Legislazione e Giurisprudenza, Generalità, varie -  Giovanni Sollazzo - 2014-06-26

L'ANBSC PROSEGUE IL GIUDIZIO NEI CONFRONTI DEGLI EREDI- C.d.S. n. 3169/14 - Carol COMAND

Con un recente provvedimento il Consiglio di Stato ha  contribuito a chiarire che l'intervenuto  decesso della parte appellante nelle more del procedimento, può comunque determinare la prosecuzione del processo nei confronti degli eredi.

Il giudicante, adito dall'agenzia nazionale per l'amministrazione e la destinazione dei beni sequestrati e confiscati alla criminalità organizzata1con istanza ai sensi dell'art. 58 c.p.a, di revoca dell'ordinanza sospensiva dell'esecutività della sentenza di primo grado (relativa al rigetto del ricorso avverso un  ordine di sgombero di immobile), dopo averne stabilito il rigetto, alla successiva udienza pubblica ha svolto alcune interessanti considerazioni in tema di interruzione del processo2.

Premesso che il decesso dell'appellante avveniva circa due mesi dopo l'emissione della menzionata ordinanza sospensiva, che in relazione a ciò non veniva rilasciata alcuna dichiarazione da parte del procuratore della parte e che l'istanza di revoca della misura interveniva a distanza di quasi un biennio dall'evento luttuoso, il collegio ha deciso, in particolare, che la definizione del giudizio dovesse essere resa nei confronti degli eredi in virtù della notifica individuale a tale titolo, completa degli elementi idonei ad individuare il giudizio che si intendeva proseguire3.

La Corte, non rilevando nel caso de quo problemi di integrazione del contraddittorio, ha inoltre ritenuto di poter presumere la relativa legittimazione dall'incontestato rapporto parentale.

Nella pronuncia si rileva, peraltro, la mancata prova dell'esistenza di un contratto di comodato4 che sarebbe intercorso tra il ricorrente e la proprietaria del bene (la di lui figlia) e la mera occupazione dell'immobile non pare in grado di scalfire la legittimazione del provvedimento amministrativo emesso. (c.c.)

Il provvedimento è consultabile presso il sito ufficiale della giustizia-amministrativa.

1Istituita con d.l. 4 febbraio 2010 n. 4, convertito in l. 31 marzo 2010, n. 50, l'attività dell'ANBSC, finalizzata a  coadiuvare la gestione dell'amministratore giudiziario in fase di sequestro ed all'amministrazione ed alla gestione dei beni sequestrati e confiscati alle mafie a seguito di confisca definitiva, relativi ai procedimenti di prevenzione, alle misure disposte in attuazione dell'art. 12 sexies l. 7 agosto 1992, n, 356, è disciplinata dal d.lgs n. 6 settembre 2011, n. 159 e dai relativi regolamenti di attuazione: D.P.R. n.ri 233, 234, 235 del 15 dicembre 2011.

2Materia che, ai sensi dell'art. 79 c.p.a. è disciplinata dalle relative norme (299 e ss) del codice civile.

3"Nè ad impedire la rituale prosecuzione del processo nei confronti degli eredi dell'appellante può valere il fatto che nella specie non può trovare applicazione il co. 2 dell'art. 303 c.p.c. (in quanto all'epoca della notifica del citato atto di riassunzione era trascorso più di un anno dalla morte dell'appellante), dal momento che la notifica individuale, al suo domicilio effettivo, all'unico degli eredi individuato dall'amministrazione, è idonea ad instaurare validamente il rapporto processuale tra il notificante ed il destinatario della notifica, dovendosi presumerne la qualità di successore universale della parte deceduta ai sensi dell'art. 110 c.p.c., in mancanza (una volta che abbia ricevuto ed accettato la notifica dell'atto di riassunzione della notifica nella veste considerata) di sua costituzione in giudizio e contestazione dell'assunzione effettiva della qualità di erede e della sua legittimazione ad causam, nonché di prova della (...) condizione di fatto idonea ad escludere l'effettiva coincidenza tra la posizione parentale che ha giustificato in astratto la riassunzione nei suoi confronti e quella di erede".

4In proposito, si rileva che i diritti personali di godimento contemplati nel d.lgs 6 settembre 2001, n. 159 possono determinare la corresponsione di un equo indennizzo (art. 52 co. 5).



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