Legislazione e Giurisprudenza, Espropriazioni per pubblica utilità -  Span√≤ Giuseppe - 2015-05-13

L'ART. 42 BIS T.U. ESPROPRI È COSTITUZIONALE … PER IL MOMENTO - Corte cost. n. 71/2015 - Giuseppe SPANÒ

Espropri illegittimi

Art. 42 bis respinte censure di legittimità costituzionale

Conformità dell'art. 42 bis e principi C.E.D.U.

La Corte di cassazione, sezioni unite civili, ed il Tribunale amministrativo regionale per il Lazio, sezione seconda, con quattro distinte ordinanze di analogo tenore, pronunciate in altrettanti giudizi, rispettivamente le prime due del 13 gennaio 2014, la terza del 12 maggio 2014 e la quarta del 5 giugno 2014, hanno sollevato, in riferimento agli artt. 3, 24, 42, 97, 111, primo e secondo comma, 113 e 117, primo comma, della Costituzione, questione di legittimità costituzionale dell"art. 42-bis del d.P.R. 8 giugno 2001, n. 327 (Testo unico delle disposizioni legislative e regolamentari in materia di espropriazione per pubblica utilità - Testo A), con il quale viene disciplinata la «Utilizzazione senza titolo di un bene per scopi di interesse pubblico».
La Corte Costituzionale avendo i giudizi ad oggetto la stessa norma, censurata con riferimento agli stessi parametri, sotto gli stessi profili e in gran parte con le stesse argomentazioni, li ha riuniti e decisi con un"unica pronuncia, ossia la sentenza n. 71/2015, con la quale ha rigettato le questioni di legittimità costituzionale. In particolare nella menzionata sentenza la Corte ricorda che l"art. 42-bis del T.U. sulle espropriazioni ha certamente reintrodotto la possibilità, per l"amministrazione che utilizza senza titolo un bene privato per scopi di interesse pubblico, di evitarne la restituzione al proprietario (e/o la riduzione in pristino stato), attraverso un atto di acquisizione coattiva al proprio patrimonio indisponibile. Tale atto sostituisce il regolare procedimento ablativo prefigurato dal T.U. sulle espropriazioni, e si pone, a sua volta, come una sorta di procedimento espropriativo semplificato, che assorbe in sé sia la dichiarazione di pubblica utilità, sia il decreto di esproprio, e quindi sintetizza uno actu lo svolgimento dell"intero procedimento, in presenza dei presupposti indicati dalla norma. Tuttavia, il nuovo meccanismo acquisitivo presenta significative differenze rispetto all"art. 43 del T.U. sulle espropriazioni.
La nuova disposizione, risolvendo un contrasto interpretativo insorto in giurisprudenza sull"art. 43 appena citato, dispone espressamente che l"acquisto della proprietà del bene da parte della pubblica amministrazione avvenga ex nunc, solo al momento dell"emanazione dell"atto di acquisizione (ciò che impedisce l"utilizzo dell"istituto in presenza di un giudicato che abbia già disposto la restituzione del bene al privato).
Inoltre, la norma censurata impone uno specifico obbligo motivazionale "rafforzato" in capo alla pubblica amministrazione procedente, che deve indicare le circostanze che hanno condotto alla indebita utilizzazione dell"area e se possibile la data dalla quale essa ha avuto inizio.
La motivazione, in particolare, deve esibire le «attuali ed eccezionali» ragioni di interesse pubblico che giustificano l"emanazione dell"atto, valutate comparativamente con i contrapposti interessi privati, e deve, altresì, evidenziare l"assenza di ragionevoli alternative alla sua adozione.
Ancora, nel computo dell"indennizzo viene fatto rientrare non solo il danno patrimoniale, ma anche quello non patrimoniale, forfettariamente liquidato nella misura del 10 per cento del valore venale del bene. Ciò costituisce sicuramente un ristoro supplementare rispetto alla somma che sarebbe spettata nella vigenza della precedente disciplina.
Il passaggio del diritto di proprietà, inoltre, è sottoposto alla condizione sospensiva del pagamento delle somme dovute, da effettuare entro 30 giorni dal provvedimento di acquisizione.
La nuova disciplina si applica non solo quando manchi del tutto l"atto espropriativo, ma anche laddove sia stato annullato - o impugnato a tal fine, nel qual caso occorre il previo ritiro in autotutela da parte della medesima pubblica amministrazione – l"atto da cui sia sorto il vincolo preordinato all"esproprio, oppure la dichiarazione di pubblica utilità dell"opera oppure, ancora, il decreto di esproprio.
Non è stata più riproposta la cosiddetta acquisizione in via giudiziaria, precedentemente prevista dal comma 3 dell"art. 43, ed in virtù della quale l"acquisizione del bene in favore della pubblica amministrazione poteva realizzarsi anche per effetto dell"intervento di una pronuncia del giudice amministrativo, volta a paralizzare l"azione restitutoria proposta dal privato.
Non secondaria, nell"economia complessiva del nuovo istituto, è infine la previsione (non presente nel precedente art. 43) in base alla quale l"autorità che emana il provvedimento di acquisizione ne dà comunicazione, entro trenta giorni, alla Corte dei conti mediante trasmissione di copia integrale.
Si è, dunque, in presenza di un istituto diverso da quello disciplinato dall"art. 43 del T.U. sulle espropriazioni.
La Corte Costituzionale esamina partitamente le censure mosse dalle ordinanze di rimessione, con riferimento ai singoli parametri evocati e le respinge singolarmente in modo motivato.
Tuttavia le motivazioni sostenute dal giudice Costituzionale, non risultano essere pienamente convincenti e non superano del tutto le puntuali censure formulate dai giudici remittenti.
Sarà solamente la C.E.D.U., con l'interpretazione autentica dei propri principi, a sancire definitivamente la legittimità, o meno, dell'art. 42 bis t.u. espropri.
Del resto come non ricordare che la Corte Costituzionale, a seguito proprio delle pronunce C.E.D.U., ha dovuto in alcune occasioni smentire se stessa (si veda in proposito Corte Cost. n. 348/2007).



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