Fragilità, Storie, Diritti, Generalità, varie -  Ricciuti Daniela - 2015-09-07

L'APPARENZA INGANNA? - Daniela RICCIUTI

Stava entrando nella cabina, per cambiarsi il costume bagnato e pieno di sabbia, quando, a trattenerla, una voce: "Scusa! Lavare mano?". Un ragazzo carico di bustone di plastica colme di roba, probabilmente proveniente dal Senegal o giù di lì.

Era rimasta un attimo sorpresa, ma appena aveva realizzato quale fosse la richiesta, non esitò a farlo entrare.

Lui si scrollò immediatamente di dosso le pesanti zavorre e, rimanendo sull'uscio spalancato e quindi sfruttando tutta la sua altezza per raggiungere atleticamente il vicino lavandino, in fretta strofinò le mani sotto l'acqua.

Lei gli indicò il dispenser del sapone, ma lui: "No troppo tempo".

Apprezzando il garbo e la delicatezza del ragazzo, che non voleva recare troppo disturbo, lei superò la timidezza e l'imbarazzo del condividere inaspettatamente con uno sconosciuto meno di 2 metri quadri circa, per invitarlo calorosamente a non preoccuparsi ed a servirsi tranquillamente di acqua e sapone.

Lui ringraziò con un grande sorriso: "Lavare bene mani prima di mangiare!" ed uscì.

Nel chiudere la porta, lei si accorse allora che alcune persone, che evidentemente avevano assistito alla scena, erano rimaste ad aspettare per sincerarsi che non le accadesse niente di brutto, come testimoniavano i loro sguardi di complicità dall'implicito messaggio: "Tranquilla, c'eravamo noi a controllare, a sorvegliare che non ti facesse nulla di male. Saremmo intervenuti subito sennò"!

Non fu gratitudine che sentì, né senso di sicurezza.

Una sensazione di ingiustizia, piuttosto, e di tristezza.

Era evidente che col ragazzo i toni fossero di cortesia e di cordialità. Perchè allora?!

Chiusa la porta e rimasta sola nella cabina, le venne in mente un altro episodio di qualche tempo addietro.

Stava andando a mare - anche quella volta - ed aveva parcheggiato. Appena scesa dall'auto, un ragazzo silenziosamente le si era avvicinato, anzi proprio buttato addosso e le aveva strappato l'orologio dal polso. Sempre senza dire una parola, si era poi voltato e stava guadagnando la via della fuga, quando lei, però, - senza pensarci - corsagli dietro, lo aveva raggiunto e lo tratteneva per la maglietta.

Di quelle reazioni che non si dovrebbero mai avere, insomma, ma era d'istinto. Vuoi per il valore, soprattutto affettivo, di quanto le era stato sottratto; vuoi per il bisogno di reagire, di non soccombere dinanzi ad un sopruso, con un coraggio folle che nemmeno sospettava di avere.

Lui continuava a scappare, senza batter ciglio, cercando di divincolarsi e di raggiungere lo scooter, lasciato appositamente acceso sul cavalletto pronto per ripartire.

Allora lei aveva cercato di raggiungere la chiave, per spegnerlo ed impedirgli così di scappare.

Al che lui per la prima volta aveva aperto bocca: "Ti ammazzo. Guarda che ti ammazzo". Con voce bassa e calma, senza scomporsi. Mettendo una mano nella tasca del pantaloncino, ad indicare che ne avrebbe tirato fuori un'arma.

A quel punto lei si era resa conto, si era "risvegliata" quasi, e aveva preso coscienza: per nessun oggetto vale la pena di rischiare di farsi male. Allora si era fermata, aveva smesso di urlare - fino a quel momento aveva gridato tanto che poi era rimasta senza voce ed aveva avuto le corde vocali infuocate nei giorni seguenti - e lui era riuscito a scappare.

A quel punto lei si era accorta che tanta gente aveva assistito alla scena.

D'altronde pieno pomeriggio d'estate, la spiaggia più di moda della zona, ovvio che vi fosse un bel via vai.

Ma come mai nessuno era intervenuto? Quanto meno qualcuno avrebbe potuto chiamare la polizia o i carabinieri.

Nessuno invece aveva fatto nulla. Nemmeno si erano avvicinati, se non quando era arrivato il padre di lei, che era molto conosciuto, ed allora era iniziata una gara di solidarietà e di offerte d'aiuto - ormai inutili, ahimè!

Fino a quel momento, invece, non erano intervenuti "perché sembrava una lite tra innamorati" - qualcuno aveva precisato: "excusatio non petita, accusatio manifesta"!

Ora - a parte il fatto che se anche si fosse trattato davvero di due fidanzati o di marito e moglie, si sarebbe dovuto pur far qualcosa dinanzi a richieste di aiuto ed urla di tal fatta, - da che cosa mai arguire simili deduzioni e congetture?

Solo perché apparentemente lui era italiano, ben vestito e fighettino?!

E nessun valore avevano le grida?! La scompostezza dei gesti e le lacrime?!

Insomma tutt'altro clima rispetto alla giovialità ed ai sorrisi che pur non avevano impedito di "mettersi in allarme", invece, agli avventori che avevano assistito all'episodio col "vucumprá"...

Allora c'è da chiedersi: é l'apparenza che inganna? o il pregiudizio?!



Autore

immagine A3M

Visite, contatti P&D

Nel mese di agosto 2020 Persona & Danno ha registrato oltre 241.000 visite.

Articoli correlati