Articoli, saggi, Varie -  Redazione P&D - 2014-12-09

L'AMMINISTRAZIONE DI SOSTEGNO NELL'INTERPRETAZIONE DELLA GIURISPRUDENZA - C. TAGLIAFERRI (prefazione di P.CENDON)

Grande merito del libro di Claudio Tagliaferri è quello di farsi carico, in modo diretto o indiretto, un po" di tutte le problematiche che sono venute sbocciando in questi ultimi anni, sul terreno dell"amministrazione di sostegno.

Ne segnalo qui alcune soltanto.

Nessuno dieci anni fa – tantomeno nel 1986, quando la bozza iniziale della legge è stata scritta – pensava che i fascicoli aperti presso gli uffici dei giudici tutelari in Italia, nel corso del tempo, sarebbero stati così numerosi e variegati. Soprattutto in certe città del Nord e del Centro Italia.

Forse era una previsione non difficile per l"interprete, nessuno però l"aveva formulata con chiarezza.

Il fatto allora che, presso quasi ogni tribunale del nostro paese, i numeri dell"AdS siano oggi il quintuplo - o anche più - di quello che si poteva immaginare nel 2004, sta cambiando sempre più le carte in tavola.

Che fare in effetti, sotto il profilo pratico?

- una possibilità è quella che i giudici di ogni tribunale si mettano a fare, tutti o quasi, i giudici tutelari;

- un"altra è quella di informare preventivamente i cittadini che il decreto istitutivo arriverà non già fra 60 giorni, dalla data del ricorso, come vorrebbe il codice civile, bensì fra 120 o 180;

- un"altra ancora quella di far fare tutto il lavoro di disbrigo ai giudici onorari, ammesso che i soldi per pagarli ci siano, nei grami bilanci della giustizia;

- un"altra quella di fare come GT dei decreti istitutivi tutti uguali fra loro, in cui cambia solo il nome del destinatario.

E ce ne sono altre, di soluzioni, ancora peggiori.

Conclusione?

E" probabile che la risposta dovrà girare, sempre più, intorno all"indicazione: "Ieri l"AdS era 80% giudice, 20 % territorio. Oggi la proporzioni è o deve diventare 80% territorio, 20 % giudice".

Risposta che, agli effetti concreti, rappresenta comunque solo un punto di partenza.

Dal dire al fare …

Resta il fatto che:

- in prospettiva i soggetti "fragili" in Italia (mettendo insieme infermi di mente, depressi, epilettici, paraplegici, alcolisti, down, disabili sensoriali, barboni, maniaci, dipendenti dal sesso, tossicodipendenti, ossessionati da Internet, seguaci di sette strane, nemici dell"igiene, autistici, ciechi, sadici, analfabeti convinti, sordi, oligofrenici, spastici, bulimici, ludodipendenti, drogati dal telefonino. fanatici, anziani non autonomi, anoressiche, immigrati in difficoltà, soggetti in coma, bamboccioni, nostalgici esagerati, tifosi suonati, timidi cronici, aspiranti suicidi, carcerati soli, fuggitivi dalla civiltà, etc.) non sono meno di tre milioni, cifra molto molto ottimistica;

- i decreti di AdS attualmente operativi in Italia saranno circa 200.000;

- tre milioni meno duecentomila fa duemilioniottocentomila;

- dunque la fila davanti alle porte degli uffici dei GT nel prossimo futuro potrebbe allungarsi notevolmente.

Sportelli, sportelli, sportelli!

Altro aspetto significativo.

Va bene autonomia decisionale, indipendenza e discrezionalità dei giudici, per i singoli contesti geografici. Però l"AdS appare, su certe tematiche, un po" troppo un "fai-da-te" da Italia dei Comuni: una materia in cui ciascun ufficio decide per conto proprio, secondo quello che gli pare.

Qua non si interdice più nessuno, là i tribunali mettono al bando anche i down, quelli che non vogliono andare in casa di riposo, quelli che non sono contenti di non essere più gli unici a decidere della propria vita.

Qua si centellinano le autorizzazioni a dare il consenso informato in medicina, là si largheggia fin troppo.

Qua i giudici pretendono sempre l"avvocato per il procedimento, là non lo chiedono mai.

Qua si ammettono e là si escludono dall"oggetto possibile del decreto gli atti personali o personalissimi.

Qua le indennità per gli AdS sono adeguate, sul piano quantitativo, là nulle o insignificanti.

Qua i criteri per la rendicontazione sono troppo severi, là troppo laschi.

Qua si ammette che un malato di SLA possa ottenere che l"amministratore gli venga nominato subito, là si pretende che sia giunto il momento in cui l"interessato è ormai precipitato in una condizione di buio decisionale.

E così via.

Le differenze sembrano talvolta eccessive.

Occorre domandarsi allora cosa occorre fare; e non è facile rispondere: perché tutte quelle soluzioni dipendono in realtà da tanti fattori - non solo la maturità o sensibilità del singolo giudice. Anche il senso di responsabilità dei medici di quel posto, la qualità dei Servizi locali, la voce più o meno ferma della Regione messa in causa, l"orgoglio e l"efficienza del volontariato cittadino, e così via.

Altra questione. Una ragazza anoressica rifiuta di mangiare, e presto forse morirà; un tossicodipendente rifiuta di entrare in comunità, e la cosa potrebbe finire malissimo; una donna incinta continua a bere una bottiglia di cognac al giorno, e il nascituro (?) è li dentro che non può difendersi.

Che fare?

Si può costringere l"interessato a fare ciò che la ragione consiglia? Apparentemente no, se è vero che una figura di Trattamento sanitario obbligatorio non si può improvvisare o inventare, tecnicamente, che in materia il nostro ordinamento conosce solo figure tipiche, che i casi sopra indicati mancano di copertura legislativa.

Affidare all"AdS una missione persuasiva, di pungolo, di organizzazione del dialogo? Bene, ma se l"interessato poi se ne infischia, se va avanti lo stesso per la sua strada?

Far capo alla normativa sullo stato di necessità? Bene, ma possibile che un ordinamento moderno debba ridursi a questo punto, consentendo interventi benefici o salvifici solo un attimo privo che arrivi la morte?

E" chiaro che occorrerebbe introdurre – sulla falsariga o con una sapiente utilizzazione dell"amministrazione di sostegno - qualcosa di nuovo legislativamente. Cioè un TSO morbido, a largo spettro, con tempi e modalità non così rigidi come quelli ad esempio del TSO della legge 180, con garanzie diverse, con un AdS che funzioni da vigile custode della legalità, della dignità, dell"utilità, della fedeltà al progetto iniziale.

E" quello che abbiamo già provato a fare: su "Persona e a danno" il progetto lo trovate.

Si potrebbe continuare a lungo.

L"unica certezza - mi sembra - è che di nuove questioni, nei prossimi anni, continueranno a sorgerne.

Anche perché l"applicazione dell"istituto mostra di segnare oggi, in Italia, una sorta di giro di boa: stiamo uscendo da una fase di sorpresa, di impreparazione, di ignoranza, di indifferenza, un po" dappertutto i tribunali, i servizi, il volontariato, i familiari, gli avvocati, i comuni, si stanno organizzando.

Problemi inediti si pongono di continuo.

Scelta dell"amministratore, medicina, disinterdizioni e abrogazioni formali, testamenti, dopo di noi, doveri dei Servizi, rapporti con le banche e con le poste, scelte di fine vita, controllo delle case di riposo, trust, spazi della gestione di affari altrui, notifiche, co-amministrazioni, responsabilità civile per le omissioni, cambi di residenza, immigrati, sovranità del beneficiario, matrimoni degli anziani troppo innamorati, conflitti, lotta alle gestioni truffaldine, diritto alla stramberia e così avanti.

E" probabile che fra un anno o due avremo bisogno di una nuova edizione di questo bel libro di Claudio Tagliaferri.

Trieste, novembre 2014

PAOLO CENDON



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