Legislazione e Giurisprudenza, Pubblico impiego -  Santuari Alceste - 2014-04-29

LE SOCIETA IN HOUSE SI POSSONO CHIUDERE – Tar Lombardia 423/14 – Alceste SANTUARI

Con la sentenza 23 aprile 2014, n. 423, il Tar Lombardia, Brescia sez. II, ha considerato legittimo lo scioglimento anticipato di una società in house posseduta al 100 % dal Comune e nata per svolgere un'ampia gamma di servizi (gestione della biblioteca, l'assistenza al servizio mensa scolastica, l'assistenza scuolabus, il trasporto pasti scolastici dalla materna alle scuole elementi e medie, la consegna a domicilio dei pasti per persone sole e bisognose, l'operatore ecologico, la manutenzione ordinaria e straordinaria degli immobili comunali, la gestione dell'isola ecologica e il trasporto degli alunni).

Contro la messa in liquidazione della società ha presentato ricorso un dipendente della società che si era visto recapitare il preannuncio della cessazione del rapporto di lavoro, a far data dal 31 agosto 2013, in ragione della messa in liquidazione della società.

Preme evidenziare che il licenziamento è stato impugnato mentre il Comune ha esternalizzato il servizio, assegnandolo ad una cooperativa sociale, la quale si è dichiarata disponibile all"assunzione del lavoratore, ma inquadrandolo all"interno del diverso CCNL delle cooperative sociali, molto meno vantaggioso.

In ragione di tutto ciò, e utilizzando ogni strumento processuale a tal fine previsto dall"ordinamento, il lavoratore ha impugnato anche la, ritenuta, illegittima soppressione della società in house e la ingiusta cancellazione del rapporto di lavoro di cui ha chiesto, dunque, il ripristino.

I giudici amministrativi lombardi hanno rigettato il ricorso motivando nel modo che segue la loro posizione che in larga parte verteva sulla configurazione giuridica della società in parola, ovvero se la medesima dovesse essere considerata strumentale (ex art. 4, commi 1 a 3, d.l. 6 luglio 2012, n. 95) oppure società destinata a soddisfare fabbisogni generali. Qualora si trattasse della seconda ipotesi ne risulterebbe l"illegittimità dello scioglimento anticipato, motivato con esplicito richiamo all"art. 4, commi da 1 a 3 del d.l. 6 luglio 2012, n. 95, non trattandosi di una società strumentale soggetta ad obbligo di dismissione.

  1. la pronuncia della Corte Costituzione n. 229 del 2013, nella quale si legge che: "Posto che la definizione dei servizi di interesse generale trova nella normativa dell'Unione europea i suoi fondamenti, e che, alla luce di essa, tali servizi corrispondono ad attività (anche commerciali) orientate al bene della collettività e pertanto vincolate a specifici obblighi di servizio pubblico da parte delle autorità, tra le quali si annoverano, ad esempio, i trasporti, i servizi postali, le telecomunicazioni, è agevole desumere che i servizi pubblici locali rientrano fra i servizi di interesse generale"
  2. la qualificazione dei servizi svolti dalla società in parola deve essere risolta, al di là del possibile oggetto sociale, prendendo a parametro la realtà dei fatti;
  3. dei servizi dedotti nell"oggetto sociale, l"unico servizio effettivamente qualificabile come servizio pubblico potrebbe essere quello della consegna dei pasti alle persone sole e bisognose;
  4. si tratta, tuttavia, di una particolare prestazione che non appare sufficiente a qualificare l"attività della società come prestazione di servizi pubblici e non anche di servizi strumentali, i quali ultimi risultano, in assenza di qualsiasi principio di prova fornito da controparte, nettamente prevalenti;
  5. da quanto sopra discende che nel caso di specie, trattandosi di una società strumentale, in perdita, il Comune aveva l"obbligo di legge di provvedere alla messa in liquidazione della suddetta società in house;
  6. il Comune, unico socio della società, può "sempre e comunque", in quanto ente che ha provveduto alla costituzione della società, disporre in merito alla sua liquidazione;
  7. la società in parola, comunque, dovendosi qualificare tra le società c.d. strumentali doveva essere liquidata ai sensi dell"art. 4 del d.l. 95/2012, benché (come abbiamo avuto modo di ribadire in più occasioni su questo sito) non è scevro di antinomie e contraddizioni;
  8. trattasi di antinomie che sono state superate dal d.l. 179/2012, che ha introdotto la discrezionalità dell"ente nella valutazione dell"opportunità dello scioglimento (attraverso l"elaborazione di un piano di ristrutturazione e razionalizzazione).

Avuto riguardo a quest"ultimo aspetto, i giudici amministrativi segnalano che il Comune, benché non abbia provveduto a stendere un vero e proprio piano di ristrutturazione e razionalizzazione, "risulta aver effettuato, oltre ad una ricognizione degli obblighi di legge, anche una valutazione in concreto dell"opportunità della scelta, in un"ottica di concreto risparmio della spesa. Peraltro il tutto è stato deliberato celermente al fine di consentire l"affidamento dei servizi per il nuovo anno scolastico."

Alla luce della decisione in commento, risulta ancora una volta rafforzata la posizione degli enti locali: essi godono di un"autonomia decisionale sulle forme giuridico-organizzative da adottare per il perseguimento degli interessi istituzionali, finanche giungendo alla liquidazione dello strumento a suo tempo individuato per la realizzazione di quegli interessi. E conseguentemente sceglierne un altro (come nel caso di specie l"esternalizzazione a favore di una cooperativa sociale).



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