Articoli, saggi, Intersezioni -  Redazione P&D - 2015-02-04

L'ESECRABILE FAME DELL'ORO - Giuseppe FEDELI

"..Roba, vientene con me.." (da "Novelle rusticane" di Verga)

Così titolavano nel passato più o meno recente i tabloid: Gino Bramieri, lite per l'eredità tra la nuora e l'ex compagna: "Perché hai incassato quei soldi?".

Eredità degli Agnelli: liti, cause e fisco. - Una storia che chiama in causa una delle famiglie italiane più famose, gli Agnelli, e uno stuolo di avvocati. Una battaglia legale, accanita, senza fine, che riguarda un"eredità, quella dell"Avvocato.

E ancora: la guerra tra le figlie del tenore modenese e Nicoletta Mantovani; Marta Marzotto contro il figlio adottivo di Renato Guttuso, Fabio Carapezza. Aspra la contesa tra la vedova di Burri e la fondazione intestata all'artista.

"A pochi giorni dalla morte di Aurelia Sordi, sorella di Alberto, sono trentasette i parenti più o meno vicini che hanno deciso di muoversi per vie legali e costituirsi come parte civile nel possibile processo contro dieci persone indagate per circonvenzioni d'incapace nei confronti della signora".

Anche la morte del cantante Pino Daniele diventa un giallo - Aperto un fascicolo in procura. L"ex consorte, Fabiola Sciabbarrasi, dice: «Voglio la verità sulla morte di mio marito. Amanda dica tutto quello che sa». La replica della compagna Bonini: «Il nostro è stato un grande amore». Un"ora per arrivare da Magliano a Roma: lo dice il tabulato dell"autostrada.

Un interesse che attraversa non soltanto la nostra epoca, come ammonisce Virgilio. E prima di lui testi sacri, di varie religioni, e testi profani, di diversi autori, hanno posto sul banco degli imputati l"oro, il denaro, la pecunia, i soldi: l'auri sacra fames (quae "ad omne nefas inducit"). Ma se Virgilio usa il registro di una mesta invettiva, San Paolo si scaglia in una fiera rampogna a difesa di uno stile di vita sobrio, aderente alla Parola. Dal canto loro, Molière e Goldoni ci regalano ritratti di mordace comicità, di avari eccellenti, facendone degli archetipi, come archetipa è la loro "malattia", la loro inguaribile nevrosi. Se poi si guarda alla grande letteratura realista, o, nell"accezione italiana, verista, il quadro diventa cupo, a tratti fosco: Balzac, Zola, Verga frugano non solo negli ambienti, ma nelle profondità della psiche di signorotti e contadini parvenus, di bifolchi e di banchieri, di sartine e impiegatucci… La struggle for life è lotta per il denaro, per averne, per averne di più, non importa come e a quale prezzo. La ruberia, l"inganno, la grassazione, il ricatto… tutto è adatto se raggiunge lo scopo, nulla è proibito. Lo scopo, dunque, è il denaro, un fine a sé, e la sua ostentazione, prima che il suo uso; oppure, la sua tesaurizzazione: la roba, la roba, la roba, ci ripete Mastro Don Gesualdo, come in un mantra ossessivo. Papà Goriot sentenzia in modo definitivo: "L"argent, c"est la vie". Il denaro è la vita: dà vita, e richiede vita. Assicura la sopravvivenza, ma anche la devasta. Un Moloch terribile, spietato. Una droga da cui si dipende, che ti possiede, e non c'è rimedio che valga.

***

Non si erano ancora spenti i riflettori sulla memoria del grande cantante partenopeo, e già si ordivano le macchinazioni e le trame per impossessarsi della sua eredità.

Cori in piazza Plebiscito al passaggio del feretro, il cuore di Napoli ferito a morte, ma il «Mi raccomando, state uniti. È il più bel regalo che potete fare a Pino, altrimenti avrà fallito come padre e come uomo» è uno dei passaggi cruciali dell"omelia di padre Renzo Campetella, durante il funerale, svoltosi nella mattinata a Roma al Santuario del Divino Amore. Il riferimento è alla polemica scoppiata tra l"ex moglie e la fidanzata dell"artista che quella sera era in auto con Pino. Ancora una volta donne divise, donne in lotta fra loro. L'eterno femminino tradisce i suoi più bassi istinti, e con essi la sacralità di un ricordo, di un rito, di un uomo. Da sempre lo spirito di rivalsa che avvelena il gentil sesso nei confronti del proprio genus cerca un "pretesto" per liberarsi e abbattersi in tutta la sua cruenza. E questo accade quasi sempre in momenti solenni, sacramentali, anche durante le esequie. Al punto da far scivolare in secondo piano la commozione, lo sgomento, il contatto vellutato e ruvido insieme con una Realtà che si tenta di scacciare, ma che è lì a sancire il suo predominio. Nella capitale come a Napoli in tantissimi hanno cantato, pianto e applaudito sulle note delle sue canzoni. . «Grande Pino, grazie» hanno gridato accogliendo l"arrivo del feretro sul piazzale davanti al santuario. Nella sua amatissima quanto "controversa" città, c"è chi ha esposto cartelli con la scritta «Tu si tutta nata storia» e chi «Ciao Pinù, colonna sonora della mia vita». E alla fine è risuonata ancora una volta la sua voce, per l"addio con le sue canzoni. La piazza intera a cantare «Napul"è» e «Quando», con lui. Ma è valso a poco, e comunque l"omaggio e il commiato non sono serviti a sedare la ferocia di una pulsione che corrode l'anima, specie se a questa forza elementare, primitiva, animale si accompagna la cupiditas per il vil danaro. Come in una tragicommedia, la vicenda ruota attorno ad un giallo irrisolto: un omicidio che diventa per l'appunto il pretesto per accuse reciproche e per sviscerare la personalità delle "interpreti". Solitamente l'approccio, fortemente antagonista, s'invera, più che nello scontro frontale, nella mormorazione, nel ricatto, nella prevaricazione, in sordide recriminazioni, nelle parole non dette e taglienti come lame affilate, e, soprattutto, nell'invidia, la madre di tutti i "mali", da cui si partono a cascata le vorticose discese nel Maelstrom della cattiva coscienza, abbellita da una sapiente cosmesi, lavata da abili infingimenti. Invidia che si trasforma in rabbia per non poter avere l"oggetto delle proprie brame. È stato osservato acutamente come la gelosia, specchio di una fragilità strutturale, crei mostri sin da tenera età: alla fine, bambine o mature, la colpa è sempre del "lui" (sia esso il prete come il professore, il medico di famiglia come chicchessia...) conteso. La sarabanda matrimoniale che "divide e impera" esacerba, nelle famiglie "allargate", la tendenza innata nell'animo femminile a soffrire e a combattere per un possesso che si vede o si crede minacciato. Gli espedienti sono colpi bassi vibrati con calcolo: i figli, il senso di colpa (onnipresente, in qualsiasi dinamica psicologica), e, ultimo ma non ultimo, il danaro. L"obiettivo: l"annientamento psicologico e "fisico" della rivale. E più è la posta in gioco è alta, più è vittimizzato l'uomo, e la faida si aggroviglia in una spirale maligna, da cui si rischia di rimanere imprigionati come la mosca nella ragnatela. Questa, piaccia o no, è la verità. Parce sepulto.



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