Legislazione e Giurisprudenza, Fine vita -  Redazione P&D - 2013-12-09

LEGISLAZIONE REGIONALE E CURE PALLIATIVE - Corte cost. 20.06.2013, n. 141

La Corte costituzionale si è pronunciata sulla legittimità di due leggi regionali sulle cure palliative  e sull'utilizzo di cannabinoidi per fini terapeutici. Si tratta della  legge della Regione Veneto n. 38/2012 e della legge della Regione  Liguria n. 26/2012.

Oggetto del giudizio di legittimità costituzionale in via principale  sono gli artt. 2, commi 1 e 2, 3 e 8, nonché il titolo della legge della  Regione Liguria 3 agosto 2012, n. 26 (Modalità di erogazione dei farmaci e delle preparazioni galeniche a base di cannabinoidi per finalità terapeutiche), e l"art. 5, comma 2, della legge della Regione Veneto 28 settembre 2012, n. 38 (Disposizioni  relative alla erogazione dei medicinali e dei preparati galenici  magistrali a base di cannabinoidi per finalità terapeutiche), per  violazione dell'art. 117, comma 3, Cost. Tali disposizioni riguardano la  disciplina delle modalità di erogazione dei farmaci e delle  preparazioni galeniche a base di cannabinoidi per finalità terapeutiche e  sono ritenute in contrasto con principi fondamentali della normativa  statale in materia di tutela della salute.

Si riportano di seguito i passaggi principali della sentenza; in allegato il testo completo.

Sulla legge della Regione Liguria

La Corte dichiara la manifesta inammissibilità della censura statale  relativa alla disposizione che stabilisce che «le strutture di ricovero ospedaliero  accreditato debbano intrattenere rapporti di convenzione con le  farmacie ospedaliere o territoriali o fornite di laboratorio per  preparazioni magistrali» (art. 3, co. 1, lett. a)), per la genericità  delle doglianze e per la carente individuazione del parametro  interposto.

La Corte dichiara l'infondatezza delle questioni relative all'art. 2, co. 1 (I  derivati della Cannabis, sotto forma di specialità medicinali o di  preparati galenici magistrali, possono essere prescritti dal medico specialista delle seguenti discipline: anestesia e rianimazione, oncologia e neurologia) e all'art. 3, co. 1, lett. b) (in  ambito domiciliare, in caso di cura realizzata con tali modalità,  utilizzando farmaci esteri importati; il farmacista del servizio  pubblico consegna direttamente i farmaci importati al medico o al  paziente, dietro pagamento del solo prezzo di costo  richiesto dal produttore e delle spese accessorie riportate nella  fattura estera. Nel caso di preparazioni galeniche magistrali per  utilizzo extra-ospedaliero fornite da farmacie private su presentazione  di prescrizione del medico specialista di cui all"articolo 2, la spesa  per la terapia è a carico del paziente quando è prescritta su ricettario  bianco. La spesa resta a carico del Servizio Sanitario Regionale solo  qualora il medico che fa la prescrizione sia alle dipendenze del  servizio pubblico e utilizzi il ricettario del Servizio Sanitario  Regionale per la prescrizione magistrale).

Le disposizioni erano state impugnate per violazione dell"art. 117,  terzo comma, Cost., per la mancata distinzione tra «formule magistrali» e  «formule officinali» secondo quanto previsto dalla direttiva relativa  al codice comunitario concernente i medicinali per uso umano. Secondo la  Corte, la disciplina della legge ligure è inequivocabilmente riferita  alle «formule magistrali»: «Sia l"interpretazione sistematica, sia  quella letterale conducono, dunque, a ritenere insussistente, sotto il  profilo indicato, la dedotta violazione dell"art. 117, terzo comma,  Cost.».

Viene impugnato poi l'art. 2, co. 1 e 2 per violazione dell'art. 117  Cost., poiché tali disposizioni invaderebbero la competenza statale in  materia di «qualificazione e […] classificazione dei farmaci», nonché di  «regolamentazione del relativo regime di dispensazione – compres[i]  l"individuazione degli specialisti abilitati a prescriverli [e] i  relativi impieghi terapeutici».

Secondo la Corte, la censura è fondata poiché il legislatore statale è  più volte intervenuto con norme di principio per disciplinare le  modalità di immissione in commercio e di somministrazione dei farmaci.  L'articolo 2 della legge ligure «viola l"art. 117, terzo comma, Cost.,  perché, indicando i medici specialisti abilitati a prescrivere i farmaci  cannabinoidi e definendo le relative indicazioni terapeutiche,  interferisce con la competenza dello Stato a individuare, con norme di  principio tese a garantire l"uniformità delle modalità di prescrizione  dei medicinali nel territorio nazionale, gli specialisti abilitati alla  prescrizione del farmaco o principio attivo, nonché i relativi impieghi  terapeutici».

Viene inoltre dichiarata l"illegittimità in via consequenziale di due  disposizioni della legge regionale: l"art. 2, comma 3, secondo cui  «hanno possibilità di prescrizione anche i medici specialisti operanti  nei Centri di cure palliative pubblici e convenzionati», e l"art. 3,  comma 1, lettera b), secondo periodo, limitatamente alle parole «su  presentazione di prescrizione del medico specialista di cui all"articolo  2».

Sulla legge della Regione Veneto

Viene impugnato l'art. 5, co. 2, della legge regionale poiché impone  alla Giunta regionale di stipulare convenzioni con soggetti – il Centro  per la ricerca per le colture industriali di Rovigo e lo Stabilimento  chimico farmaceutico militare di Firenze – attualmente privi delle  autorizzazioni prescritte dalla normativa statale. Questo attuerebbe  «una sostanziale autorizzazione ex lege, che eccede dalle competenze  regionali in materia», ponendosi in contrasto con i principi  fondamentali desumibili dalle norme statali che disciplinano il regime  autorizzatorio per la produzione di principi attivi stupefacenti a fini  medici.

La censura è dichiarata non fondata perché, secondo la Corte, la  disposizione non obbliga la Giunta, ma le riconosce una mera facoltà.

Una norma analoga è contenuta anche nell'art. 8 della legge ligure.  Questa volta la Corte dichiara la questione fondata perché la  disposizione regionale si pone in contrasto con la disciplina  autorizzatoria statale, che rientra tra i principi fondamentali in  materia di tutela della salute, essendo posta a garanzia di un diritto  fondamentale della persona.

Tratto da www.biodiritto.org



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