un contratto di organizzazione di viaggio;
  5. come già è stato richiamato, al pari dell"organizzatore di viaggi, anche l"intermediario è tenuto a tutelare "i diritti e gli interesse dei viaggiatori secondo i principi generali del diritto e i buoni usi in questo campo" (art. 3 CCV).



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