Legislazione e Giurisprudenza, Processo di cognizione -  Mazzon Riccardo - 2014-04-04

L'AZIONE EX ART. 2049 C.C. NEI CONFRONTI DEL DATORE DI LAVORO E LA NECESSITA' DI IDENTIFICARE IL PETITUM - RM

Conviene avvertire come sia necessario, nella materia che ci occupa, sviluppare, nell'eventuale atto di richiesta danni, una corretta e circostanziata identificazione del petitum, al fine di evitare consuete problematiche quali quelle determinate da

  • identità del petitum in azioni diverse quanto alla causa,

"la configurabilità del diritto al risarcimento del danno cagionato dall"illecito amministrativo non comporta in sé l'esperibilità in sede civile della relativa azione da parte dei soggetti danneggiati che abbiano già azionato la loro pretesa risarcitoria nei confronti degli enti ex art. 2049 c.c., potendosi profilare identità dell'azione quanto al fatto costitutivo della pretesa ed al "petitum"" (Trib. Milano, sez. II, 18 aprile 2008, Redazione Giuffrè, 2008 - cfr., amplius, il volume: "Responsabilita' oggettiva e semioggettiva", Riccardo Mazzon, Utet, Torino 2012);

  • sospensione di procedimenti, qualora l'accertamento della responsabilità, oggetto di una causa, costituisca il necessario antecedente logico e giuridico di altro accertamento, in distinto contenzioso – ad esempio, in tema di assicurazione della responsabilità civile (nella specie, inerente all'esercizio di attività imprenditoriale), qualora l'assicurato, convenuto in giudizio dal terzo danneggiato, promuova autonoma controversia nei confronti dell'assicuratore, al fine di sentire affermare l'operatività della polizia assicurativa e pronunciare condanna dell'assicuratore stesso a tenerlo indenne da quanto eventualmente dovuto a detto danneggiato, il giudice di tale seconda causa non può accogliere la domanda, sia pure con condanna condizionata alla soccombenza dell'attore nell'altro giudizio trattandosi di accertamento di fatti giuridici parzialmente identici da compiersi in maniera unitaria, ma deve sospendere il procedimento, ai sensi dell'art. 295 c.p.c.,

"qualora l'accertamento dell'operatività della polizza, anche alla stregua delle specifiche contestazioni dell'assicuratore, postuli il riscontro dei presupposti della concreta responsabilità dell'assicurato (nella specie, rapporto di dipendenza fra l'assicurato e l'autore del fatto illecito, secondo la previsione dell'art. 2049 c.c.), sicché l'accertamento di tale responsabilità, oggetto dell'altra causa, ne costituisca il necessario antecedente logico e giuridico" (Cass. civ., sez. I, 17 gennaio 1983, n. 345, GCM, 1983, 1) -;

  • domanda considerata nuova in appello (nel caso prodronico alla pronuncia che segue, ad esempio, la Suprema Corte ha confermato la decisione del giudice del merito che, rispetto alla originaria domanda di risarcimento dei danni, "ex" art. 2049 c.c., per fatto illecito di un dipendente del convenuto, ha ritenuto nuova la richiesta, in appello, del risarcimento per responsabilità per cose in custodia o per responsabilità contrattuale),

"si ha domanda nuova in appello, vietata dall'art. 345 c.p.c., quando sia dedotta una "causa petendi" diversa da quella dedotta in primo grado, ossia involgente, attraverso la prospettazione di nuove circostanze e situazioni giuridiche, il mutamento dei fatti costitutivi del diritto, introducendo nel processo un nuovo tema d'indagine e di decisione ed alterando l'oggetto sostanziale della controversia. " (Cass. civ., sez. III, 27 settembre 1979, n. 4977, GCM, 1979, 9);

  • o anche solo supposta tale:

"non integra mutamento di domande nel giudizio di appello, precluso dall'art. 345 c.p.c., la modifica della definizione del titolo (dolo o colpa) d'imputabilità del comportamento del commesso, essendo detta definizione irrilevante ai fini della domanda proposta a norma dell'art. 2049 c.c."  (Cass. civ., sez. III, 22 settembre 1979, n. 4895, GCM, 1979, 9).



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