Changing Society, Intersezioni -  Palumbo Valeria - 2015-01-07

LAUDACE FIORILLO – Valeria PALUMBO

Non si sa nemmeno dove sia nato. Oggi che i fotografi possono diventare vero photo-stars sembra strano che di Luigi Fiorillo, dal 1880 "fotografo di Sua Altezza il Principe Mohammed Toussoun Pasha", si sappia pochissimo. A rendergli (in parte) giustizia è stata una piccola ma preziosa mostra aperta a Palazzo Bianco, a Genova, tratta dall"archivio privato del fotografo e collezionista Adriano Silingardi. Non è stato prodotto un catalogo, neanche in e-book, ed è un vero peccato. Perché Fiorillo è davvero un personaggio chiave. Forse era napoletano, come sembrerebbe dal nome. Di certo fu proprio a Napoli che fece la sua prima esposizione. In ogni caso sappiamo che dal 1870 lavorò in Africa settentrionale e in Medio Oriente e che riscosse un certo successo internazionale, tanto da essere menzionato all"Exposition Universelle de Paris nel 1878 ed essere stato premiato a Ottawa e a Boston nel 1884.

Ma perché questo oscuro ritrattista di giovani berbere e arabe (alcune velate e altre no), di bambini e guerrieri nubiani, di ricchi egiziani e poverissimi nomadi del deserto, di monaci ortodossi di Gerusalemme e carovane, dovrebbe interessarci? Certo, racconta un mondo che non esiste più. All"epoca ritraeva semplicemente un mondo sconosciuto ma considerato molto "esotico", al limite del pruriginoso: dagli harem turchi alle fanciulle al mercato (quell"area, dal Nord Africa al Medio Oriente, era sotto l"impero ottomano e lo fu sino alla Prima guerra mondiale, tranne le zone già cadute sotto controllo inglese, francese, russo e perfino italiano). Ma Fiorillo fu molto di più. Non soltanto fu un instancabile viaggiatore. Fu anche uno dei primi fotoreporter di guerra italiani: ritrasse il feroce bombardamento di Alessandria d"Egitto da parte degli inglesi dall"11 al 13 luglio 1882. L"episodio, al quale non assistettero altri reporter (giunsero dopo) merita di essere ricordato perché ogni tanto si dimentica la ferocia della colonizzazione britannica. Ma soprattutto tendiamo a sottovalutare come, ancora oggi, le "spedizioni di pace" occidentali siano selezionate e condotte in basi a criteri quantomeno arbitrari. Il bombardamento di Alessandria, da parte di 15 navi, fu la risposta alla cosiddetta Rivoluzione di Urabi, ossia la ribellione organizzata nel 1879 dall"ufficiale Ahmat Urabi sia contro i britannici sia contro il khedivè (il governatore turco) dell"Egitto. La scusa dell"attacco fu una strage di europei, seguita a una rissa furibonda. Il vero motivo del contendere era il Canale di Suez, che altre gatte da pelare avrebbe offerto.

Per quel che ci interessa, il bombardamento fu seguito da una violenta occupazione. Fiorillo registrò i danni. E questo ci permette di capire perché la popolazione non perdonò più i britannici. Ancora una volta, la testimonianza "giornalistica" si rivela fondamentale. E per questo pericolosa. Fiorillo tentò anche di seguire l"impresa bellica italiana dopo la catastrofica sconfitta di Dogali (26 gennaio 1887). Poiché gli italiani, anche per non perdere la faccia in Europa, decisero di vendicarsi, Fiorillo si propose come fotografo "embedded". Gli risposero che ce n"erano già troppi. Lui andò lo stesso. Ed è per questo che, oggi, non va dimenticato: perché fu curioso e tenace. E perché nonostante il prezzo altissimo che i media internazionali continuano a pagare per raccontare la verità, o forse proprio per questo, abbiamo disperatamente bisogno di buona stampa, ossia di giornalisti professionisti, formati al loro lavoro, attrezzati per farlo bene. Non c"è social network fra "amici" che possa sostituirli.



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