Legislazione e Giurisprudenza, Servizi sociosanitari, volontariato -  Santuari Alceste - 2015-01-24

LE FONDAZIONI ONLUS SONO TALI ANCHE SE SVOLGONO ATTIVITA SUL MERCATO – Ris. Ag. En. 10/E/2015 – Alceste SANTUARI

Le ONLUS possono svolgere attività istituzionali e, limitatamente, anche attività direttamente connesse alle prime.

Il pagamento richiesto all"utenza per prestazioni aggiuntive rispetto a quelle istituzionali (convenzionate con il SSN) è compatibile con la qualifica fiscalmente agevolata di ONLUS?

L"Agenzia delle Entrate ha risposto positivamente.

Importante risoluzione da parte dell"Agenzia delle Entrate (10/E/2015 del 23 gennaio 2015) in materia di ONLUS, qualificazione tributaria che in molti casi, nel corso degli anni, ha creato qualche problema interpretativo per l"azione di quegli enti non profit che hanno deciso di accedere a tale status.


Una fondazione Onlus aveva chiesto chiarimenti in merito alla possibilità di mantenere la qualifica di Onlus, anche nell"ipotesi in cui, nell"ambito della propria attività di consultorio – al fine di assicurare il completamento della terapia e, così, garantire il proficuo trattamento dell"utenza – renda anche prestazioni il cui corrispettivo, non rimborsato dalla Regione, resta a carico dello stesso utente.

In altri termini, la Fondazione ha chiesto se la qualifica tributaria di Onlus possa risultare compatibile con lo svolgimento di attività non in regime di convenzionamento con il servizio sanitario pubblico.

Preme evidenziare che la legge istitutiva dei consultori famigliari (l. 29 luglio 1975, n. 405) stabilisce che "l"onere delle prescrizioni di prodotti farmaceutici va a carico dell"ente o del servizio cui compete l"assistenza sanitaria. Le altre prestazioni previste dal servizio istituito con la presente legge sono gratuite per tutti i cittadini italiani e per gli stranieri residenti o che soggiornano, anche temporaneamente, sul territorio italiano".

In Lombardia, la Regione ha, nel corso degli anni, costruito un sistema secondo il quale per le prestazioni ad elevata integrazione socio-sanitaria e le funzioni che i consultori familiari offrono ai cittadini a questi ultimi è chiesta una compartecipazione alla spesa riferita ai servizi erogati, contingentando le prestazioni rimborsate dal sistema sanitario per ciascun ambito di intervento. L"attuale sistema dei consultori famigliari in Lombardia dunque prevede che l"attività erogata dagli stessi, coerentemente con quanto stabilito dalla normativa nazionale, sia gratuita, ad eccezione del pagamento di una somma richiesta all"utenza a titolo di compartecipazione alla spesa riferita a talune "prestazioni aggiuntive".

Da ciò consegue che, qualora la terapia preveda più interventi specialistici rispetto a quelli rimborsati dal servizio sanitario pubblico, si renda necessario, al fine di assicurare l"efficacia della terapia in corso, prevedere interventi ulteriori, il cui onere – come sopra ribadito – risulta sostenuto dal paziente-utente-cittadino.

Di qui la necessità da parte della fondazione Onlus di comprendere se tali prestazioni aggiuntive possano considerarsi compatibili con lo status fiscale speciale stabilito dal d.lgs. n. 460/97.

La fondazione, inoltre, ha evidenziato quanto segue:

  1. le prestazioni rese a pagamento non possono essere ricondotte nell"ambito dell"attività istituzionale;
  2. dette prestazioni possono essere qualificate come "attività direttamente connesse" a quelle istituzionali, che come tali godono dell"agevolazione stabilita dall"art. 150, comma 2, TUIR, poiché, "sebbene prive del requisito della "solidarietà sociale", sono considerate necessarie sia per il finanziamento sia per il completamento e per la migliore efficacia dell"attività istituzionale";
  3. la situazione di difficoltà in cui versa il sistema di welfare fa ritenere che possano essere ricomprese nelle attività connesse, nei limiti appositamente individuati, le prestazioni aggiuntive a pagamento erogate a favore di utenti in terapia presso il Consultorio che abbiano già fruito di un numero massimo di prestazioni erogabili gratuitamente e quindi assunte come spesa dal servizio sanitario pubblico.

Il quadro delineato dalla Fondazione istante e le motivazioni addotte dalla stessa hanno trovato accoglimento da parte dell"Agenzia delle Entrate che ha confermato che gli "ulteriori interventi", nell"ambito normativo nazionale e regionale descritto, possano invero ritenersi annoverate tra le attività "direttamente connesse" di cui al comma 5 dell"art. 10 del d.lgs. n. 460/97. L"Agenzia ricorda, al riguardo, che alle ONLUS è fatto divieto (art. 10, comma 1, lett. c), d.lgs. n. 460/97) di svolgere attività diverse da quelle previste istituzionalmente e nei settori indicati, "ad eccezione delle attività ad esse direttamente connesse". E tra queste si devono ricomprendere quelle "attività accessorie per natura a quelle statutarie istituzionali, in quanto integrative delle stesse".

L"Agenzia, alla luce di quanto sopra riportato:

  1. nel ricordare che dette attività connesse non devono risultare prevalenti rispetto a quelle istituzionali e che i relativi proventi non devono superare il 66 per cento delle spese complessive dell"organizzazione (cfr. art. 10, comma 5, ultimo periodo, d. lgs. n. 460/97),
  2. dopo aver richiamato la circolare n. 168/E del 26 giugno 1998, che ha stabilito che la prevalenza deve derivare da una valutazione di un insieme di elementi rilevanti al fine di una comparazione tra le attività istituzionali e quelle direttamente connesse

ha ritenuto che i compensi derivanti dall"erogazione di prestazioni aggiuntive rese ai pazienti del Consultorio a completamento di una terapia già in corso non faccia venir meno la qualifica di ONLUS della Fondazione.

Si tratta di una risoluzione importante che ha il merito di riportare in equilibrio le attività (istituzionali e connesse) svolte – soprattutto in questi ultimi anni di difficoltà finanziarie – dalle ONLUS. In particolare, si intende evidenziare che la specifica configurazione giuridica di fondazione contribuisce a rafforzare l"azione e gli interventi "connessi" a favore dell"utenza rispetto ad altre formule giuridico-organizzative. In quest"ottica, la risoluzione in commento riconosce un dato fondamentale dell"azione delle fondazioni: la capacità delle stesse, grazie alla presenza di un patrimonio destinato ad un scopo riconosciuto di pubblica utilità, di intervenire anche in forma autonoma e imprenditoriale, rispetto alla contribuzione da parte degli enti pubblici, per erogare servizi di natura collettiva.

La risoluzione si colloca all"interno di un percorso di progressivo riconoscimento delle attività dei Consultori che anche la Suprema Corte ha riconosciuto. Infatti, la Cassazione civile  Sezioni Unite, con sentenza 23 aprile 2009 n. 9661, si era pronunciata sul tema relativo alla qualificazione giuridico-tributaria di una organizzazione non profit che gestisce un consultorio famigliare (cfr. su questo sito http://www.personaedanno.it/cms/data/articoli/013887.aspx), cassando il ricorso proposto dall"Agenzia delle Entrate, che non riteneva corretto tale inquadramento.

Ricordiamo i fatti. La Pia Fondazione Centro Famiglia di Nazareth, esercente l'attività di consultorio familiare, impugnava, dinanzi alla Commissione tributaria provinciale, un provvedimento con il quale l'Agenzia delle entrate rigettava la richiesta di iscrizione all'anagrafe unica delle Organizzazioni non lucrative di utilità sociale (ONLUS), deducendo violazioni di legge (riferite sia a norme sostanziali che a profili procedurali) e vizi di motivazione.

Il giudice adito accoglieva il ricorso, contro il quale l'ufficio proponeva appello sostenendo la tesi che l'attività di consultorio familiare svolta dalla fondazione non avrebbe avuto nulla a che vedere con l'attività di assistenza sociale che deve essere svolta dalle ONLUS, secondo quanto stabilito dal d. lgs. n. 460/98.

La Commissione tributaria regionale ha rigettato l'appello sul duplice rilievo (in diritto) che l'attività dei consultori familiari rientra tra quelle di assistenza socio-sanitarie indirizzate a persone in condizioni di disagio psico-familiare e (in fatto) che tale attività risultava esercitata gratuitamente nei confronti di persone bisognose di un intervento solidaristico.

Avverso quest'ultima decisione ha proposto ricorso principale l'Agenzia delle Entrate, prospettando quattro motivi di cassazione, e ricorso incidentale la Pia Fondazione, che prospetta due motivi di cassazione.

Della sentenza della Cassazione preme evidenziare in particolare la consapevolezza della bontà "altruistica" del d. lgs. sulle ONLUS, laddove si può leggere che: "In materia di agevolazioni ai fini delle imposte sui redditi, il D.Lgs. n. 460 del 1997, art. 10, comma 2, lett. a), sul riordino della disciplina tributaria degli enti non commerciali e delle organizzazioni non lucrative di utilità sociale (Onlus) - a norma del quale si intende che vengono perseguite finalità di solidarietà sociale quando le cessioni di beni e le prestazioni di servizi siano dirette ad arrecare benefici a "persone svantaggiate in ragione di condizioni fisiche, psichiche, economiche, sociali o familiari" - dev'essere interpretato nel senso che è sufficiente che ricorra almeno una delle predette condizioni di svantaggio, non rilevando ad escludere il fine solidaristico che le prestazioni siano fornite dietro pagamento di un corrispettivo, sempre che non vi sia prova del perseguimento anche di un fine di lucro attraverso la distribuzione degli utili ovvero il loro impiego per la realizzazione di attività diverse da quelle istituzionali o a queste connesse" (Cass. 24883/2008).

Per vero deve essere ricordato che la stessa Agenzia delle Entrate ha recentemente riconosciuto, "i consultori privati, che svolgono assistenza alla famiglia e alla maternità in conformità ai principi recati dalla L. 29 luglio 1975, n. 405, perseguono finalità solidaristiche assicurando protezione sociale a particolari soggetti meritevoli di sostegno sociale senza oneri economici a carico degli assistiti" (risoluzione n. 70/E/2009).

La Corte nel caso di specie, alla luce di quanto sopra espresso, sembra invero riconoscere non solo la solidarietà immanente delle attività svolte dai consultori famigliari, ma altresì giunge a postulare che gli stessi, gestiti ed organizzati sotto forma di enti non profit, debbano essere valorizzati e sostenuti dall"ordinamento giuridico anche quando svolgono detta attività in regime di convenzione con gli enti locali: "Ne deriva che un ente che svolga esclusivamente attività di consultorio familiare, nel rispetto della legge che disciplina tale attività, può essere qualificato come ONLUS. Anche quando svolga l'attività in regime di convenzione con amministrazioni pubbliche, in quanto i relativi contributi non concorrono a formare il reddito imponibile degli enti non commerciali in genere (D.P.R. n. 917 del 1986, art. 143, comma 3, lett. b)), e quindi anche delle ONLUS (L. n. 460 del 1997, art. 26, che estende alle ONLUS la disciplina fiscale degli enti non commerciali)".

Ma la sentenza in oggetto è apprezzabile anche perché si spinge nel campo minato dei controlli esercitati dall"Amministrazione Finanziara sulle organizzazioni non profit che intendano "fregiarsi" del titolo di ONLUS. Invero, le Sezioni Unite intervengono sul discrimen tra requisiti necessari per l"iscrizione all"anagrafe tributaria delle ONLUS (caso di specie) ed eventuale cancellazione dalla medesima anagrafe. Al riguardo, i giudici ritengono – coerentemente con le disposizioni normative che regolano la materia – che per la iscrizione (che sarebbe l'ipotesi che qui interessa) è sufficiente il mero controllo formale della sussistenza dei requisiti, che avviene sulla base di una semplice "comunicazione" alla Agenzia delle Entrate da parte degli interessati (corredata di autocertificazione del possesso dei requisiti di cui al D.Lgs. n. 460 del 1997, art. 10 o dello statuto dell'ente), così come è previsto dal D.M. n. 266 del 2003, artt. 1, 2 e 3, che ha approvato il Regolamento concernente le modalità di esercizio del controllo relativo alla sussistenza dei requisiti formali per l'uso della denominazione di ONLUS, in attuazione del D.Lgs. 4 dicembre 1997, n. 460, art. 11, comma 3. Preme evidenziare che, lo stesso art. 3 del citato D.M. (intitolato Controllo formale), nello stabilire che l'iscrizione avviene sulla base del controllo formale, fa salva l'ulteriore azione accertatrice dell'Agenzia delle Entrate. Questa si estrinseca nel potere della Direzione regionale delle entrate, successivamente all'avvenuta iscrizione a seguito del controllo di cui all'art. 3, qualora sia accertata la mancanza o il venir meno dei requisiti di cui al d. lgs. 4 dicembre 1997, n. 460, art. 10, di cancellare l"organizzazione dall"anagrafe delle ONLUS con provvedimento motivato.

Ciò significa che il controllo sostanziale attiene alla fase successiva alla iscrizione, fase in cui si potrà accertare se alla dichiarazione di intenti (sufficiente per ottenere l"iscrizione all"anagrafe tributaria) segua la realizzazione di tali intenti, ossia l"attività effettivamente svolta corrisponda alle previsioni indicate in statuto. E" questo il caso di specie: in forza di quanto già osservato, i consultori familiari sono comunque da considerare ONLUS, a meno che non sia provato in fatto uno sviamento dalle finalità istituzionali previste dalla legge istitutiva.

La sentenza in oggetto, così come la risoluzione dell"Agenzia delle Entrate che sopra abbiamo commentato sembrano segnare un passo importante nella direzione di un riconoscimento effettivo della meritorietà dei fini perseguiti dalle organizzazioni non lucrative che operano nell"area socio-sanitaria, sempre più caratterizzata dalla richiesta all"utenza di compartecipare alla spesa dei servizi erogati.



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