Legislazione e Giurisprudenza, Reato -  Bernicchi Francesco Maria - 2015-03-03

LESIONI PERSONALI E LA 'QUASI FLAGRANZA': LA CASSAZIONE CHIARISCE- Cass. Pen. 8955/15 - F.M.BERNICCHI

Diritto penale

Lesioni personali aggravate e requisito della quasi flagranza

Non sussiste la quasi flagranza quando l'organo inquirente, per il tramite della polizia giudiziaria, viene a conoscenza del fatto di reato dal Pronto soccorso

Si prende in esame una recentissima sentenza della Corte di Cassazione (n. 8955 del Febbraio 2015 Sez. VI Penale) relative al tema del reato di lesioni personali aggravate perchè commesse dal marito ai danni della moglie.

Il fatto, in breve: Il Gip del Tribunale di Spoleto convalidava  il provvedimento di allontanamento d'urgenza dalla casa familiare disposto dalla P.G. nei confronti di B.A., in relazione al reato di lesioni personali aggravate in danno della moglie, e applicava nei confronti del medesimo la misura dell'allontanamento dalla casa familiare, richiesta dal pubblico ministero in relazione al reato di maltrattamenti in famiglia in danno della medesima persona offesa.

Il giudicante, infatti, evidenziava che il reato di lesioni personali aggravate risulta contestato in fatto dal pubblico ministero e costituisce dunque titolo idoneo per la misura dell'allontanamento urgente disposto dalla polizia giudiziaria su autorizzazione orale del pubblico ministero; che ricorre lo stato di quasi flagranza, in quanto la polizia giudiziaria ha acquisito direttamente, dopo la segnalazione telefonica dello stesso indagato, elementi e tracce evidenti dei reati di maltrattamenti e di lesioni personali aggravate direttamente dalla persona offesa raggiunta presso il pronto soccorso; che sussistono sia i gravi indizi di colpevolezza in ordine al reato di maltrattamenti in danno della moglie, sia le esigenze cautelare correlate al pericolo di reiterazione criminosa, legittimanti l'applicazione della misura richiesta dal pubblico ministero.

Contro l'ordinanza presentava  ricorso ex art. 311 cod. proc. pen. l'Avv. Rossano Ponti, difensore di fiducia di A. B., chiedendone l'annullamento per alcuni specifici motivi, tra i quali, per quanto ci interessa la  violazione di legge penale e vizio di motivazione in relazione agli artt. 384-bis e 282-bis, comma 6, cod. proc. pen., per avere il Gip erroneamente ritenuto sussistente - al momento dell'arresto - una situazione di "quasi flagranza", sebbene la polizia giudiziaria avesse appreso la notizia dei reato direttamente dal indagato e attraverso la successiva denuncia della persona offesa, senza nessuna percezione diretta ed autonoma dei reato né delle tracce di esso.

La Corte di Cassazione, in riferimento al punto di doglianza sopra esposto ritiene il ricorso fondato, con la conseguenza che l'ordinanza di convalida deve essere annullata senza rinvio.

Infatti, la Corte di nomofilachia ha avuto modo di chiarire più volte che la quasi flagranza che legittima l'arresto - e dunque anche il provvedimento precautelare de quo - presuppone una correlazione tra l'azione illecita e l'attività di limitazione della libertà che pur superando l'immediata individuazione dell'arrestato sul luogo del reato, permetta comunque la riconduzione della persona all'illecito sulla base della continuità del controllo, anche indiretto, eseguito da coloro i quali si pongano al suo inseguimento, siano le parti lese o gli agenti della sicurezza (Cass. Sez. 6, n. 19002 del 03/04/2012, Rotolo, Rv. 252872).
Più nello specifico, questo Supremo Collegio ha affermato che non ricorre lo stato di quasi flagranza qualora l'inseguimento dell'indagato da parte della polizia giudiziaria sia iniziato, non già a seguito e a causa della diretta percezione dei fatti, ma per effetto e solo dopo l'acquisizione di informazioni da parte di terzi (Cass. Sez. 1, n. 43394 del 03/10/2014, P.M. in proc. Quaresima, Rv. 260527; Sez. 4, n. 15912 del 07/02/2013, P.M. in proc. Cecconi e altri Rv. 254966; Sez. 3, n. 34918 dei 13/07/2011, P.M. in proc. Z Rv. 250861). Ancora, deve escludersi lo stato di cd. "quasi - flagranza" quando l'azione che porta all'arresto trova il suo momento iniziale non già in un immediato inseguimento da parte della polizia giudiziaria, ma in una denuncia della persona offesa, raccolta quando si era già consumata l'ultima frazione della condotta delittuosa (Fattispecie in cui gli agenti di P.G. sono pervenuti all'accertamento dei reato di maltrattamenti ed alla identificazione del colpevole soltanto dopo aver sentito la persona offesa ed un suo familiare). (Cass. Sez. 6, n. 20539 del 20/04/2010, P.M. in proc. R., Rv. 247379).

Premesse queste importanti pronunce, non può non rivelarsi che, nella specie concreta, lo stato di "quasi flagranza" è del tutto insussistente. La polizia giudiziaria, infatti, procedeva all'adozione del provvedimento di allontanamento di B.A. dalla casa familiare, non a seguito delle ricerche poste in essere in immediata successione temporale rispetto all'acquisizione della notizia del fatto reato da parte di coloro che vi assistevano o li subivano (come la parte lesa), dunque secondo una linea di continuità rispetto alla commissione dell'illecito, bensì dopo avere raccolto la denuncia della vittima presso il Pronto Soccorso del nosocomio, quando la condotta aggressiva, integrante il reato di lesioni personali costituente presupposto per il provvedimento ex artt. 384-bis e 282-bis, comma 6, cod. proc. pen., si era già ampiamente conclusa, con una significativa soluzione di continuità.

L'ordinanza di convalida ex art. 384-bis cod. proc. pen. deve pertanto essere annullata senza rinvio.

P.Q.M.

annulla senza rinvio l'ordinanza impugnata nella parte relativa alla convalida ex art. 384-bis cod. proc. pen. e rigetta nel resto il ricorso.



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