Legislazione e Giurisprudenza, Infortuni, malattie professionali -  Bucci Elisa - 2014-09-01

LAVORATORE IN MALATTIA PARTECIPA A GARA IPPICA E VIOLA LA BUONA FEDE – Cass. 17625/2014 - Elisa BUCCI

Un lavoratore dipendente riceveva lettera di contestazione in cui lo stesso veniva richiamato per aver partecipato per due giornate ad un concorso ippico benché fosse in stato di malattia (cervicalgia) oltre ad aver consegnato la certificazione medica in ritardo.

Subito dopo veniva intimato il licenziamento.

Il lavoratore impugnava il licenziamento ritenendo la propria malattia compatibile con la gara ippica.

Il Tribunale prima e la Corte d"appello poi accoglievano il ricorso.

La Corte di cassazione per contro precisa che la malattia ai sensi dell"art. 2110 c.c. non comporta l"impossibilità assoluta di svolgere qualsiasi attività, ma impedisce soltanto le normali prestazioni lavorative del dipendente. Nel caso di lavoratore assente per malattia sorpreso nello svolgimento delle altre attività, l"onere della prova di dimostrare la compatibilità di tali attività con la malattia ovvero l"idoneità di tali attività a pregiudicare il recupero delle normali energie psicofisiche spetta al dipendente. Segnatamente l"ulteriore attività è da ritenersi inidonea quando è indice di scarsa attenzione del lavoratore alla propria salute ed ai propri doveri di cura.

Nel caso di specie, la CTU aveva riscontrato che la cervicalgia era incompatibile con l"attività lavorativa di operatore del casello di pedaggio che comporta continue rotazioni del collo, mentre era compatibile con l"attività sportiva di trotto con calesse.

Tuttavia, precisa la Suprema Corte, pur non essendovi incompatibilità, il lavoratore ha violato l"obbligo di correttezza e buona fede che richiede al lavoratore di adottare tutte le cautele possibili per rientrare quanto prima al posto di lavoro, cautele che in questo caso sono costituite essenzialmente dal riposo.

Pertanto la Corte accoglie il ricorso della società datrice di lavoro.



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