Legislazione e Giurisprudenza, Adozione, affido etero-familiare -  Zorzini Alex - 2014-08-30

LESBICA ADOTTA FIGLIA DELL'ALTRA: NON E ADOZIONE GAY - Trib. Min. Roma n. 299/14 – A. D. ZORZINI

La sentenza n. 299/14 del Tribunale per i minorenni di Roma con cui è stato accolto il ricorso ex art. 44, co. 1, lett. d) della l. 184/83 (come modificata dalla successiva l. 149/2001) ha destato molto clamore.

Del resto, non potrebbe essere diversamente: il ricorso è stato presentato da una donna, convivente con la donna madre della bambina adottata, la quale ultima chiama mamma entrambe le adulte.

I giornali parlano genericamente di adozione gay, facendo intendere che una coppia di persone omosessuali possa adottare un bambino per mano di un giudice, benché la legge disponga diversamente.

In particolare, non viene dato il giusto risalto al fatto che ci si trovi in presenza di una adozione in casi particolari.

Il fatto.

Il citato ricorso ex art. 44, co. 1, lett. d), l. 184/83 trae origine dal rapporto instaurato tra due donne.

La relazione sentimentale tra le due era iniziata nel 2003, proseguita con la convivenza nel 2004, cui era seguita la nascita della bambina per mezzo di inseminazione artificiale.

Fin dalla nascita della piccola, tale famiglia di fatto ha sempre vissuto nella medesima abitazione, dividendosi incombenze e ruoli genitoriali.

Dall"istruttoria svolta dal tribunale è emerso un ambiente familiare sereno ed equilibrato.

La sentenza.

La sentenza n. 299/14 del Tribunale per i minorenni di Roma è chiamata a sciogliere due nodi giuridici e molti pregiudizi di fatto: (I) l"adottante non è sposata con il genitore della bambina; (II) si è in presenza di una convivenza tra persone dello stesso sesso.

Quanto al primo aspetto, il Giudice di Roma esordisce richiamando il comma 3 dell"art. 44 L. A. secondo cui tre dei quattro casi tassativi previsti dalla norma citata (quelli di cui alle lett. a, c, d) sono consentiti "oltre che ai coniugi, anche a chi non è coniugato".

Tale precisazione diventa indispensabile premessa per giustificare normativamente la posizione dell"adottante, non unita in matrimonio con la madre della bambina (si consideri, a tal proposito, che il matrimonio da esse celebrato in Spagna non ha effetti giuridici nel nostro Paese).

Secondariamente, poichè fra le ipotesi previste, il ricorso si richiama alla lett. d) ("quando vi sia la constata impossibilità di affidamento preadottivo"), il Tribunale non aderisce alla tesi della Procura secondo cui nella fattispecie de qua la norma richiamata è inapplicabile per la mancanza del presupposto dell"affidamento preadottivo, consistente nell"abbandono morale e materiale della piccola (dato che essa è accudita e seguita nella crescita dalle due donne e non certo abbandonata).

Per il Giudice specializzato, invece, è preferibile richiamarsi alla "prassi applicativa seguita negli anni "80", secondo cui l"impossibilità dell"affidamento preadottivo deve essere valutata non unicamente come impossibilità di fatto (circostanza esclusa "perché la bambina ha una madre naturale pienamente in grado di occuparsene"), ma (anche) come impossibilità di diritto.

A sostegno di un tanto si portano due argomentazioni: la lettera della legge, che è chiara nel richiedere come presupposto dell"adozione l"impossibilità dell"affidamento preadottivo senza ulteriori specificazioni; la realizzazione dell"interesse del minore anche nelle convivenze di fatto (C. Cost. 198/86; C. App. Firenze, 1274/12; Trib. Min. Milano, 626/07).

Quanto al secondo aspetto, la relazione omosessuale tra le due donne, il Tribunale non può che notare che l"art. 44, co. 1, lett. d) "non discrimina tra coppie conviventi eterosessuali o omosessuali" e diversamente argomentando "si porrebbe in conflitto con il dato costituzionale".

A tal proposito, la sentenza richiama quanto espresso dalla Cassazione in una pronuncia relativa all"affidamento condiviso di un bambino a due genitori, uno dei quali aveva intrapreso una relazione omosessuale con una donna, il che aveva indotto il padre a chiedere per sé l"affidamento esclusivo del minore: "alla base della doglianza del ricorrente non sono poste certezze scientifiche o dati di esperienza, bensì il mero pregiudizio che sia dannoso per l"equilibrato sviluppo del bambino il fatto di vivere in una famiglia incentrata su una coppia omosessuale. In tal modo si dà per scontato ciò che invece è da dimostrare: ossia la dannosità di quel contesto familiare per il bambino" (Cass. 601/12).

Il rigetto del ricorso de quo sarebbe, pertanto, contrastante con il dato letterale dell"articolo citato, con il principio della realizzazione del primario interesse del minore di cui all"art. 57, l. 184/83, oltre che con la giurisprudenza della Corte EDU relativa agli artt. 8 e 14 della Convenzione Europea dei Diritti dell"Uomo (sentt. 348/2007; 349/2007; 317/2009; Gr. Camera, 19 febbraio 2013, ric. n. 19010/07) e con la giurisprudenza interna (C. Cost. 145/69 e 138/2010; Cass. 601/12; C. App. Firenze, 1274/12; Trib. Min. Milano, 626/07).

Deve concludersi che la sentenza in commento non è rivoluzionaria o choccante come sostenuto da giornali e politicanti in quanto: l"adozione - nazionale e internazionale, o comunque legittimante - da parte di una coppia gay continua a non essere consentita dal nostro ordinamento poichè manca il presupposto del matrimonio omosessuale (e così sarà fino all"intervento del legislatore, come stabilito da C. Cass. 4184/2012 - qui allegata - e si veda "Sposi ma non troppo" in questo stesso sito); secondariamente, nel settore particolarissimo dell"adozione in casi particolari è stata traslata un"argomentazione già svolta nel campo dell"affido condiviso, quello poc"anzi citato circa l"indimostrata dannosità del contesto familiare omosessuale per la crescita del bambino.

Lo stesso giudice di Roma, del resto, ritiene che "nel caso di specie non si tratta infatti di concedere un diritto ex novo, creando una situazione prima inesistente, ma di garantire la copertura giuridica di una situazione di fatto già esistente da anni, nell"esclusivo interesse di una bambina che è da sempre cresciuta ed allevata da due donne, che essa stessa riconosce come riferimenti affettivi primari, al punto tale da chiamare entrambe mamma".



Autore

immagine A3M

Visite, contatti P&D

Nel mese di agosto 2020 Persona & Danno ha registrato oltre 241.000 visite.

Articoli correlati