Legislazione e Giurisprudenza, Appalti -  Santuari Alceste - 2014-07-27

LEGITTIMO LAFFIDAMENTO DI SPL A SOCIETA MISTE – Corte cost. n. 199/2014 – Alceste SANTUARI

La Corte costituzionale, con sentenza 16 luglio 2014, n. 199, ha ritenuto legittima la previsione contenuta nell"art. 6, comma 1, della l.r. Sardegna n. 25 del 2012, in forza della quale gli enti locali possono affidare lo svolgimento dei servizi di interesse generale non soltanto a società "a totale partecipazione pubblica", ma anche a società "a partecipazione mista pubblica privata".

A sostegno della illegittimità costituzionale della norma impugnata, il ricorrente Presidente del Consiglio dei ministri ha affermato che la disposizione si porrebbe "in contrasto con il diritto dell"Unione europea, violando in tal modo l"art. 117, primo comma, della Costituzione." La Presidenza del Consiglio dei Ministri ha ritenuto che, a seguito della sentenza della Corte costituzionale n. 199 del 2012, nell"ordinamento giuridico italiano trova immediata applicazione la normativa europea sulle regole concorrenziali minime in tema di gara ad evidenza pubblica per l"affidamento della gestione di servizi pubblici di rilevanza economica, ricompresi nei «servizi di interesse generale».

L"Avvocatura dello Stato, richiamando i principi di diritto affermati dalla Corte di giustizia dell"Unione europea che consentono l"affidamento diretto di un servizio, senza gara ad evidenza pubblica volta all"attuazione dei principi di libera concorrenza, in favore delle società in house soltanto a determinate condizioni, non ritiene legittima la previsione secondo cui i servizi in parola possano essere affidati anche ad una società mista.

La difesa dello Stato ha richiamato altresì l"interpretazione dei principi del diritto dell"Unione europea operata, in senso meno rigoroso, dal Consiglio di Stato, secondo il quale l"affidamento diretto può ritenersi legittimo alle seguenti condizioni: a) esista un"apposita norma che consenta il ricorso alla società mista; b) con la gara indetta per la scelta del socio privato sia realizzato anche l"affidamento dell"attività operativa della società al privato (cosiddetta gara "a doppio oggetto"); c) siano adeguatamente delimitate le finalità della società mista cui affidare il servizio senza gara; d) siano motivate, in modo approfondito, le ragioni di questa scelta organizzativa; e) sia stabilito un limite temporale ragionevole alla durata del rapporto sociale, al quale si accompagni la previsione espressa della «scadenza del periodo di affidamento», evitando, in tal modo, che il socio divenga socio stabile della società mista, prevedendo che dagli atti di gara siano chiarite le modalità per l"uscita del socio stesso, nel caso in cui all"esito della successiva gara egli risulti non più aggiudicatario.

Secondo la difesa dello Stato, da ciò seguirebbe che, "configurandosi l"affidamento diretto sempre come eccezione di stretta interpretazione al sistema delle gare, l"art. 6, comma 1, della legge reg. Sardegna n. 25 del 2012, nella parte in cui esclude il ricorso a procedure competitive di evidenza pubblica per l"affidamento di servizi di interesse generale non solo «a società a totale partecipazione pubblica» ma anche a «società a partecipazione mista pubblica privata» si porrebbe in contrasto con il diritto dell"Unione europea che prescrive, nel caso di specie, una selezione con gara "a doppio oggetto" del socio privato."

I giudici costituzionali non hanno ritenuto fondata l"eccezione di legittimità costituzionale avanzata dal Presidente del Consiglio dei Ministri. In particolare, la Corte,

1. dopo aver richiamato la corrispondenza tra l"espressione «servizio pubblico locale di rilevanza economica» o «servizio di interesse generale» dell"ente locale e quella di «servizio di interesse economico generale» (SIEG), rinvenibile, in particolare, negli artt. 14 e 106 del TFUE (ex plurimis, sentenza n. 325 del 2010, punto 6.1. del Considerato in diritto). Ne consegue che la norma censurata, riferendosi ai servizi pubblici locali a rilevanza economica,

2. e quindi aver ricondotto la norma impugnata all"ambito materiale relativo alla tutela della concorrenza

ha così motivato la propria decisione:

  1. ai spl (ovvero ai SIEG) si applicano unicamente la normativa e la giurisprudenza comunitarie, senza alcun riferimento a leggi interne;
  2. il diritto dell'Unione europea consente, purché ricorrano le condizioni, l'affidamento diretto del servizio di rilevanza economica anche a società cosiddette miste;
  3. il diritto dell"Unione europea esprime un vero e proprio favor legis per il partenariato pubblico/privato e gli organismi misti;
  4. la giurisprudenza comunitaria non esclude che il legislatore, come nel caso di specie, possa disporre l'affidamento diretto del servizio pubblico a società miste, purché sia rispettata la condizione della gara ad evidenza pubblica per la scelta del socio, con contestuale affidamento del servizio;
  5. l'art. 6, c. 1, della legge regionale Sardegna, prevede anzitutto, ponendo una regola generale, l'affidamento dei servizi pubblici di interesse generale dell'ente locale mediante procedure ad evidenza pubblica;
  6. in alternativa, la stessa legge consente l'affidamento diretto del servizio ad organismi "a partecipazione mista pubblica privata" o "a totale partecipazione pubblica", nel "rispetto della normativa comunitaria";
  7. il rinvio ai principi del diritto dell'Ue è ribadito anche dal c. 2 dello stesso art. 6 della l. reg. n. 25 del 2012 - non impugnato nel presente giudizio - il quale afferma che "Gli enti locali motivano sulle ragioni della scelta della forma di affidamento adottata ai sensi del c. 1 e sulla sussistenza al riguardo dei requisiti previsti dall'ordinamento comunitario";
  8. ne consegue che la norma censurata non soltanto non esclude che la concessione dei servizi venga affidata ad una società mista, il cui socio privato sia individuato attraverso una gara "a doppio oggetto", ma, in ragione del rinvio al diritto dell'Ue, impone l'obbligatorietà di tale procedura;
  9. la norma impugnata, correttamente interpretata nel senso suindicato, nella parte in cui prevede l'affidamento diretto dei servizi pubblici locali ad organismi a partecipazione mista pubblico/privata, presupponendo infatti che il socio privato della società mista venga scelto con procedura ad evidenza pubblica e con gara cosiddetta "a doppio oggetto", nella quale siano contestualmente definite le caratteristiche del servizio, esaurisce, in tal modo, la fase concorrenziale e ottempera a tutti i requisiti richiesti dal diritto dell'Ue.

La sentenza de qua, confermando l"applicazione del diritto europeo alla materia riguardante i spl (o SIEG), avvalora gli affidamenti degli stessi a società partecipate dagli enti locali, in coerenza con le precedenti pronunce (n. 199 del 2012, n. 229 e 236 del 2013).



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