Paolo Cendon

Il prezzo della follia Lesione della salute mentale e responsabilità civile

l'edizione a cura di Remo Trezza, Carlos Antonio Agurto Gonzales, Sonia Lidia Quequejana e Mamani Benigno Choque Cuenca è stata ristampata da Ediciones Olejnik, Santiago - Chile.

Presentazione di Francesca Benatti

"Il Prezzo della Follia" mostra quell’attenzione alla persona e alle sue fragilità che connota tutta l’opera di Paolo Cendon. Il tema dei disturbi psichici è affrontato con rigore e pragmatismo, considerando anche il contesto medico, sociale, politico. 
L’esame mette in luce il ruolo che può e deve assumere la responsabilità civile: "non si tratta dunque mai - nella scelta di una modalità risarcitoria, piuttosto che di un’altra - di forzare a ogni costo la soglia oltre la quale potrebbero trovarsi le radici e le spiegazioni di tutto, ma soltanto di allestire appropriate soluzioni tecniche, che neutralizzino o leniscano le conseguenze economico-esistenziali dell’accaduto. E la follia non fa eccezione a questo modo di procedere. Se, in altri termini, l’unica certezza al riguardo fosse che si tratta di un male o di una fonte di dolore, ciò non impedirebbe ancora alla responsabilità civile di attivarsi con tutte le domande e le risposte che le competono, né tantomeno la esenterebbe dal farlo. 
Non è proprio quello, del resto, il limite consueto e generale, lo stesso da cui tutti gli interventi dell’istituto prendono avvio puntualmente? Tanto basta anche per escludere di trovarci al cospetto di una figura diversissima e irriducibile —al di là delle particolarità che i problemi della salute mentale, indiscutibilmente, presentano — rispetto alle fattispecie di danneggiamento regolate in modo espresso dalla legge, o che vengono composte tutti i giorni nelle aule giudiziarie". 
Ed è proprio l’approccio alla quantificazione del risarcimento del danno in cui emerge la sensibilità dell’ A., e la sua capacità di leggere il fenomeno dei disturbi psichici. E’, innanziutto, constatato come l’impatto abbia risvolti economici, deter- minando una riduzione delle capacità lavorative o addirittura l’impossibilità di trovare un impiego: "a differenza di quanto accade per i traumi corporei, la vittima di una lesione psichica può finire per "pagare" doppiamente. Non soltanto, cioè, per le menomazioni che accusi davvero il suo intelletto, e che davvero possono ridurre le sue doti o l’attitudine al lavoro, ma anche per tutti gli handicap e i limiti che quel disturbo non implica affatto —nella specie— ma di cui solo un colloquio diretto e il venir meno di qualunque diffidenza, o delle ricorrenti presunzioni di pericolosità sociale e professionale , potrebbero svelare la mancanza". Ciò che aggrava la condizione, infatti, spesso è l’ambiente nel quale il soggetto dovrebbe operare e che, invece, tende a rifiutarlo a priori. La "follia" sembra accompagnarsi ad uno stigma permanente nonostante i risultati a cui è giunta la scienza medica. E questo anche nei casi in cui il disturbo sia solo temporaneo. La possibilità di lavoro dell’infermo, invece, dovrebbe essere analizzata senza pregiudizi, con riguardo al caso concreto, potendo persino in alcune ipotesi costituire una terapia. 
Così anche il danno non patrimoniale assume una valenza correttamente omnicomprensiva tenendo conto dei diversi profili coinvolti nella sofferenza: "la privazione di quella felicità o il sorgere di quegli sbarramenti avverrà infatti, nel caso di un disagio psichico, lungo tutto l’orizzonte che circonda l’esistenza giornaliera del danneggiato: toccando cioè —senza eccezioni— gli aspetti interni del dolore anche fisico, le condizioni generali della salute, i vari momenti affettivi e familiari, la facoltà di accesso a taluni beni e generi di consumo, i rapporti con la maggioranza dei terzi o dei gruppi collettivi, la capacità di difesa rispetto ad altri mali. 
Per il modo in cui il malato vivrà e si vivrà giorno per giorno, insomma, e per come egli è destinato ad essere e a sentirsi trattato da chi lo attornia, non si può non concludere che la follia arrecata dal fatto illecito diventa il centro costante, e la fonte continua di malessere, dell’intero universo della vittima". 
Il danno non patrimoniale deve, dunque, compensare integramente i pregiudizi alla integrità psico-fisica, quelli morali, ma anche esistenziali: una vita che poteva essere e non è più. La fragilità, il bisogno di protezione, le limitazioni hanno una componente afflittiva di cui non si può non tenere conto e che sarebbe sbagliato ritenere "illusorie" o non effettivamente percepite dal soggetto. Il danno esistenziale è stato criticato perché apre al risarcimento di pregiudizi differenti, non omogenei e soggettivi, ma questo dimostra la sua flessibilità davanti alle molteplici situazioni della vita. Il danno esistenziale non può che tutelare la varietà dell’esistenza. 
Con questa opera Paolo Cendon ci ricorda la vera funzione della responsabilità civile ed è una lezione tanto più utile oggi che si discute incessantemente e spesso con argomenti nominalistici di punizione, compensazione, deterrenza. Benchè non si possano ignorare considerazioni tecniche o economiche il suo vero scopo deve essere la protezione più completa possibile della persona.

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