Changing Society, Opinioni, ricerche -  Tarantino Gianluca - 2013-07-02

LEFEBVRIANI: NO ALL'ACCORDO CON ROMA NELL'ANNIVERSARIO DELLE CONSACRAZIONI - Gianluca TARANTINO

Nella ricorrenza del 25° anniversario delle Consacrazioni Episcopali conferite da Mons. Marcel Lefebvre ai quattro vescovi (Mons. Bernard Fellay, Mons. Bernard Tissier de Mallerais, Mons. Alfonso de Galarreta, Mons. Richard Williamson ) della Fraternità Sacerdotale San Pio X (d'ora in poi, per brevità, Fraternità o FSSPX) anche contro il volere dell'allora Pontefice Giovanni Paolo II, sul sito italiano della Fraternità si legge un comunicato di ringraziamento e di "gratitudine a Mons. Marcel Lefebvre e a Mons. Antonio De Castro Mayer per l'atto eroico che hanno avuto il coraggio di porre, il 30 giugno 1988". Tale documento appare di notevole interesse perchè da esso si comprende che, al momento, ogni ipotesi di riconciliazione e riconoscimento giuridico ufficiale della Fraternità , all'interno della Chiesa Cattolica, sembra messo da parte.

E' noto che i colloqui dottrinali svoltisi negli anni 2009 – 2011 non ha sortito effetti , come ben evidenziato nella dichiarazione di M. Fellay dopo il capitolo generale della FSSPX del luglio 2012, che  si può leggere qui: http://www.unavox.it/Documenti/Doc0426_In ,sebbene  proprio il Superiore Generale M. Fellay in più occasioni abbia tentato di giungere ad un accordo con il Vaticano, anche a scapito di divisioni e contrasti all'interno della stessa Fraternità (che sono culminati con l'espulsione, nell'ottobre 2012, di M. Williamson dalla Fraternità, come si legge qui:   http://www.unavox.it/Documenti/Doc0451_Comunicato_esplusione_Williamson_24.10.2012.html) Da ultimo, anche il tentativo di riallacciare il discorso – per la verità, su basi diverse da quelle dottrinali, come più volte richiesto dai membri della FSSPX - di  M. Di Noia, vice presidente della Commissione Ecclesia Dei, che si legge qui: http://blog.messainlatino.it/2013/01/lettera-di-mons-di-noia-vice-presidente.html

Nonostante la cauta apertura di Benedetto XVII alle istanze della FSSPX, soprattutto richiamando il noto discorso alla Curia romana del 22 dicembre 2005 (che si può leggere qui: http://www.vatican.va/holy_father/benedict_xvi/speeches/2005/december/documents/hf_ben_xvi_spe_20051222_roman-curia_it.html) - accompagnato dalla revoca delle scomuniche ai quattro Vescovi e nel Motu Proprio Sommorum Pontificum che ha ritenuto mai abolita la messa di San Pio V e, quindi,  di fatto, consentendo ad ogni sacerdote di celebrarla: leggilo qui: http://www.unavox.it/Documenti/doc0170_MPSP_doc.htm - nel quale si cercava di interpretare il concilio Vaticano II in una ermeneutica della continuità piuttosto che in una ermeneutica della rottura (quest'ultima interpretazione anche respinta da Benedetto XVII), nel comunicato si legge che "al seguito di Mons. Lefebvre affermiamo che la causa dei gravi errori che stanno demolendo la Chiesa non risiede in una cattiva interpretazione dei testi conciliari – in una "ermeneutica della rottura" che si opporrebbe ad una "ermeneutica della riforma nella continuità" - , ma piuttosto nei testi stessi, a causa della scelta inaudita operata dal Concilio Vaticano II. Questa scelta si manifesta nei suoi documenti e nel suo spirito: di fronte all' "umanesimo laico e profano", di fronte alla "religione (poiché tale è) dell'uomo che si fa Dio", la Chiesa, unica detentrice della Rivelazione "del Dio che si è fatto uomo", ha voluto far conoscere il suo "nuovo umanesimo" dicendo al mondo moderno: "Anche noi, e più di chiunque altro, abbiamo il culto dell'uomo" (Paolo VI, Discorso di chiusura, 7 dicembre 1965). Ora, questa coesistenza del culto di Dio e del culto dell'uomo si oppone radicalmente alla fede cattolica che ci insegna a rendere il culto supremo e a riconoscere il primato esclusivamente al solo vero Dio e al suo Unigenito, Gesù Cristo, nel quale "abita corporalmente la pienezza della divinità" (Col. 2,9)".

Orbene, non è più centrale la questione dell'interpretazione dei testi del Concilio Vaticano II, ma sono proprio i testi conciliari ad essere in contrasto, secondo la FSSPX, con la Tradizione della Chiesta e con i suoi precedenti insegnamenti, tanto da sovvertire proprio quanto insegnato dalla Chiesa in precedenza, essendo espressione, per contro, di "un magistero imbevuto dei principi modernisti del soggettivismo, dell'immanentismo e in perpetua evoluzione, conformemente al falso concetto della tradizione vivente, in quanto altera la natura, il contenuto, il ruolo e l'esercizio del magistero ecclesiastico".

Come noto, i punti di contrasto della FSSPX con i testi conciliari, come già segnalati da M. Lefevbre durante il concilio – lo stesso Lefevbre era uno dei padri conciliari – riguardano (schema ripreso dal libro di Don J. M. Gleize, Vaticano II. Dibattito aperto. Questioni disputate sul XXI Concilio Ecumenico, ed. Ichthys, 2013: Don Gleize era uno sacerdoti dalla FSSPX che ha partecipato ai colloqui dottrinali intercorsi con le autorità della Ecclesia Dei del Vaticano, nel tentativo di giungere ad un accordo):

1)La dottrina sulla libertà religiosa espressa nel paragrafo 2 della Dichiarazione Dignitatis Humanae, che contraddice gli insegnamenti di Gregorio XVI nell'enciclica Mirari Vos, di Pio IX nell'enciclica Quanta Cura, di Leone XIII nell'enciclica Immortale Dei e di Pio XI nell'enciclica Quas Primas;

2)La dottrina sulla Chiesa espressa nel paragrafo 8 della Costituzione Lumen gentium, che si pone in contrasto con gli insegnamenti di Pio XII nelle encicliche Mystici corporis e Humani generis;

3)La dottrina sull'ecumensimo, espressa nel paragrafo 8 della Costituzione Lumen gentium e nel paragrafo della Costituzione Unitatis redintegratio, che contraddice gli insegnamenti di Pio IX nelle preposizioni 16 e 17 del Sillabo, di Leone XIII nell'enciclica Satis Cognitum e di Pio XII nell'enciclica Mortalium Animos;la dottrina sulla collegialità espressa del paragrafo 22 della Costituzione Lumen gentium, che contraddice gli insegnamenti del Concilio Vaticano I sull'unicità del soggetto titolare del potere supremo nella chiesa, come espresso nella Costituzione Pastor Aeternus.

Su questi specifici punti, il comunicato è nettissimo e non lascia strada ad eventuali ambiguità e ipotesi, nell'immediato, riconciliazioni:

Sulla libertà religiosa:

"La libertà religiosa esposta in Dignitatis humanae la sua applicazione pratica da cinquant'anni conducono logicamente a chiedere al Dio fatto uomo di rinunciare a regnare sull'uomo che si fa Dio; il che equivale a dissolvere Cristo. Al posto di una condotta ispirata da una fede solida nel potere reale di Nostro Signore Gesù Cristo, noi vediamo la Chiesa vergognosamente guidata dalla prudenza umana e a tal punto dubbiosa di sé che chiede agli Stati soltanto ciò che le logge massoniche vogliono concederle: il diritto comune, nel mezzo e allo stesso livello delle altre religioni, che essa non osa più chiamare false"

Sull'ecumenismo

"Nel nome di un ecumenismo onnipresente (Unitatis Redintegratio) e di un vano dialogo interreligioso (Nostra Aetate) la verità sull'unica Chiesa è taciuta; così la stragrande maggioranza dei pastori e dei fedeli, non vedendo più in Nostro Signore e nella Chiesa Cattolica l'unica via della salvezza, hanno rinunciato a convertire i seguaci delle false religioni, lasciandoli nell'ignoranza dell'unica Verità. In questo modo l'ecumenismo ha letteralmente ucciso lo spirito missionario attraverso la ricerca di una falsa unità, riducendo troppo spesso la missione della Chiesa alla proclamazione di un messaggio di pace puramente terrena e ad un ruolo umanitario di sollievo alla miseria nel mondo, mettendosi così al seguito delle organizzazioni internazionali".

Sulla collegialità

"L'indebolimento della fede nella divinità di Nostro Signore favorisce una dissoluzione dell'unità dell'autorità nella Chiesa, introducendovi uno spirito collegiale, egalitario e democratico (cfr. Lumen Gentium). Cristo non è più il capo da cui deriva tutto, in particolare l'esercizio dell'autorità. Il Sommo Pontefice, che non esercita più effettivamente la pienezza della sua autorità, così come i vescovi, i quali – contrariamente agli insegnamenti del Concilio Vaticano I – pensano di poter condividere collegialmente e in maniera abituale la pienezza del potere supremo, ascoltano e seguono oramai, con i sacerdoti, il "popolo di Dio", nuovo sovrano. Questo significa distruzione dell'autorità e di conseguenza rovina delle istituzioni cristiane: famiglie, seminari, istituti religiosi"

Non poteva poi mancare una critica forte al Novus Ordo Missae, ossia la "nuova messa" introdotta da Paolo VI, che è il motivo di contrasto più noto tra la FSSPX ed il Vaticano (ed infatti i sacerdoti della FSSPX celebrano la messa esclusivamente secondo il rito di San Pio V, ossia secondo il Messale Romano antecedente alla riforma liturgica): "La nuova messa, promulgata nel 1969, diminuisce l'affermazione del regno di Cristo attraverso la Croce ("Regnavit a ligno Deus"). Infatti il suo stesso rito sfuma e offusca la natura sacrificale e propiziatoria del sacrificio eucaristico. Soggiacente a questo nuovo rito si trova la nuova e falsa teologia del mistero pasquale. L'uno e l'altra distruggono la spiritualità cattolica fondata nel sacrificio di Nostro Signore sul Calvario. Questa messa è impregnata di uno spirito ecumenico e protestante, democratico e umanista che soppianta il sacrificio della Croce. Essa illustra la nuova concezione del "sacerdozio comune dei battezzati" che deforma il sacerdozio sacramentale del presbitero"

Dopo vari tentativi di accordo, al momento una riconciliazione tra FSSPX e Vaticano resta lontana;  è pur vero che i rapporti tra FSSPX e Vaticano, negli ultimi anni, non sono mai cessati del tutto e vedremo se, eventualmente e su che basi, Papa Francesco abbia intenzione di riannodare i fili del dialogo.



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