Legislazione e Giurisprudenza, Ordinamento penitenziario -  Redazione P&D - 2014-05-12

LE POCHE ORE D'ARIA, LE MOLTE ORE DI ASFISSIA NELLA GIUSTIZIA, NELLE CARCERI E NEGLI OPG ITALIANI – Mario IANNUCCI

Fa piacere leggere, ogni tanto, le parole di qualcuno che si indigna per la situazione attuale delle carceri italiane. Già: ogni tanto un consigliere regionale toscano si accorge delle "inumane" condizioni di vita dei nostri penitenziari (raccogliendo le motivazioni con le quali la London Royal Court of Justice ha negato l'estradizione in Italia di un paio di condannati); un senatore italiano, ora sindaco di Roma e che ancora prima si occupava di trapianti di fegato, si indigna per lo stato degli OPG; un Presidente della Repubblica si associa all'indignazione del senatore e dichiara ripetutamente che gli OPG vanno "chiusi subito"; il figlio di una delle vittime di Kabobo, il ghanese che un anno e mezzo fa uccise per strada tre passanti casuali a colpi di piccone, si indigna perché la condanna dell'uomo a 20 anni di pena e 3 anni di Casa di Cura e Custodia (l'OPG, per dirla in soldoni), gli sembra indegna di un paese civile; l'ex sindaco di Venezia, Massimo Cacciari, si indigna paragonando le carceri attuali del Paese ai manicomi dell'epoca pre-basagliana. Tutti si indignano e quasi nessuno sa di cosa sta parlando.

Proviamo a mettere un po' di ordine. A partire dall'affermazione di Cacciari. Una affermazione (inconsapevolmente?) pertinente. Già: le carceri italiane di oggi sono proprio come i manicomi prebasagliani, nel senso che ammassano al loro interno un disagio psichico "maggiore" che dilaga in quantità e profondità. Basta leggere gli studi più seri sull'argomento, che documentano come nelle carceri sia ospitato almeno il 40% di soggetti che presentano turbe mentali serie e preoccupanti (compresa una cronica dipendenza da alcool o da sostanze). Le carceri attuali, come i manicomi prebasagliani, non possono che fornire soluzioni semplici e inadeguate, prevalentemente custodiali, a problemi di salute mentale molto complessi. Si può dunque pensare che sia "civile" (non voglio dire che non sia "disumano") il trattamento che riserviamo nelle nostre carceri a persone colpite da un disagio psichico tanto profondo? Occorre infatti pensare che nel carcere ordinario è ristretto anche Kabobo, che ha massacrato a colpi di piccone, mentre era in preda a un patente disagio psichico, tre incolpevoli passanti. E il carcere, se verranno seguite le "logiche" dei "comitati Stop-OPG", nel prossimo futuro ospiterà un numero crescente di persone colpite da gravi disturbi psichici e che presentano, al contempo, una lapalissiana pericolosità sociale. Tendiamo ad essere molto ipocriti e tendiamo, come si dice in Toscana, a cavare i ragni con le mani degli altri. Secondo il figlio di una delle vittime di Kabobo, quest"ultimo dovrebbe stare in carcere a vita (io, che sono contrario all"ergastolo, mi auguro che qualcuno non riesumi la pena di morte). Ma se in carcere, per avere detenuto una modica quantità di hashish, finisse un mio giovane parente, mi farebbe piacere che lo mettessero in compagnia di Kabobo?

Michele Vietti, Vicepresidente del Consiglio Superiore della Magistratura, in un articolo pubblicato di recente sul Corriere della Sera, dopo avere riconosciuto la fondatezza dei rilievi sui profondi mali dell"apparato giudiziario italiano, auspica che la riforma di questo apparato "si nutra, oltre che del censimento della realtà, anche dell'ineludibile esigenza della coerenza e della razionalità, come pure di un'adeguata preparazione tecnica". La mia opinione, ahimè fondata su un adeguato "censimento della realtà", è che nelle proposte di modifica dell"apparato giudiziario/penitenziario italiano vi sia così poca "coerenza e razionalità", così poca "preparazione tecnica", da rendere assolutamente pericolosa l"adozione di tali proposte. Nel settore del "superamento dell"OPG" ad esempio, quello sul quale posso dire di avere una discreta "competenza tecnica", l"incoerenza, l"irrazionalità e l"impreparazione tecnica si sprecano. Rendendo del tutto impraticabili e pericolose le "soluzioni" proposte. Sarà un caso che, a distanza di oltre due anni dalla promulgazione della legge sul "superamento dell"OPG", tale superamento lo si sia dovuto procrastinare almeno fino all"aprile del 2015? Ma all"arrivo di quella data, lo posso dire per certo a partire dalla mia competenza tecnica, molto poco sarà cambiato rispetto alla situazione attuale. Lo sa bene Vietti: se non muteranno in maniera sostanziale (e, auspico io, coerente e razionale) le norme dei codici -penale e di procedura- relative all"imputabilità del folle-reo e all"applicazione delle misure di sicurezza, non ci potrà mai essere alcun autentico "superamento degli OPG". Si farà finta di avere mutato qualcosa, si chiameranno REMSD gli ex OPG, si ammasserà ancora di più la sofferenza psichica nelle carceri ordinarie, ma di sostanziale, relativamente a un trattamento più giusto e umano a tale sofferenza, non si sarà fatto alcunché. Su un altro punto sono d"accordo con Vietti: una commissione che indichi la strada per riformare il sistema giudiziario/penitenziario è assolutamente indispensabile, così come è indispensabile che tale commissione sia snella, lavori in tempi brevi e che sia composta da persone preparate tecnicamente e che adottino soluzioni coerenti e razionali. Su un ultimo punto, però, Vietti non mi trova d"accordo: finché tale commissione non sarà istituzionale, fino a quando cioè le istituzioni politiche (che promulgano le leggi) non si affideranno a persone competenti, che studino soluzioni efficaci a partire da esperienze che funzionano, ogni lavoro prodotto da qualsiasi commissione cadrà ineludibilmente nel vuoto. Un simpatico collega, come me psichiatra, amava ripetere che due lavori tutti gli italiani sono in grado di svolgere: il commissario tecnico della nazionale di calcio e lo psichiatra. Nel campo del "superamento degli OPG" mi chiedo se non sarebbe stato meglio affidarsi al commissario tecnico della nazionale di calcio. Lui, almeno, una competenza "tecnica" per definizione ce l"ha.

Mario Iannucci, Psichiatra dell"ASF, Fondatore e Responsabile a Firenze della Residenza "Le Querce", alternativa all"OPG, per pazienti psichiatrici autori di reato.



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