Legislazione e Giurisprudenza, Reato -  Gasparre Annalisa - 2016-04-24

Legittima difesa e fallo antisportivo – Cass. pen. 6342/16 – Annalisa Gasparre

Quando si parla di sport si è soliti evocare la c.d. scriminante sportiva, fattispecie atipica (meglio, "non codificata") nata dalla critica all"utilizzo di fattispecie tipizzate di scriminati. Si veda, su questa Rivista, L"esercizio dell"attività sportiva e il diritto penale (28 marzo 2014).

Nel caso in esame, l"atleta aveva realizzato un fallo antisportivo (tanto che veniva espulso). Sotto esame è però la condotta della vittima che reagiva alla condotta colpendo l"avversario con un pugno al volto che determinava l"accusa per lesioni personali.

L"attenzione, quindi, dal soggetto autore della condotta sportiva censurabile si sposta a colui che subisce quella condotta e ne pone in essere un"altra penalmente rilevante.

Ritenuto colpevole e condannato anche al risarcimento dei danni in favore della parte offesa, invoca la legittima difesa (riconosciuta dal giudice di pace, negata dal tribunale quale giudice d"appello, ritenuta plausibile, infine, dalla Corte di cassazione).

Dal "referto arbitrale" emerge che l"atleta del gesto antisportivo aveva tenuto anche un atteggiamento aggressivo nei confronti dell"avversario (che poi reagì). Emergeva dalle deposizioni testimoniali, poi, che l"autore del fallo era stato eccessivamente provocatorio e ciò, secondo i magistrati, rende plausibile l"ipotesi della legittima difesa.

Corte di Cassazione, sez. V Penale, sentenza 14 dicembre 2015 – 16 febbraio 2016, n. 6342

Presidente Sabeone – Relatore Settembre

Ritenuto in fatto

1. II Tribunale di Pesaro, quale giudice d'appello avverso i provvedimenti del Giudice di pace, ha, con la sentenza impugnata, emessa su appello della parte civile, in totale riforma di quella assolutoria emessa dal primo giudice, condannato B.G. al risarcimento dei danni in favore di F.S., colpito al volto con un pugno nel corso di una partita di pallacanestro. Secondo la ricostruzione operata dal giudicante, il B., dopo aver subìto un fallo di gioco ed essere stato aggredito da F., sferrò un pugno al volto di quest'ultimo mentre non era più in pericolo per la propria incolumità, provocandogli lesioni guarite in venti giorni.

2. Ha presentato ricorso per Cassazione l'imputato a mezzo del difensore lamentando, innanzitutto, un vizio di motivazione con riguardo al disconoscimento della legittima difesa, affermata, invece, dal primo giudice. Si duole, in particolare, del fatto che il Tribunale abbia attribuito valenza dimostrativa, sotto il profilo della responsabilità, al referto arbitrale invece che alle dichiarazioni dei testi, i quali avevano invece chiarito che F. era stato "eccessivamente provocatorio" e che solo l'intervento di altri giocatori impedì che i suoi colpi andassero a segno; nonché del fatto che il giudice d'appello abbia trascurato la

perizia medico-legale espletata in primo grado, la quale aveva concluso per l'irrilevanza penale del fatto. Sottolinea che la proporzionalità della reazione va valutata con giudizio ex ante e che occorre tener conto di tutte le circostanze concrete in cui si è sviluppata la reazione, onde accertare "l'esistenza dei canoni della proporzione e della necessità di difesa".

Con altro motivo lamenta la violazione dell'art. 597 cod. proc. pen., per la ragione che è stata riconosciuta all'appellante una provvisionale in assenza di gravame sul punto e dei necessario supporto probatorio per la quantificazione del danno.

3. Con "motivi nuovi" depositati il 15/7/2015 l'imputato lamenta la violazione dei principio, di origine giurisprudenziale, secondo cui la rivalutazione delle prove dichiarative da parte del giudice d'appello deve passare attraverso la riassunzione diretta della testimonianza.

Considerato in diritto

E' fondato il primo motivo di ricorso, che è assorbente rispetto agli altri. L'episodio è stato concordemente ricostruito dai giudici di merito nel senso che fu F. G. ad assumere dopo aver compiuto un fallo di gioco un atteggiamento aggressivo nei confronti dell'imputato, il quale reagì colpendo l'avversario al volto con un pugno. Il Tribunale andando di contrario avviso rispetto al Giudice di pace ha ritenuto di escludere la legittima difesa sulla base dei referto arbitrale, nel quale stando a quanto riportato in sentenza era attribuita la   responsabilità dell'occorso solo parzialmente a F. G., in quanto questi, dopo aver posto in essere "un fallo antisportivo" ed essere stato, per questo, espulso dal campo, "si è accanito contro il n. 21 B., il quale reagiva dando un pugno in volto al G.".

A tale referto il Tribunale ha attribuito "una valenza dimostrativa incontestabile", tale da mettere in cattiva luce (nel senso di svelarne l'inaffidabilità) l'arbitro (F.V.) che lo aveva redatto e il referti sta ufficiale (B.E.), i quali, esaminati a dibattimento, hanno parlato della necessità di B. di difendersi dall'aggressione della persona offesa. Da qui la conclusione che "la vittima non aveva inferto lesioni all'imputato" e che questi "poteva sottrarsi  all'aggressione, semplicemente allontanandosi dal luogo dello scontro".

Tale conclusione non poggia, però, su dati probatori certi, perché come rimarcato dalla difesa dell'imputato il referto arbitrale non sembra avere la significazione attribuitagli dal Tribunale ed è difficilmente interpretabile senza le delucidazioni di chi lo ha redatto, giacché "accanirsi" contro una persona può significare molte cose, tra cui ingiuriarla e minacciarla, ma anche attentare alla sua incolumità fisica. Il disfavore con cui il Tribunale ha valutato la testimonianza di V. e B. non appare giustificato, pertanto, dal tenore del referto arbitrale, che va valutato insieme agli altri elementi di prova emersi dall'istruttoria e non può costituire esso solo la prova della "compiacenza" dei testimoni verso l'imputato.

La motivazione con cui è stata esclusa la legittima difesa non resiste, pertanto, alle critiche sollevate dalla difesa, per cui si impone l'annullamento della sentenza impugnata e stante l'intervenuta prescrizione del reato dopo la sentenza d'appello il rinvio al competente giudice civile.

P.Q.M.

Annulla la sentenza impugnata con rinvio per nuovo esame al Giudice civile competente per valore in grado di appello.



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