Changing Society, Libertà costituzionali -  Mottola Maria Rita - 2014-04-05

LAPPELLO DI GIUSTIZIA E LIBERTA – Maria Rita MOTTOLA

Alcuni di noi avranno certamente letto l'appello apparso sul sito dell'associazione Giustizia e Libertà. Lo riportiamo per semplicità:

Stiamo assistendo impotenti al progetto di stravolgere la nostra Costituzione da parte di un Parlamento esplicitamente delegittimato dalla sentenza della Corte costituzionale n.1 del 2014, per creare un sistema autoritario che dà al Presidente del Consiglio poteri padronali.

Con la prospettiva di un monocameralismo e la semplificazione accentratrice dell'ordine amministrativo, l'Italia di Matteo Renzi e di Silvio Berlusconi cambia faccia mentre la stampa, i partiti e i cittadini stanno attoniti (o accondiscendenti)  a guardare. La responsabilità del Pd è enorme poiché sta consentendo l'attuazione del piano che era di Berlusconi, un piano persistentemente osteggiato in passato a parole e ora in sordina accolto. Il fatto che non sia Berlusconi ma il leader del Pd a prendere in mano il testimone della svolta autoritaria è ancora più grave perché neutralizza l'opinione di opposizione. Bisogna fermare subito questo progetto, e farlo con la stessa determinazione con la quale si riuscì a fermarlo quando Berlusconi lo ispirava. Non è l'appartenenza a un partito che vale a rendere giusto ciò che è sbagliato. Una democrazia plebiscitaria non è scritta nella nostra Costituzione e non è cosa che nessun cittadino che ha rispetto per la sua libertà politica e civile può desiderare. Quale che sia il leader che la propone.

Primi firmatari: Nadia Urbinati, Gustavo Zagrebelsky, Sandra Bonsanti, Stefano Rodotà, Lorenza Carlassare, Alessandro Pace, Roberta De Monticelli,  Salvatore Settis, Rosetta Loy, Corrado Stajano, Giovanna Borgese, Alberto Vannucci, Elisabetta Rubini, Gaetano Azzariti.

Chi scrive condivide le preoccupazioni dei firmatari, condivide la paura che lo scopo di riforme irragionevoli e antidemocratiche, in un momento di gravi difficoltà del Paese, sia quello di aprire la strada a un governo autoritario.

E' certo che le riforme che sono state messe in atto stravolgono l'assetto costituzionale, privano i cittadini del potere elettivo, riducono le elezioni a una farsa, consegnano il paese nelle mani di personaggi non votati.

Ciò che non si può condividere è l'atteggiamento dei firmatari. Nessuna ammissione di colpa, eppure ne hanno tante.

Da dove nasce la situazione attuale? Perché si è voluto smantellare il sistema sociale della nostra nazione, costruito su vincoli parentali e amicali, sulla famiglia, su piccola e media imprenditoria, sulla capacità di inventare e creare, sulla solidarietà e su un sistema Stato eccezionalmente capace, sulla tutela della classe lavoratrice ampiamente intesa? Chi ha posto l'accento solo su alcuni diritti cosmetici, riducendo i cittadini, e quindi persone soggette di diritti abitanti della polis, accomunati da interessi e intenti, a meri individui alla ricerca di una vacua e vuota "affermazione di sé"? Chi ha fomentato il pensiero debole e con esso l'assenza di certezze? Chi ha convinto dell'assoluta inutilità del sentimento religioso che eleva lo spirito e unisce anche le diversità lungo la strada comune? Chi ha esaltato giornalisti asserviti al potere?

L'essere ora arrivati a comprendere che la strada intrapresa potrebbe essere senza ritorno è certamente un gesto che deve essere apprezzato. Ma non basta. L'autocritica a questo punto è necessaria.

E non basta ancora. Se veramente, con il cuore e con la mente, si ama la nostra Costituzione, se veramente si crede nella libertà e nella giustizia ... allora non si può più stare a guardare o dire solo una mezza verità. Osare o non osare, questa è la vera domanda. Volere una costituzione come la nostra fondata su una visione economica del mondo che porta alla piena occupazione e uno Stato forte che tutela i soggetti deboli e ridà equilibrio al sistema o una legge che afferma la politica delle multinazionali e della grande distribuzione, del capitalismo sfrenato che schiavizza i più e idolatra il denaro? Questa è la domanda alla quale i nostri costituzionalisti debbono dare risposta.

Don Peppe Diana affermava che non c'è bisogno di essere eroi, basterebbe trovare il coraggio di avere paura, il coraggio di fare delle scelte. L'Italia oggi ha bisogno di italiani. Perché gli italiani hanno dimostrato, nel passato, di saper affrontare le loro paure e di saper fare la cosa giusta.



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