Articoli, saggi, Generalità, varie -  Santuari Alceste - 2014-10-15

LE FONDAZIONI FILANTROPICHE NELLESPERIENZA ITALIANA – Alceste Santuari

Le "Fondazioni filantropiche nell"esperienza italiana" è il titolo del volume di Vincenzo Bancone appena pubblicato da Cedam (vedi la copertina in allegato). L"Autore è un qualificato e apprezzato avvocato, che in questi anni ha maturato una specifica expertise nel settore degli istituti non lucrativi, in specie fondazioni e trusts.

Nell"ordinamento giuridico italiano, la fondazione è identificabile nella stabile organizzazione predisposta per la destinazione di un patrimonio ad un determinato scopo di pubblica utilità. Per ciò stesso la fondazione ha una immanente funzione socialmente rilevante ed un valore eticamente pregnante anche quanto svolge attività d"impresa in via strumentale ovvero quando, come fondazione finanziaria o holding la svolge in via esclusiva perseguendo in modo mediato, attraverso fondazioni operanti o società, lo scopo ideale.

La finalità perseguita dalle fondazioni può integrare uno scopo di natura assistenziale, come accade nelle fondazioni che erogano assistenza agli indigenti o di natura culturale, quali fondazioni che gestiscono biblioteche o centri di studio che erogano premi o di natura scientifica, come quelle fondazioni che gestiscono centri di ricerca, e via dicendo.

Nella prima parte del Volume, l"Autore muove la propria analisi dall"azione filantropica che affonda le proprie radici in una tradizione, quella italiana, intrisa di atteggiamenti caritatevoli e di mutuo aiuto, e si sviluppa a tal punto da generare esperienze e prassi di "capitalismo filantropico". Si tratta di una versione "moderna e aggiornata" dell"agire senza scopo di lucro che, in specie in una situazione di crisi economico-finanziaria, risulta viepiù preziosa, in quanto capace di occuparsi di chi è più fragile e in difficoltà, ma anche di testimoniare una diversa "visione" della società civile.

Un'indagine storica che intenda prendere in considerazione le istituzioni che erogano servizi di assistenza e di cura nel nostro Paese rivela che tali enti erano fin dalle loro origini appartenenti alla società intera e alla sue articolazioni e aggregazioni, fossero esse di carattere religioso o laico. Gli enti sopra descritti costituivano, quindi, un patrimonio insostituibile per l'intera collettività la quale era così in grado di fare fronte alle esigenze più immediate che da essa nascevano, quali l'assistenza ai più bisognosi o semplicemente ai malati in genere. La beneficenza é da sempre considerata "l"arte di fare del bene ai bisognosi[...] ed è un"arte difficile più che l"ordinario pensiero comune creda" (O. ANDREUCCI, Della riforma delle Opere Pie in Italia, Milano, 1880, pp. 102 ss.)

Si tratta di obiettivi, mete, finalità che, anche in punto di diritto, sono alla base dell"istituto della fondazione, così come disciplinato nel nostro ordinamento nel Libro I del Codice Civile del 1942. La medesima finalità caratterizza anche le più recenti "evoluzioni della specie" fondazionale, quali la fondazione di partecipazione e, in particolare, come il Volume sottolinea, la fondazione di origine bancaria.

Nella seconda parte del Volume, Bancone si sofferma ad analizzare e approfondire una specifica "forma" di fondazione filantropica, ossia la fondazione di origine bancaria.

A seguito di un iter legislativo non sempre lineare e coerente, si può affermare che le fondazioni bancarie sono persone giuridiche private senza fini di lucro, dotate di piena autonomia statutaria e gestionale, ancorché il loro regime sia da considerarsi speciale rispetto a quello delle altre fondazioni, così come il legislatore ha precisato: "[…] Resta fermo quanto disposto dalla citata legge n. 461 del 1998 e dal medesimo decreto legislativo n. 153 del 1999, in tema di fondazioni, in ragione del loro regime privatistico, speciale rispetto a quello delle altre fondazioni, in quanto ordinato per legge in funzione: a) della loro particolare operatività, inclusa la possibilità di partecipare al capitale della Banca d"Italia; b) della struttura organizzativa, basata sulla previsione di organi obbligatori e su uno specifico regime di requisiti di professionalità, di onorabilità e di incompatibilità; c) dei criteri obbligatori di gestione del patrimonio e di dismissione dei cespiti; d) della facoltà di emettere titoli di debito convertibili o con opzioni di acquisto; e) dei vincoli di economicità della gestione e di separazione patrimoniale; f) dei vincoli di destinazione del reddito, delle riserve e degli accantonamenti; g) delle speciali norme in materia di contabilità e di vigilanza; h) del criterio secondo le norme del codice civile si applicano alle fondazioni bancarie solo in via residuale e in quanto compatibili. La disposizione di cui al precedente periodo costituisce norma di interpretazione autentica della legge 23 dicembre 1998, n. 461, e del decreto legislativo 17 maggio 1999, n. 153"(cfr. decreto legge n. 63/02, convertito nella l. n. 112/02, art. 5, 1° co.).

Le fondazioni di origine bancaria, dunque, perseguono esclusivamente scopi di utilità sociale e di promozione dello sviluppo economico, secondo quanto previsto dai rispettivi statuti. Finalità e modalità operative che fanno delle fondazioni bancarie enti privati, ma con finalità di interesse collettivo e quindi naturaliter, come evidenziato da Bancone nel Volume, strutture al servizio della filantropia collettiva.

Infine, la terza parte del Volume, in linea con la seconda parte, è dedicata alle c.d. fondazioni di comunità. L"Autore richiama le similitudini con le community foundations americane, evidenziando che proprio le fondazioni di comunità nella loro versione italiana sono "costituite allo scopo – da un lato – di recepire le diverse istanze sociali ed economiche che si generano dalla comunità di cittadini e delle istituzioni e – dall"altro – di rafforzare i legami solidaristici attraverso un"attività di raccolta, gestione ed erogazione di una pluralità di fondi atti a finanziare progetti di utilità sociale." (pp. 104-105).

Il Volume ha il pregio di ricostruire la fattispecie fondazionale in modo chiaro e semplice e nel fare ciò di farne capire i contorni e i risvolti contemporanei di struttura giuridica "servente" scopi e finalità di natura pubblicistica, indipendentemente dai fondatori e/o da chi alimenta il patrimonio di dotazione. In quest"ottica, l"Opera si presenta quale contributo utile per comprendere il fenomeno delle fondazioni filantropiche in Italia, fornendo una lettura ed una interpretazione delle stesse che aiuta anche a fare chiarezza di alcuni punti critici che talvolta – e purtroppo non senza qualche ragione ovvero pretesto – si registrano nell"azione non profit.



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