Legislazione e Giurisprudenza, Punibilità, sanzioni -  Rossi Valentina - 2013-07-20

LE PRESCRIZIONI SUI LIMITI DI VELOCITA SONO PREORDINATE - Cass.pen. 6 maggio 2013, n. 19384 - Valentina ROSSI

Nella sentenza  6 maggio 2013, n. 19384 la sez. IV Penale della Corte di Cassazione ha stabilito che le prescrizioni attinenti ai limiti di velocità sono preordinate, oltre che al fine di non creare pericolo nel normale andamento della circolazione, anche al fine di consentire al conducente di prevenire e porre rimedio alle imprudenze altrui che si dovessero presentare. Nella sentenza di primo grado si era accertato la responsabilità di S.C. per il reato di cui all'art. 589 co. 2 c.p., perché, alla guida della sua autovettura per colpa, investiva con la parte frontale della vettura il giovane Sc.Gi. che, a bordo di un ciclomotore si stava immettendo sulla strada percorrendo una corsia di canalizzazione in senso vietato.I giudici di merito, pur riconoscendo un rilevante concorso di colpa della vittima, fondavano l'addebito di responsabilità mosso all'imputato sulla velocità (di 83 km orari) tenuta dallo stesso, superiore a quella imposta dal limite stradale (70 km h), inadeguata alle condizioni di tempo e di luogo, oltre che sugli esiti della disposta perizia, la quale aveva accertato che, tenendo una velocità inferiore, anche se non si sarebbe potuto evitare l'impatto l'urto sarebbe stato meno violento e non avrebbe avuto conseguenze letali.
Avverso la sentenza propone ricorso per cassazione l'imputato.
Deduce erronea applicazione dell'art. 43 c.p. e vizio di motivazione con riferimento alla prova costituita dall'esame del ctu, esperto in tempi di reazione. Osserva che i giudici di merito avevano trascurato il tema della causalità della colpa. Rileva che il precetto di cui all'art. 142 c.d.s., in concreto violato dall'imputato, ha la finalità di garantire un'andatura corretta e regolare nell'ambito della corsia di marcia per la tutela del veicolo precedente e degli altri che la percorrono, ma non è inteso a evitare il rischio determinato dalla improvvisa occupazione della corsia da parte di veicolo proveniente contromano che si immette nella carreggiata.
Deduce, inoltre, che era stato omesso un giudizio sulla prevedibilità ed evitabilità dell'evento, mediante l'utilizzo dell'indagine peritale svolta riguardo ai tempi di reazione. A parere della Corte il ricorso è infondato e va rigettato.



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