Legislazione e Giurisprudenza, Animali -  Gasparre Annalisa - 2015-08-18

LANCIA IL CUCCIOLO AL DI SOPRA DEL CANCELLO DELL'ABITAZIONE: E' MALTRATTAMENTO - Cass. pen. 21127/13 - A.G.

Il Tribunale di Oristano ha condannato l'imputato alla pena di 5.000,00 Euro di multa per il reato previsto dall'art. 544 ter cod. pen., commesso in danno di un cucciolo di cane, gettato sulla via pubblica al di sopra del cancello dell'abitazione. La sentenza è stata confermata dalla Corte d'appello di Cagliari.

Ricorrendo in Cassazione l'imputato aveva lamentato l'errata applicazione della legge, essendo, a suo dire, rimasti indimostrati i presupposti della fattispecie di maltrattamento, sia con riferimento alle circostanze del fatto sia con riferimento alle conseguenze patite dall'animale che non aveva subito lesioni.

Il motivo è giudicato infondato dalla Corte di legittimità che osserva "La lettura della motivazione della sentenza impugnata non appare certo illogica o viziata sul piano dell'interpretazione quando conclude che sussistono gli estremi del reato in presenza di condotta che vide il cucciolo di cane raccolto dalla teste frastornato, spaventato e dolorante, come confermato anche dal maresciallo del Carabinieri che vide l'animale poco dopo i fatti".

Tali circostanze integrano il reato imputato. E' stata richiamata la sentenza n. 47391 del 30/11/2011, (rv 252055) secondo cui è da distinguere con rigore tra il concetto di deterioramento di cui all'art. 638 cod. pen. che implica la sussistenza di un danno giuridicamente apprezzabile, e il concetto di lesioni all'integrità fisica di cui all'art. 544-ter cod. pen. per cui è necessario il vendicarsi di una malattia atta a determinare un'alterazione anatomica o funzionale - anche non definitiva - dell'organismo (la fattispecie riguardava un cane sbattuto a terra e preso a calci).

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Cass. pen. Sez. III, Sent., (ud. 12-02-2013) 16-05-2013, n. 21127

REPUBBLICA ITALIANA

IN NOME DEL POPOLO ITALIANO

LA CORTE SUPREMA DI CASSAZIONE

SEZIONE TERZA PENALE

Composta dagli Ill.mi Sigg.ri Magistrati:

Dott. TERESI Alfredo - Presidente -

Dott. FRANCO Amedeo - Consigliere -

Dott. MARINI Luigi - rel. Consigliere -

Dott. SARNO Giulio - Consigliere -

Dott. ANDRONIO Alessandro M. - Consigliere -

ha pronunciato la seguente:

sentenza

sul ricorso proposto da:

D.S., nato a (OMISSIS);

avverso la sentenza del 5/3/2012 della Corte di appello di Cagliari, che ha confermato la sentenza del 28/5/2008 del Tribunale di Oristano che ha condannato il sig. D. alla pena di 5.000,00 Euro di multa per il reato previsto dall'art. 544-ter cod. pen., commesso il (OMISSIS).

visti gli atti, il provvedimento impugnato e il ricorso;

udita la relazione svolta dal consigliere Luigi Marini;

udito il Pubblico Ministero, in persona del Sostituto Procuratore generale, dott. SALZANO Francesco che ha concluso chiedendo dichiararsi inammissibile il ricorso;

udito per l'imputato l'avv. ---------- sostituzione dell'avv. ------------, che ha concluso chiedendo accogliersi il ricorso.

Svolgimento del processo

1. Con sentenza del 5/3/2012 la Corte di appello di Cagliari ha confermato la sentenza del 28/5/2008 del Tribunale di Oristano che ha condannato il sig. D. alla pena di 5.000,00 Euro di multa per il reato previsto dall'art. 544-ter cod. pen., commesso il (OMISSIS) in danno di un cucciolo di cane, gettato sulla via pubblica al di sopra del cancello dell'abitazione.

2. Avverso tale decisione il sig. D. propone ricorso tramite il Difensore, in sintesi lamentando:

a. errata applicazione di legge ex art. 606 c.p.p., lett. b) e vizio di motivazione ai sensi dell'art. 606 c.p.p., lett. e) per avere la Corte di appello, immutando sul punto il ragionamento e le conclusioni del Tribunale, ritenuto che l'imputato debba rispondere della condotta quale autore della stessa, e ciò sulla base delle sole dichiarazioni della testimone S., certamente inidonee ad acquisire valenza di prova certa in un contesto che esclude sia possibile individuare l'autore del gesto incriminato;

b. errata applicazione di legge ex art. 606 c.p.p., lett. b) per essere rimasti indimostrati i presupposti della fattispecie di maltrattamento, sia con riferimento alle circostanze del fatto sia con riferimento alle conseguenze patite dall'animale, che non ha subito lesioni.

Motivi della decisione

1. La Corte di appello ha esaminato e ricostruito con attenzione il fatto storico, ripercorrendo nell'ampia motivazione il testimoniale e gli elementi di prova esistenti. Sulla base degli elementi in atti, facendosi carico delle circostanze sottolineate dalla difesa, ha quindi concluso che l'insieme delle circostanze e degli indizi consentano di ritenere l'odierno ricorrente responsabile diretto della condotta incriminata.

2. Ritiene a questo proposito la Corte che debbano trovare applicazione i principi interpretativi in tema di limiti del giudizio di legittimità e di definizione dei concetti di contraddittorietà e manifesta illogicità della motivazione, nonchè in tema di travisamento del fatto che sono contenuti nelle sentenze delle Sez.Un., n. 2120, del 23 novembre 1995-23 febbraio 1996, Fachini, rv 203767, e n. 47289 del 2003, Petrella, rv 226074. In tale prospettiva di ordine generale va, poi, seguita la costante affermazione giurisprudenziale del principio secondo cui è "preclusa al giudice di legittimità la rilettura degli elementi di fatto posti a fondamento della decisione o l'autonoma adozione di nuovi e diversi parametri di ricostruzione e valutazione dei fatti" (fra tutte: Sez. 6, sentenza n. 22256 del 26 aprile-23 giugno 2006, Bosco, rv 234148).

Il primo motivo di ricorso va pertanto dichiarato inammissibile.

2. La Corte ritiene che per il secondo motivo di ricorso debba giungersi a una valutazione di infondatezza. La lettura della motivazione della sentenza impugnata non appare certo illogica o viziata sul piano dell'interpretazione quando conclude che sussistono gli estremi del reato in presenza di condotta che vide il cucciolo di cane raccolto dalla teste frastornato, spaventato e dolorante, come confermato anche dal maresciallo del Carabinieri che vide l'animale poco dopo i fatti. Alla conclusione che tali circostanze integrino il reato contestato può giungersi applicando il principio applicato a fattispecie simile da questa Corte con la sentenza della Sez. 4, n. 47391 del 30/11/2011, Gianotti, principio che è stato sintetizzato come segue (rv 252055): "il concetto di deterioramento di cui all'art. 638 cod. pen. implica la sussistenza di un danno giuridicamente apprezzabile, mentre per le lesioni all'integrità fisica di cui all'art. 544-ter cod. pen. è necessario il vendicarsi di una malattia atta a determinare un'alterazione anatomica o funzionale - anche non definitiva - dell'organismo. (Fattispecie nella quale un cane era stato sbattuto a terra e preso a calci).

3. Alla luce delle considerazioni fin qui esposte il ricorso deve essere respinto e il ricorrente condannato, ai sensi dell'art. 616 c.p.p., al pagamento delle spese dei presente grado di giudizio.

P.Q.M.

Rigetta il ricorso e condanna il ricorrente al pagamento delle spese processuali.

Così deciso in Roma, il 12 febbraio 2013.

Depositato in Cancelleria il 16 maggio 2013



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