Changing Society, Opinioni, ricerche -  D'Ambrosio Mary - 2014-06-14

LEVI IL NARRATORE - Mary d'AMBROSIO

Prendo le mosse dall"articolo di Martin Amis, pubblicato ieri su Repubblica, intitolato: Primo Levi morto due volte lo scrittore.

Primo Levi era morto molti anni prima di gettarsi nella tromba delle scale della propria abitazione nel 1987. Lo afferma Elie Wiesel, lo ricorda Amis.

Io voglio ricordare il Levi narratore attraverso la sua voce e le sue parole.

Nella sua vita si fece intervistare molte volte, i video di alcune interviste è possibile reperirli facilmente in rete.

Levi risponde alle domande che gli vengono poste con pacata sobrietà, non tergiversa, esprime idee chiare utilizzando parole semplici. In una conversazione con Giuseppe Grassano del 1979 afferma che "quando l"idea è chiara automaticamente viene esposta anche in un linguaggio chiaro". Lascia ammirati il rigore del suo pensiero, esternato in espressioni razionali e al contempo capacidi scuotere l"anima con violenza.

Levi esprime con esemplare oralità del racconto la necessità di trasmettere agli "altri" quello che aveva vissuto nella sua permanenza ad Auschwitz. Nella prefazione a "Se questo è un uomo" chiarisce come il bisogno di raccontare aveva assunto tra i sopravvissuti il carattere dell"impulso irresistibile e necessario dei bisogni primari.

Ascolto il narratore e si crea immediato un canale di comunicazione, nulla è oscuro di quanto racconta. La scelta delle parole è efficace, la prontezza del riscontro è quella dello scienziato che ha sottoposto ad analisi, con rigore popperiano, ogni aspetto della teoria.

Marco Belpoliti dello stile narrativo di Levi afferma "ci si rende conto che le sue parole sono sempre immediate; la punteggiatura è facile da ritrovare, poiché, quando l"interlocutore non lo interrompe troppo spesso, coincide con le pause della voce; anche le parentesi, i sottodiscorsi, che nel parlato permettono di individuare la natura secondaria o digressiva dell"idea, sono limitate e sempre puntuali".

La narrazione è asciutta, senza impulsi drammatici, non si crederebbe che, come lui stesso afferma, ciò risponda alla necessità di raccontare per liberarsi della storia "Io sono tornato dal Lager con una carica narrativa patologica addirittura. Mi ricordo molto bene certi viaggi in treno fatti nel "45, appena ritornato, quando stavo andando in giro per l"Italia per ripescare, per ricostruire la mia posizione lavorativa. Cercavo un lavoro. E in treno mi ricordo di aver raccontato le mie cose ai primi che capitavano".

Il suo racconto è piuttosto un resoconto da consegnare. Lo consegna con l"intera sua opera, ma ancora, e intimamente, quando mette a parte l"ascoltatore dell"impossibilità di spiegare ai propri figli, i quali mai gli hanno consentito di raccontare loro, "io so benissimo che leggono i miei libri però mi vietano di parlarne in casa" "vogliono in me un padre normale, e mi accettano come un padre normale".

Intimamente quando ci spiega la necessità di "capire" come bisogno imprescindibile e scopo della sua vita.

Intimamente nel suo rapporto con Dio "io non sono orgoglioso di essere ebreo. Non mi sono mai sentito un membro del popolo eletto che ha stretto un patto di ferro con Dio. Sono ebreo perché mi è capitato di nascere ebreo".

Intimamente, di fronte a una salvezza che non può essere opera di Dio perché nessun Dio può scegliere di salvare proprio lui piuttosto che "migliaia di uomini più degni di me, bambini certamente innocenti".

Intimamente,  di fronte a un inaccettabile "perdono a forfait" come da più parti gli veniva richiesto "io non sono un credente, per me non ha senso preciso l"absolvo te" ma disposto al perdono per "un singolo uomo che abbia dimostrato coi fatti che non è più l"uomo di prima".

Nelle interviste rilasciate negli anni è possibile scoprire l"uomo Levi, e poi insieme il chimico, lo scrittore e sullo sfondo di tutto il superstite. Mai con compiacimento, sempre come contributo.

Sempre si racconta con facilità, la stessa con cui nascono i suoi libri, come se registrasse con un magnetofono il racconto di un altro (parafrasando le sue stesse parole). Uomo di scienza che il Lager ha reso scrittore, perché il Lager ha dato il contenuto e non c"è racconto senza il contenuto.

Dopo averlo intervistato, una ex deportata quale è Edith Bruck dirà "guardo la sua fronte alta e prominente, gli occhi vivi, il sorriso dolce e mi accorgo che non so descriverlo fisicamente, perché è bello dentro".



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immagine A3M

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