Legislazione e Giurisprudenza, Reato -  Bernicchi Francesco Maria - 2016-05-26

Lesioni gravissime per sfregiamento del viso: non conta solo la ferita, ma anche l'impatto psichico - Cass. Pen. 21394/16 - F.M. Bernicchi

La Cassazione chiarische:lo sfregiamento del viso - circostanza che rende il reato di lesioni come gravissime - non va inteso nel solo senso naturalistico, ma va considerato anche l'effetto psicologico che la lesione comporta nella vittima.

Si prende in esame una recente sentenza (Corte di Cassazione, sez. V Penale, sentenza 18 aprile – 23 maggio 2016, n. 21394) realtiva al tema sopra emarginato.

Il fatto, in breve: con sentenza del 22/06/2015 la Corte d'appello di Messina confermava la decisione di primo grado che aveva condannato alla pena di sei anni e un mese di reclusione e al risarcimento dei danni K.K. S.A.M., avendolo ritenuto responsabile del reato di cui agli artt. 61, n. 1, 582, 583, comma secondo, n. 4, 585, comma secondo, n. 2, cod. pen. commesso in danno di W.F..
Proponeva ricorso per Cassazione l'imputato, per il tramite del legale, lamentando i seguenti motivi di doglianza:

con il primo motivo, che maggiormente ci interessa e che qui analizziamo, si lamentano vizi motivazionali e violazione di legge, per avere la Corte d'appello ritenuto la sussistenza della circostanza aggravante di cui all'art. 583, comma secondo, n. 4, cod. pen., disattendendo le considerazioni svolte nella relazione medico - legale del perito, il quale aveva evidenziato la superficialità della ferita sull'emivoito sinistro della persona offesa e l'effetto parzialmente mitigato della lesione in ragione della iperpigmentazione cutanea della stessa. Aggiunge il ricorrente che la decisione della Corte territoriale di disporre, con ordinanza successivamente revocata, la comparizione della persona offesa rivelava che anche i giudici di merito ritenevano impossibile una adeguata valutazione della vicenda attraverso la sola visione dei compendio fotografico allegato alla relazione medico - legale.

In sostanza, dunque, il legale dell'imputato chiede una derubricazione del reato giacché la paventata deformazione del viso - che porta alla fattispecie incriminatrice delle lesioni gravissime ex 583 comma II c.p. - non si sarebbe formata come confermava la perizia medico visto che la ferita era superficiale.

I giudici di Piazza Cavour considerano il ricorso infondato, analizzando, dapprima la suindicata doglianza.

In tema di lesioni gravissime, infatti,  integra lo sfregio permanente del viso qualsiasi nocumento che, senza determinare la più grave conseguenza della deformazione, importi un turbamento irreversibile dell'armonia e dell'euritmia delle linee del viso, con effetto sgradevole o d'ilarità, anche se non di ripugnanza, secondo un osservatore comune, di gusto normale e di media sensibilità. (Sez. 5, n. 32984 del 16/06/2014, Sangregorio, Rv. 261653, la quale, in applicazione di tale principio, ha ritenuto correttamente motivata la sentenza che aveva ravvisato l'aggravante in questione, avendo riguardo ad una cicatrice profonda, lunga dieci centimetri e tracciata sulla parte visibile del volto, dalla base del collo fino alla regione mandibolare).

In tale cornice di riferimento la Corte territoriale, alla stregua dei dati emergenti dalla perizia medico - legale disposta in primo grado, ha sottolineato, nel caso di specie, l'esistenza di una cicatrice a livello dell'emivolto sinistro di tredici centimetri di natura normocromica, lievemente rilevata per circa quattro centimetri nella parte craniale, mentre nella parte caudale, per un tratto di circa dodici centimetri, appariva più chiara rispetto al fondo. Ne discende che l'effetto "parzialmente mitigato" derivante dall'iperpigmentazione cutanea della persona offesa è profilo del tutto inidoneo a incidere sulla logicità dell'accertamento operato dai giudici di merito, in quanto non dimostra che tale connotazione abbia eliso - ma, appunto, solo attenuato in parte - l'effetto di turbamento ricollegabile ad una cicatrice quale sopra descritta.

La Cassazione è chiara: non conta tanto l'aspetto fisico naturalistico, quanto il danno psicologico e - oseremmo dire - esistenziale che la ferita al volto provoca nella vittima.



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