Articoli, saggi, Generalità, varie -  Valeria Cianciolo - 2016-10-08

Lappello ad una riforma del processo minorile nelle parole del Presidente dellO.N.D F. Prof. Avv. Claudio Cecchella. Ecco perché

L"appello ad una riforma del processo minorile nelle parole del Presidente dell"Osservatorio Nazionale del Diritto di Famiglia Prof. Avv. Claudio Cecchella. Ecco perché

di Valeria Cianciolo – Avvocato del Foro di Bologna, Socio O.N.D.F.

"Affascinante, ma pericoloso al tempo stesso il tema del Congresso Forense di una giustizia senza processo." Così ha dichiarato il segretario generale dell"Associazione Nazionale Forense, durante la sua relazione al XXXIII Congresso nazionale dell"Avvocatura, tenutosi a Rimini in questi giorni.

Il breve e intenso intervento del Prof. Avv. Claudio Cecchella, nuovo Presidente dell"Osservatorio Nazionale sul Diritto di Famiglia, è l"occasione per riflettere su quanto è accaduto in questi anni.

Il mutamento più forte riguarda il ruolo dell'avvocato, non più ancorato al settore giudiziario e chiamato ad essere prima di tutto professionista della prevenzione, costruttore di relazioni che possano funzionare tra le parti; e poi, professionista capace di associare al conflitto il suo rimedio, sempre più promotore di una giustizia anche senza processo.

È utile dunque, ripercorrere il cammino svolto, nel prefigurare il futuro. Mai come in questo periodo, in realtà, ci pare di essere in un labirinto: giriamo e ci affanniamo per cercare la via senza riuscirvi.

Riporto alcuni passaggi dell"intervento del Prof. Cecchella per evidenziarne l"importanza e cercare di capire cosa nel concreto è accaduto.

"…Qui si parla di una giustizia senza processo. Vogliamo che il parlamento e il Ministero non ascolti soltanto duecento o poco più magistrati minorili…"

E" vero. Da tempo si discute della necessità di un Tribunale che abbia competenza esclusiva e unitaria in materia di tutela dei diritti dei minori e di questioni che riguardano le "relazioni familiari". Urgente e aggiungo, improrogabile, la richiesta di "unificazione delle competenze"(oggi frammentate tra Tribunale ordinario e Tribunale per i minorenni) e la necessità di "garanzie processuali" volte a evitare  sovrapposizioni e contrasti decisionali e incertezze nella tutela dei diritti.

I giudici ritengono che i Tribunali minorili siano un mondo composito, dove operano sia i magistrati ordinari, sia la cospicua, e numericamente prevalente, componente onoraria. A loro dire,  un mondo dove sembrano convivere in felice armonia, varie "anime". Anzi, addirittura ritengono che, al di là del fatto che non risulta essere stato effettuato un serio studio volto a verificare nel concreto le modalità di funzionamento dei singoli Tribunali per i minorenni e i risultati da essi conseguiti, non sembra proprio potersi affermare che essi abbiano dato prova di inefficienza [1].

Valutazione di parte. E non condivisibile.

L"esperienza dei Tribunali per i minorenni si caratterizza per la composizione multidisciplinare dell"organo giudicante che esprime  un giudizio che si costruisce con l"apporto della competenza tecnico-giuridica dei magistrati  "togati"  e  il contributo della componente onoraria costituito da saperi "altri" rispetto a quello giuridico. Il Tribunale decide infatti in composizione collegiale (due giudici ordinari e due giudici onorari scelti tra specialisti di settore tra cui psicologi, sociologi, educatori) e le decisioni sono il frutto di riflessioni e approfondimenti che attingono a diverse competenze e professionalità nella ricerca di una soluzione che ponga al centro il superiore interesse del minore.

Sulla carta sembra essere tutto chiaro. Semplice. Corretto. Efficace.

Ma in Italia non è così.

Afferma nel suo intervento il Presidente Prof. C. Cecchella,: " Noi vogliamo che l"esperto che ha un ruolo fondamentale nel processo minorile nel processo di famiglia sia un consulente tecnico, un ausiliare del giudice soggetto al nostro contraddittorio. Il contraddittorio prima, durante e dopo la prova. Non vogliamo più che i nostri clienti arrivino nei nostri Studi con un provvedimento prima ancora di essere citati."

Nei 29 Tribunali dei minori, violando norme e circolari del Csm, lavorano molti magistrati onorari che hanno un legame sommerso con le «case famiglia», le migliaia di centri privati destinati ad accogliere i bambini sottratti ai genitori. Una denuncia rivela che sarebbero 211 su 1.082, uno su cinque. Perché nessuno ferma questo conflitto dinteressi?

Quante sono le case famiglia in Italia? Chi controlla il loro operato, anche amministrativo? Le stime più recenti parlano di oltre 1800 strutture distribuite da Nord a Sud. Con alcune regioni - Emilia Romagna, Lazio, Lombardia, Sicilia - che raggiungono numeri più consistenti (tra le 250 e le 300). Nonostante le casse (e i relativi finanziamenti) di molti Comuni siano al verde, le case-famiglia sono in continuo aumento. Il problema è che non esiste un monitoraggio.

L"amministrazione della giustizia italiana convive (serenamente) con uno scandalo che è insieme sommerso e vergognoso: lo scandalo dei giudici minorili onorari. È sommerso, lo scandalo: perché, malgrado ogni giorno venga violata una serie di norme, è tollerato dagli stessi Tribunali dove avviene; e lo stesso Consiglio superiore della magistratura, che pure ha consapevolmente emanato una serie di circolari per evitarlo, fa finta di non vedere e, soprattutto, non fa nulla per reprimerlo. Ed è anche vergognoso, lo scandalo: perché coinvolge la vita di bambini indifesi e si verifica in un settore con un giro daffari miliardario.

Lo scandalo nasce infatti nei 29 Tribunali per i minorenni e nelle Corti dappello minorili. Dove operano 1.082 magistrati onorari, che affiancano i magistrati di carriera. La legge (una norma del 1934 riformata nel 56) prevede possano diventare giudici minorili onorari solo «cittadini benemeriti» appartenenti ad alcune categorie professionali, per esempio esperti di psichiatria, psicologia, pedagogia… A nominarli è il ministero della Giustizia, su indicazione dei tribunali. Il loro lavoro viene retribuito dallo Stato in base allattività che svolgono: prevalentemente camere di consiglio e udienze camerali.

Nel 2011 il Tribunale dei Minori di Bologna è salito persino all"onore delle cronache in relazione a una "guerra tra toghe". La situazione è stata denunciata nell"interrogazione n. 5-05341 (trattata nella seduta del 19 settembre 2011 – XVI legislatura - Allegato B ai resoconti) con accuse pesantissime che riporto in estratto: "… sulla vicenda, il 9 agosto 2011, è apparso un articolo pubblicato su Il Resto del Carlino, a firma di Gilberto Dondi, intitolato: «La guerra tra toghe che ha spaccato il Tribunale dei minori», sottotitolo: «L'accusa di due giudici (ormai trasferiti): «Troppo potere ai servizi sociali e fascicoli pendenti da anni». E un avvocato denuncia».

Dal citato articolo si apprende che secondo i magistrati Guido Stanzani e Francesco Morcavallo all'interno del tribunale dei minori di Bologna vigerebbe una prassi in base alla quale i giudici, nei casi di famiglie problematiche, prendono provvedimenti provvisori (non appellabili, sempre prorogati e che durano anni) con cui limitano la potestà dei genitori, dando poi una delega in bianco ai servizi sociali per controllare la situazione venutasi a creare, il tutto senza sentire entro pochi giorni i genitori dei piccoli, come invece imporrebbe il principio del contraddittorio (la prima udienza viene fissata sempre a distanza di 6-8 mesi); i magistrati Morcavallo e Stanzani avrebbero tentato di invertire questa prassi portata avanti dai loro colleghi riesaminando i casi pendenti, sentendo le parti ed emanando decreti motivati.

Secondo il Presidente del Tribunale dei minori, invece, le cose non starebbero nei termini riportati dai due magistrati in quanto «i genitori dei bambini vengono sempre sentiti; del resto la natura stessa del procedimento minorile impone tempi lunghi per valutare se le soluzioni decise dal giudice producano sulle famiglie gli effetti sperati»…

Ed infine, caro al Presidente Cecchella, il tema del difensore del minore che espressamente ha richiamato nella sua Relazione. Dice espressamente: " …che il minore abbia un difensore."

Come non essere d"accordo?

La legge speciale in materia considera necessaria la partecipazione al giudizio del minore e dei genitori e garantisce loro un'assistenza legale finalizzata all'esplicazione di un'effettiva difesa nel processo. In particolare, l'art. 10 della legge n. 184/1983 prevedendo che all'atto dell'apertura del procedimento davanti al Tribunale minorile i genitori del minore siano avvertiti e invitati a nominare un difensore, induce a ritenere che al minore deve accordarsi una tutela che consenta la partecipazione del minore al procedimento di cui è la parte principale, attraverso la nomina da parte del tutore di un difensore tecnico.

In sostanza, quello che nell"intervento di 6 minuti il Presidente ha chiesto è che il ruolo dell'avvocato sia un ruolo protagonista perché è lui che potrà favorire la ricerca del giudice, gravemente compromessa se si ferma alle difese scritte.

Il colloquio processuale è il grimaldello per aprire la porta che conduce dalla norma astratta ai fatti concreti.

È evidente che questo è particolarmente indispensabile per i giudici delle relazioni familiari .



[1]Cfr. intervento del dr. Francesco Mazza Galanti Presidente della Sezione Famiglia del Tribunale di Genova in Questione Giustizia del 14 marzo 2016



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