Legislazione e Giurisprudenza, Generalità, varie -  Redazione P&D - 2015-12-29

LEGGE 104/92: UNA NORMATIVA ANCORA 'SCOMODA' NELLA SCUOLA – Michela DEL VECCHIO

Sembravano ormai jus receptum sia l"art. 3, comma 3, che il successivo art. 33, comma 5, della Legge 104 del 5 febbraio 1992 (e successive modifiche) tanto da ritenere indiscutibili i precetti negli stessi contenuti ed in particolare l"inderogabile necessità per il dipendente, pubblico o privato, di scegliere il posto di lavoro più vicino per assistere una persona con disabilita" grave ed il correlato e speculare diritto, già costituzionalmente garantito, per il parente di ricevere tale assistenza. Appariva altresì "scontato" che per "persona affetta da handicap" e per la stessa applicabilità dell"art. 33, comma 5, citato si dovesse ritenere non solo il coniuge ma anche il parente o l"affine entro il secondo grado.

Eppure, quando si riteneva ormai certo tale dettato normativo (e ciò anche grazie al contributo di diverse pronunce giurisprudenziali), ecco che il 23 febbraio 2015 viene sottoscritto a Roma il Contratto Collettivo Nazionale Integrativo per la mobilità del personale docente educativo ed A.T.A. per l"a.s. 2015/2016 il cui art. 7, nel disporre del "sistema delle precedenze comuni ed esclusione dalla graduatoria interna d"istituto" (ovvero nello stabilire, in un linguaggio non "scolastico", le cause che comportano l"inamovibilità del personale, docente e non, dalla sede dove era stato assegnato), prevede che nei trasferimenti va riconosciuta sì la precedenza in base all"art. 33, comma 5 e 7, della Legge 104/92 ma soltanto "ai genitori anche adottivi o a chi, individuato dall"autorità giudiziaria competente, esercita legale tutela (e si ritiene che tale espressione, a mio  parere, "datata" possa riferirsi anche all"amministratore di sostegno, ndr) del disabile in situazione di gravità, al coniuge e, limitatamente alla I e II fase al solo figlio": non si tratta dei parenti e degli affini che pure il dettato normativo della legge quadro e le diverse norme susseguitesi sul tema contemplano fra gli "aventi diritto" all"assistenza e, dunque, alla vicinanza lavorativa del familiare che presti loro aiuto.

IL CASO. Una docente che, fino all"applicazione dell"indicato CCNI scuola, svolgeva attività di insegnamento presso un istituto nella stessa città ove risiede una zia ultrassentacinquenne, invalida e necessitante di assistenza continua in quanto non in grado di compiere gli atti quotidiani di vita, all"inizio dell"anno scolastico 2015/2016 – nonostante la reiterata richiesta di rimanere presso la stessa sede scolastica – si è vista negare la preferenza accordatale dalla legge 104/92 con trasferimento a circa 70 km di distanza dal luogo ove risiede la  zia anziana.

Vani sono stati i reclami proposti all"Autorità scolastica competente avverso tale trasferimento e le continue richieste di riavvicinamento in quanto impossibilitata ad aiutare la zia ma a tali richieste veniva sempre opposta l"inapplicabilità della Legge 104 nella scuola per l"assistenza ai parenti ed affini.

La docente si è pertanto vista costretta a chiedere una urgente tutela giurisdizionale  stante le gravi difficoltà in cui versava la zia e le sue pari difficoltà ad assisterla.

LA PRONUNCIA. A ripristinare la corretta situazione giuridica è stato il Tribunale di Frosinone che, con ordinanza pronunciata il 17 dicembre 2015 e recante il numero 12076  "ha ricordato" all"amministrazione  scolastica i dettati normativi della Legge 104 del 1992 (e successive modifiche), gli interventi in merito della Corte Costituzionale, e le pronunce della Suprema Corte che danno priorità all"assistenza delle persone in difficoltà siano esse coniugi, genitori, figli o parenti e affini entro il secondo grado per quanto contemperino tali necessità con eventuali particolari esigenze di organizzazione scolastica, ricordando in ogni caso che il trasferimento del dipendente  non può essere disposto "senza il suo consenso".

Ciò ha imposto una declaratoria di nullità ex art. 1418 c.c. (e quindi disapplicazione) della norma del CCNI in questione che esclude la possibilità di assistenza anche ai parenti ed affini entro il secondo grado per contrasto con la norma imperativa di cui all"art. 33, comma 5, della legge 5 febbraio 1994 n. 104: non prevedere la precedenza nei trasferimenti del personale scolastico (docente e non) che assista un parente ed affine entro il secondo grado disabile determina infatti un"illegittima negazione dell"assistenza di tali soggetti.

La vicenda sopra descritta mette in evidenza che l"assistenza ed il sostegno a persone affette da varie forme di disabilità o comunque prive in tutto in parte di autonomia, nella società contemporanea, non è un dato assolutamente certo ed acquisito nelle nostre coscienze: è sufficiente una norma regolamentare, pur di rango inferiore (come, nel caso illustrato, il CCNI scuola citato), per derogare ad un principio di tutela dei soggetti deboli costituzionalmente garantito.

E mi domando: quanti docenti, trovandosi nella stessa situazione sopra descritta, hanno assentito – non sapendo o non potendo agire diversamente – al trasferimento barcamenandosi fra mille difficoltà ed, in ultimo, anche rinunciando ad assistere una zia, una sorella, una cugina in difficoltà?

A quanto pare sul tema "disabilità" la strada da compiere è ancora lunga: per quanto infatti si sia ampiamente discusso, la coscienza collettiva ancora non ne ha acquisito certezza e consapevolezza visto che è stata sufficiente una "svista" nella regolamentazione di una materia (quale quella dei trasferimenti scolastici) per eludere gravemente una norma di rango costituzionale quale la Legge Quadro 104 del 5 febbraio 1992.



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