Legislazione e Giurisprudenza, Appalti -  Santuari Alceste - 2016-06-14

LAntitrust benedice il modello in house per i rifiuti – AGCM AS 1278 – Alceste Santuari

Qualora ricorrano i requisiti per l"in house providing, l"ente locale può autoprodurre la gestione del servizio di igiene urbana, ritenendosi dunque questa formula gestoria perfettamente legittima.

Con il provvedimento AS 1278, l"Autorità per la tutela della concorrenza e del mercato ha vagliato positivamente la scelta di Roma Capitale di affidare, per un periodo di 15 anni, la gestione del servizio di igiene urbana ad una propria società, controllata al 100% (modello dell"in house providing).

La valutazione dell"Authority si è concentrata nel riscontro dei seguenti elementi:

-) la società affidataria risulta partecipata al 100% dal Comune e lo statuto stabilisce che la cessione delle azioni può avvenire unicamente a favore di altri enti pubblici, mantenendo la golden share sempre in capo al Comune di Roma;

-) l"attività prevalente della società è svolta a favore del socio unico;

-) lo statuto evidenzia che il comune esercita il controllo analogo sulla società, svolgendo, pertanto, anche le funzioni di direzione e coordinamento ai sensi dell"art. 2497 c.c.);

-) gli amministratori (compreso l"amministratore delegato) sono nominati e revocati, anche nel caso di inosservanza degli indirizzi impartiti, dal socio unico

L"AGCM ha anche riscontrato che il Comune, con la relazione di cui all"art. 34, comma 20, d.l. 179/2012, ha comprovato la sussistenza dei requisiti previsti dall"ordinamento europeo per l"in house providing.

Preme ricordare che il ruolo dell"Authority è disciplinato dall"art. 7 dell"emanando T.U. sui servizi di interesse generale, che stabilisce che, in caso di affidamenti in house, gli enti locali debbano inviare lo schema della deliberazione per l"esame preventivo dell"AGCM, in cui devono emergere le ragioni del mancato ricorso al mercato e i benefici per la collettività della forma di gestione individuata.

Giova rammentare che anche l"art. 192 del d. lgs. n. 50/2016 prevede un regime speciale per gli affidamenti in house: le stazioni appaltanti hanno l"obbligo di iscriversi in un apposito albo tenuto a cura dell"Anac e di eseguire una verifica in itinere dei contratti di servizio stipulati con le società in house, finalizzato a valutare, mediante apposita indagine di mercato, la congruità delle condizioni economiche in atto per l"erogazione del servizio.

Sembrerebbe, dunque, che il modello in house – alla luce di quanto sopra descritto – non si fondi più soltanto sul rispetto dei requisiti formali e sostanziali fino ad oggi elaborati, ma che gli enti locali debbano giustificare tale opzione organizzativa quale soluzione ottimale per ottenere la migliore remunerazione del capitale investito. Si tratterebbe, in ultima analisi, di un quadro in contraddizione con il principio di equiordinazione tra modelli gestori, ribadito anche recentemente dalla giurisprudenza amministrativa.



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