Legislazione e Giurisprudenza, Generalità, varie -  Santuari Alceste - 2013-07-13

LEA AGGIUNTIVI E VINCOLI DI BILANCIO – Corte cost. 104/13 – Alceste SANTUARI

Con sentenza 29 maggio 2013, n. 104, i giudici costituzionali hanno dichiarato illegittimo l"art. 3, l.r. Abruzzo 17 luglio 2012, n. 33, riguardante, inter alia, il rimborso ai cittadini affetti da patologie oncologiche.

Il Presidente del Consiglio dei ministri ha promosso questione di legittimità costituzionale dell"articolo 3 in riferimento agli artt. 117, terzo comma, e 120, secondo comma, della Costituzione.

La disposizione impugnata prevedeva, al primo comma, la corresponsione, in favore dei cittadini affetti da patologie oncologiche, dei rimborsi previsti dalla legge della Regione Abruzzo 9 febbraio 2000, n. 6 (Disposizioni finanziarie per la redazione del bilancio di previsione della Regione Abruzzo per l"anno 2000. Legge finanziaria regionale). All"uopo, il secondo comma disponeva circa uno stanziamento di € 200.000,00, attinto dal capitolo di entrata denominato «Entrate derivanti dal 50 per cento degli oneri di urbanizzazione per il recupero dei sottotetti», con speculare istituzione di un nuovo capitolo di spesa denominato «Interventi socio assistenziali per la maternità, l"infanzia, l"adolescenza e la famiglia».

Ad avviso dell"Avvocatura dello Stato, la norma regionale con la provvidenza economica in esame, garantisce «ai residenti della Regione Abruzzo livelli di assistenza ulteriori rispetto a quelli stabiliti a livello nazionale». Conseguentemente, il Governo ha ritenuto che la legge in parola eccedesse "dalle competenze regionali" e si ponesse "in contrasto con gli obiettivi di risanamento imposti dal Piano di rientro che non consente l"erogazione di prestazioni economiche ulteriori rispetto a quelle elencate dallo stesso», in violazione, da un lato, dell"art. 117, terzo comma, Cost. e, dall"altro, dell"art. 120, secondo comma, Cost.

I giudici costituzionali hanno ritenuto fondata la questione sollevata, così statuendo:

1. l"autonomia legislativa concorrente delle Regioni nel settore della tutela della salute ed in particolare nell"ambito della gestione del servizio sanitario può incontrare limiti alla luce degli obiettivi della finanza pubblica e del contenimento della spesa, peraltro in un «quadro di esplicita condivisione da parte delle Regioni della assoluta necessità di contenere i disavanzi del settore sanitario» (sentenze n. 91 del 2012 e n. 193 del 2007);
2. da quanto sopra espresso, pertanto, il legislatore statale può «legittimamente imporre alle Regioni vincoli alla spesa corrente per assicurare l"equilibrio unitario della finanza pubblica complessiva, in connessione con il perseguimento di obiettivi nazionali, condizionati anche da obblighi comunitari» (sentenze n. 91 del 2012, n. 163 del 2011 e n. 52 del 2010);
3. le disposizioni contenute nelle leggi finanziarie inerenti la necessità di contenere le spese, possono essere qualificate «come espressione di un principio fondamentale diretto al contenimento della spesa pubblica sanitaria e, dunque, espressione di un correlato principio di coordinamento della finanza pubblica» (sentenze n. 91 del 2012, n. 163 e n. 123 del 2011, n. 141 e n. 100 del 2010);
4. le norme richiamate hanno reso vincolanti per le Regioni gli interventi individuati negli accordi di cui all"art. 1, comma 180, della legge 30 dicembre 2004, n. 311 (Disposizioni per la formazione del bilancio annuale e pluriennale dello Stato. Legge finanziaria 2005), finalizzati a realizzare il contenimento della spesa sanitaria ed a ripianare i debiti anche mediante la previsione di speciali contributi finanziari dello Stato (sentenza n. 91 del 2012);
5. la Corte ha già dichiarato l"illegittimità costituzionale di norme regionali istitutive di misure di assistenza supplementare «in contrasto con l"obiettivo dichiarato del Piano di rientro di riequilibrare il profilo erogativo dei livelli essenziali di assistenza» (sentenza n. 32 del 2012), ovvero istitutive di uffici al di fuori delle previsioni del Piano di rientro (sentenza n. 131 del 2012), o ancora di disposizioni regionali «in controtendenza rispetto all"obiettivo del contenimento della spesa sanitaria regionale» (sentenza n. 123 del 2011);
6. l"assunzione, quindi, a carico del bilancio regionale di oneri aggiuntivi per garantire un livello di assistenza supplementare in contrasto con gli obiettivi di risanamento del Piano di rientro, viola il principio di contenimento della spesa pubblica sanitaria, quale principio di coordinamento della finanza pubblica e, in definitiva, l"art. 117, terzo comma, Cost.;
7. debbono essere considerati come negativamente interferenti con l"obiettivo di contenimento dei costi pubblici interventi non previsti nel Piano di rientro che possano aggravare il disavanzo sanitario regionale (sentenza n. 131 del 2012), quali «l"introduzione di livelli essenziali di assistenza aggiuntivi», che determinano una «incoerenza della legislazione regionale rispetto agli obiettivi fissati dal Piano di rientro del deficit sanitario» (sentenza n. 32 del 2012).

In sintesi, si può affermare che ciò che in una fase ordinata dell"economia (rectius: in assenza dell"attuale situazione di crisi economico-finanziaria) era stato considerato dal legislatore come un potenziale incentivo ad incrementare i LEA assicurati ai cittadini delle singoli regioni, attraverso la facoltà per i singoli legislatori regionali di prevedere LEA aggiuntivi rispetto a quelli fissati a livello nazionale, debbono considerarsi contrari alla necessità di mantenere i costi sanitari sotto controllo.

Pertanto, come abbiamo avuto modo di sottolineare su questo sito, il diritto alla salute, seppure "aggiuntivo" risulta sacrificato alle esigenze dei contenimento dei costi sanitari. Considerato il particolare ambito di terapie disciplinato dall"articolo censurato dalla Corte costituzionale, forse i giudici avrebbero potuto raccordare in modo diverso il rapporto tra i piani di rientro della sanità regionale e l"esigenza di fruizione dei livelli essenziali di assistenza.



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