Legislazione e Giurisprudenza, Appalti -  Santuari Alceste - 2015-07-14

LE SOCIETA AFFIDATARIE DI SPL POSSONO PARTECIPARE ALLE GARE – Tar Toscana 981/15 – Alceste SANTUARI

Le società pubbliche affidatarie di servizi pubblici locali non potevano partecipare alle gare per nuovi servizi

Il contesto normativo nel corso degli anni si è modificato

Il Tar Toscana riconosce che non esiste un divieto esplicito che impedisca alle società pubbliche di partecipare alle gare

Il Tar Toscana, Sez. I, con sentenza 29 giugno 2015, n. 981, ha riconosciuto la legittimità per le società partecipate dagli enti locali affidatarie di servizi pubblici locali di partecipare alle gare indette per l"affidamento degli stessi servizi.

I giudici amministrativi toscani ricordano "che il divieto di partecipazione stabilito dall"art. 23-bis del D.L. n. 112/2008, convertito con modificazioni in legge n. 133/2008, è venuto meno per effetto della nota abrogazione referendaria della norma, la quale non ha comportato la reviviscenza dell"art. 113 T.U.E.L. nelle parti abrogate dallo stesso art. 23-bis (cfr. Corte Cost., 26 gennaio 2011, n. 24)."

Al riguardo, preme evidenziare che a seguito della dichiarazione di incostituzionalità dell"art. 4 del D.L. n. 138/2011 (cfr. sentenza 199 del 2012), dettato dal legislatore per colmare il vuoto originato dall"abrogazione dell"art. 23-bis, la materia dei servizi pubblici trova ora la sua composita disciplina nell"art. 34 del D.L. n. 179/2012, nell"art. 25 del D.L. n. 1/2012, nell"art. 3-bis del D.L. n. 138/2011. I giudici amministrativi riconoscono che il quadro normativo è "popolato" da una serie di disposizioni "sparse", oltre che da previsioni settoriali relative ad alcuni settori: "coacervo normativo dal quale non è dato evincere alcun formale divieto di partecipazione alle nuove gare nei confronti degli affidatari diretti del servizio (salvo il divieto, che qui non rileva, stabilito per il settore della distribuzione del gas naturale dall"art. 14 del D.Lgs. n. 164/2000)."

Potrebbe trattarsi, tra l"altro, di un riconoscimento della validità del modello "in house" che, sembra di capire, travalicherebbe i confini stretti del rapporto di delegazione interorganica con gli enti locali affidanti del servizio per assumere la configurazione giuridica di un modello compatibile con la disciplina in materia di concorrenza. La sentenza in oggetto, quindi, segna un "punto" a favore di quelle società che in passato sono state individuate quali partner strategici ed organizzativi dagli enti locali proprietari ovvero controllanti e che ora possono sfruttare il know how e l"expertise maturate "sul campo". Resterà da comprendere e valutare la compatibilità di una siffatta compatibilità con le nuove direttive eurounitarie in materia di appalti e concessioni, la cui legge italiana di recepimento è in fase di discussione alla Camera dei Deputati.



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