24/06/2022

Maltrattamento istituzionale. Criticità del sistema di garanzia dei diritti dei bambini, degli adolescenti e delle loro famiglie

Maltrattamento istituzionale.
Criticità del sistema di garanzia dei diritti dei bambini, degli adolescenti e delle loro famiglie
Aurea Dissegna

Abstract

Molti sono gli attori istituzionali che operano nel campo della cura, protezione, tutela delle persone di minore età, con competenze e funzioni complementari anche se non sempre del tutto integrati e coordinati tra loro. Ogni istituzione si trova a dover prendere delle decisioni nell’intento di perseguire e di volere “il bene dei bambini e ragazzi”1, anche quando, nei casi più gravi, qualcuno decide di allontanarli, separarli dalla loro famiglia a causa di genitori incapaci di proteggerli o per cure ritenute inadeguate, senza essere sicuri che la soluzione offerta costituisca una vera opportunità o non invece ulteriore sofferenza. Nelle questioni che riguardano le persone di minore età lo spartiacque tra decisione giusta (proceduralmente corretta) e la decisione buona (che privilegia affetti o altro) non è mai netta e rassicurante2.

Sistema giudiziario, sistema dei servizi e del privato sociale, si trovano coinvolti nel dare attuazione alla cura, protezione e tutela a garanzia dei diritti dell’infanzia e dell’adolescenza che la nostra legislazione nazionale, europea ed internazionale prevede. Una pluralità di linguaggi, di codici culturali ed emotivi, di procedure e prassi, a volte di autoreferenzialità che faticano a fare sintesi intorno a un progetto di presa in carico per tutelare il miglior interesse di questo o quel bambino, nell’intricato crocevia delle normative non sempre in grado di dare esigibilità ed effettività ai diritti enunciati.

Le leggi più significative, a livello nazionale, che hanno ridisegnato i principi del sistema dei servizi e degli interventi sociali, risalgono agli anni 2000/2001. Leggi tuttora non ancora compiutamente attuate che lasciano disattesi molti dei diritti affermati nel complessivo sistema di garanzie dei diritti di bambini e ragazzi, anche se recenti interventi normativi fanno intravvedere l’attivazione di percorsi di maggior garanzia.

Ad oggi permangono notevoli problemi in ambito organizzativo e operativo nei Servizi pubblici preposti alla cura, alla protezione, alla tutela di bambini, ragazzi e delle loro famiglie, che li possono esporre a un maltrattamento aggiuntivo. La mia lunga esperienza sul campo in questo settore mi ha fatto riscontrare un aspetto particolare di violenza, di maltrattamento, il maltrattamento istituzionale, ancora poco approfondito, indagato, perpetrato a mio avviso, seppur non sempre consapevolmente e con effetti indiretti, a volte imprevedibili, dalle stesse istituzioni preposte alla cura, protezione e tutela di bambini, ragazzi. Le motivazioni che mi hanno spinta ad affrontare la tematica del maltrattamento istituzionale verso bambini, ragazzi e le loro famiglie, sono strettamente legate al mio percorso professionale. Mi sono occupata per molti anni, con ruoli di responsabilità, di famiglie vulnerabili e multiproblematiche con particolare approfondimento della cura, protezione, e tutela dei minori vittime di maltrattamento e abuso, in contesti plurimi: Servizi territoriali sociosanitari (azienda socio-sanitaria, Comune), Giudice onorario presso il Tribunale per i minorenni e la Corte d’Appello, Istituti Scolastici, Ospedale, Università, altre sedi formative. Pur essendo una questione da me sentita da molto tempo, la recente e conclusa esperienza di Pubblico Tutore dei minori del Veneto (Garante dei diritti dell’infanzia e dell’adolescenza), mi ha fatto constatare e maturare del tutto la convinzione cha tra le possibili forme di maltrattamento e abuso si possano sommare, con una frequenza elevata, forme di maltrattamento aggiuntivo da parte delle stesse istituzioni che hanno competenze di cura, protezione tutela verso i bambini, ragazzi e le loro famiglie. Un numero decisamente significativo di situazioni da me conosciute sia direttamente che indirettamente nel mio percorso professionale, erano sicuramente riconducibili a violenze, maltrattamenti di vario tipo aggravati da quello istituzionale, per lo più di tipo emotivo/psicologico, violenza omissiva o configurabili come veri e propri abusi di potere. Sono forme di maltrattamento sfuggente, difficili da riconoscere e rilevare, attribuibili a varie cause che possono di fatto approdare a disattesa e violazione, anche grave, di diritti, a forme di vittimizzazione secondaria dei minori di età coinvolti, con compromissione della loro vita futura. Interrogarsi, rilevare le criticità, sui rischi di possibile maltrattamento istituzionale, confrontarsi su queste tematiche ha pertanto la finalità di far emergere maggior consapevolezza in tutti gli operatori, professionisti e altri soggetti implicati, a vari livelli, in percorsi di cura, protezione e tutela. Il primo passo consiste nell’avere consapevolezza che questo rischio, non residuale, esiste, per poter poi passare a individuare, elaborare possibili interventi di fronteggiamento per riconoscerlo, rilevarlo, e per quanto possibile almeno ridurlo. Risulta quanto mai importante sollecitare discussioni, approfondimenti e confronti sul tema, tra gli addetti ai lavori e nella Comunità scientifica e nelle varie articolazioni: formative, operative, studio e ricerca. E’ auspicabile che si possa così circoscrivere e qualificare, con una possibile specificazione ulteriore della definizione di maltrattamento/abuso dell’OMS, anche quello riconducibile alle istituzioni, in particolare di quelle preposte alla cura, protezione e tutela dei bambini e degli adolescenti.

1 nel presente lavoro i termini bambini, ragazzi sono riferiti a persone di minore età, sia di genere femminile che maschile.

2 Resta E. (1998), L’infanzia ferita, Laterza, Roma-Bari, p. 64, 1998.




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