Varie, Persona, famiglia -  Redazione P&D - 2014-04-28

L'AUTORIDUZIONE DEL VERSAMENTO DELL'ASSEGNO DI MANTENIMENTO NON INTEGRA LA VIOLAZIONE DEGLI OBBLIGHI DI ASSISTENZA FAMILIARE EX ART. 570 C.P. - Cass. pen., sez. VI, 4 febbraio - 9 aprile 2014, n. 15898, Pres. Agrò, Rel. De Amicis - Sara PERINI

Con la sentenza impugnata, la Corte d'Appello, in parziale riforma della sentenza di assoluzione emessa dal Tribunale, dichiarava l'imputato responsabile, agli effetti civili, del reato di cui all'art. 570, comma 2, c.p., per aver fatto mancare ai figli minori i mezzi di sussistenza. In particolare, l'imputato, per effetto di un sensibile mutamento della sua capacità economica, aveva deciso di ridurre il versamento dell'assegno mensile di mantenimento, successivamente rideterminato anche dal giudice civile.

Avverso tale sentenza l'imputato proponeva ricorso per Cassazione, lamentando violazione di legge in relazione all'art. 570, comma 2, n. 2, c.p., per avere la Corte d'Appello confuso il concetto penalistico di mezzi di sussistenza con quello civilistico di mantenimento, mentre avrebbe dovuto definire, prima, l'entità dei mezzi di sussistenza e, poi, accertare se le condotte di inadempimento ascritte all'imputato fossero tali da privare in concreto i beneficiari di tali mezzi, dal momento che la contestata ipotesi di reato non può assumere carattere sanzionatorio del mero inadempimento del provvedimento del giudice civile.

La Suprema Corte ritiene che il ricorso sia fondato e annulla la sentenza impugnata.

A parere dei giudici di legittimità, infatti, è proprio dalla stessa formulazione letterale dell'art. 570, comma 2, n. 2, c.p. che si evince che non vi è equipa-razione tra il fatto penalmente sanzionato e l'inadempimento civilistico, poiché la norma non fa riferimento a singoli mancati o ritardati pagamenti, bensì ad una condotta di volontaria inottemperanza con la quale il soggetto agente intende specificamente sottrarsi all'assolvimento degli obblighi imposti con la separazione.

Inoltre, la Suprema Corte non ritiene che la condotta delittuosa in esame sia integrata da qualsiasi forma di inadempimento. In particolare, sul piano oggettivo, deve trattarsi di un inadempimento serio e sufficientemente protratto (o destinato a protrarsi) per un tempo tale da incidere apprezzabilmente sulla disponibilità dei mezzi economici che il soggetto obbligato è tenuto a fornire. Quindi, il reato non scatta automaticamente con l'inadempimento ai sensi delle leggi civili e, ancorché la violazione possa conseguire anche al ritardo, il giudice penale dovrà valutarne la gravità e, quindi, l'attitudine oggettiva a integrare la condizione di bisogno che la norma è tesa ad evitare (Cass. pen., sez. VI, 4 ottobre – 9 novembre 2012, n. 43527, in DeJure).

Di conseguenza, pur a fronte di un inadempimento rilevante per il diritto civile, non sempre si è in presenza dell'azione tipica ex art. 570, comma 2, n. 2, c.p., dovendo una situazione di temporaneo, parziale, inadempimento essere valutata unitamente a tutte le altre circostanze di fatto del caso concreto, e, in particolare, agli altri dati inerenti sia alla eventuale regolarità dei pagamenti complessivi precedentemente effettuati dall'obbligato, che alla oggettiva rilevanza del mutamento di capacità economica nel frattempo intervenuto, a fronte del necessario soddisfacimento delle esigenze proprie dei soggetti tutelati.



Autore

immagine A3M

Visite, contatti P&D

Nel mese di agosto 2020 Persona & Danno ha registrato oltre 241.000 visite.

Articoli correlati