Articoli, saggi, Generalità, varie -  Redazione P&D - 2014-04-03

L'AMMONIMENTO DISCIPLINATO DALL'ART. 8 D.L. N. 11/09 IN ALCUNE RECENTI PRONUNCE DEL G. A. - Carol COMAND

Il disposto normativo (d.l. n. 9/11, convertito in l. n. 38/09) che introduce nell'ordito del codice penale il reato di atti persecutori, disciplina la possibilità, per la persona offesa dal reato di cui all'art. 612 bis c.p., di avanzare richiesta di ammonimento al questore nei confronti dell'autore della condotta, fino a quando non viene proposta la relativa querela.

Tralasciato qualsiasi riferimento al "nuovo" reato, si cercherà di dare conto di alcuni aspetti applicativi della misura adottata dal questore con lo scopo di dissuadere il reo dal compimento di nuovi atti1, che di recente hanno interessato il competente giudice amministrativo.

Una volta effettuata la richiesta di ammonimento, il secondo comma dell'art. 8 prevede che il questore assuma, ove necessario, informazioni dagli organi investigativi e senta le persone informate dei fatti.

Quest'ultima prescrizione, relativa all'istruttoria da compiersi da parte della p.a., non contemplando esplicitamente che, fra le persone informate, debba necessariamente essere convocato, per essere sentito, anche il presunto reo, si è talvolta tradotta in alcune questioni in merito alla partecipazione di questi al procedimento per l'emanazione del provvedimento monitorio (C.d.S. n. 5676/11).

In proposito, l'art. 7 della l. n. 241/90, recante le norme da rispettare nel procedimento amministrativo, dispone che, in assenza di particolari esigenze di celerità del procedimento, l'inizio di questo debba essere comunicato anche ai soggetti nei confronti dei quali il provvedimento è destinato a produrre effetti.

Nella pronuncia del T.a.r. Firenze n. 399/14, mutando l'ordine di idee precedentemente espresso, l'organo giudicante ha stabilito che il dovere di comunicazione possa mutare in mera possibilità, ove  siano ravvisati motivi di urgenza, da esplicitarsi nella motivazione del provvedimento2.

Ciò parrebbe implicare che la natura del provvedimento, cui è stata attribuita funzione cautelare, oltre che preventiva3, sia in grado di costituire un legittimo pregiudizio all'esercizio del diritto dei partecipanti al procedimento, di presentare memorie scritte e documenti che, se pertinenti, l'amministrazione ha l'obbligo di valutare (art. 10 l. n. 241/90).

Nella relazione illustrativa al disegno di legge, si constatava che in alcuni casi (riferiti allo stalking) quando il fenomeno si rivelava episodico e non ripetitivo, un monito da parte dell'autorità avrebbe potuto rivelarsi una misura sufficiente al contrasto.

Il comma 2 dell'art. 8 (d.l. n. 11/09) dispone quindi che il questore, ove ritenga fondata l'istanza, ammonisca il soggetto interessato, invitandolo a tenere una condotta conforme alla legge.

Il presupposto della fondatezza dell'istanza si è rivelato sin da subito caratterizzato da qualche incertezza interpretativa, rispetto alla quale, la giurisprudenza amministrativa è stata in molte occasioni chiamata a fornire chiarimenti.

Se preliminarmente pare opportuno osservare che, la norma menzionata, esclude si possa procedere nel caso in cui vi sia stato deferimento all'autorità giudiziaria per le medesime condotte oggetto di valutazione ai fini dell'ammonimento (T.a.r. Ancona n. 544/12), pare  successivamente doveroso considerare che, diverse pronunce, hanno posto in evidenza la rilevanza, ai fini dell'applicazione dell'art. 8, non solo di azioni dirette, ma anche di atti che si riflettano indirettamente sulla vittima, provocando lo stato ansioso o di paura, ovvero costringendo il soggetto leso ad alterare le proprie abitudini di vita (così T.a.r. Brescia n. 444/13, Cass. Pen. Sez. V,  n. 5206/14).

In assenza di diverse indicazioni da parte del legislatore, parrebbe possibile dedurre che la fondatezza dell'istanza possa poggiare sulla base di elementi con carattere indiziario, connotati da una certa coerenza (T.a.r. Brescia n. 444/134).

Tale coerenza, riferita sia alla condotta dell'agente che alla possibile correlazione eziologica di questa rispetto ai paventati effetti, non pare essersi ravvisata, da parte del giudice amministrativo di Ancona (n. 115/14)5, nella motivazione addotta dal questore in relazione all'invio di alcuni sms e ad asserite ingerenze nella vita privata (pur versando in un contesto di separazione di coppia).

Ulteriori chiarimenti paiono rinvenirsi nella pronuncia del Tribunale dell'Aquila (n. 73/14) che, nell'annullare l'atto adottato dal questore, ha precisato che la sua inflizione debba comunque essere esito di un prudente apprezzamento circa la plausibilità e la verosimiglianza delle vicende, per come esposte dal soggetto denunciante6.

Nell'ipotesi in cui venga adottato il provvedimento richiesto, del redatto processo verbale sono rilasciate due copie, una al soggetto ammonito e l'altra al richiedente che, peraltro, nell'ipotesi in cui l'atto sia impugnato, parrebbe non ricoprire il ruolo di contraddittore necessario, in quanto ritenuto dalla giurisprudenza un "controinteressato" di mero fatto (T.a.r. Brescia n. 291 e 292/14).

1Così nella relazione al disegno di legge n. A.C. 1440 presentato alla camera dei deputati il 2.07.2008.

2In cui una generica affermazione di urgenza non è sembrata compatibile con i tempi del procedimento. Paiono attribuire rilevanza ai diversi tempi del procedimento T.a.r. Brescia n. 291/14 e T.a.r. Brescia n. 292/14. L'assenza di qualsivoglia indicazione relativa all'urgenza di adottare il provvedimento impugnato è invece rilevata da T.a.r. Aquila n. 73/14 e T.a.r. Pescara n. 63/14.

3"Essendo preordinato a che gli atti di persecuzione non siano ripetuti e non abbiano a cagionare esiti irreparabili" C.d.S. n. 4365/11, in cui si individuano altresì i possibili rimedi (ricorso gerarchico ovvero riesame ai sensi della l. 241/90) all'impossibilità di formulare precedenti deduzioni di merito.

4Secondo il quale, trattandosi di pronuncia con finalità prevalentemente cautelari, per l'adozione del relativo decreto dovrebbe rivelarsi sufficiente che "l'evidenza a disposizione dell'autorità di p.s. sia tale da rendere plausibile la tesi della sussistenza e della insostenibilità della situazione descritta dalla vittima".

5Il quale pone l'accento sulla funzione tendenzialmente preventiva di condotte che potrebbero giungere a configurare fattispecie di reato.

6La pronuncia del C.d.S. n. 1067/14 ha invece ritenuto il difetto di istruttoria  in una situazione nella quale gli elementi raccolti provenivano unicamente (ed "unidirezionalmente") dalla stessa richiedente.



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