Legislazione e Giurisprudenza, Licenziamento -  Cardani Valentina - 2014-12-09

LICENZIAMENTI COLLETTIVI: IN TEMPI DI CRISI IL DIPENDENTE DEVE ESSERE DISPONIBILE A TRASFERIRSI -Cass. 25610/14– V. CARDANI

- Licenziamento collettivo

- Criteri di scelta dei lavoratori ex art. 5 lg. 223/91

- Obbligo di repéchage

All'esito della procedura conciliativa prevista dalla lg. 223/1991 in materia di licenziamenti collettivi, una società impegnata nell'ambito della sartoria, in vista della chiusura di due punti vendita, procedeva alla ricollocazione di tre dipendenti e alla messa in mobilità di altri cinque.

Agiva in giudizio proprio uno di questi ultimi lavoratori per impugnare il licenziamento intimato per riduzione del personale denunciando la violazione dei criteri di scelta dei lavoratori da porre in mobilità. Ed infatti, a dire di parte ricorrente, in sede sindacale era sì stato fatto riferimento ai criteri di cui all'art. 5 della lg. 223/91 (carichi di famiglia, anzianità, esigenze tecnico-produttive ed organizzative), ma, per le modalità con cui tali criteri erano stati applicati non era possibile svolgere una comparazione tra lavoratori per determinare quali tra questi dovessero essere effettivamente licenziati. Nell'accordo erano stati soltanto indicati i dipendenti poi di fatto collocati in mobilità, senza viceversa considerare tutti i lavoratori impiegati nell"azienda e occupati nelle mansioni "soppresse".

La Suprema Corte ha tuttavia confermato l'impugnato licenziamento sulla scorta di due fondamentali considerazioni.

I criteri di scelta cui fare riferimento in caso di riduzione del personale sono predeterminati dalla legge, ma possono essere rimodulati sia in sede di contrattazione collettiva sia in sede sindacale.

Nel caso di specie, la società datrice di lavoro e le organizzazioni sindacali avevano pattuito, durante il tentativo di conciliazione, di considerare in via esclusiva le esigenze tecnico-organizzative e produttive della società.

Il licenziamento, pertanto, non può sotto questo profilo che dirsi legittimo.

In secondo luogo, ha osservato il Giudice delle leggi, va considerata la condotta del lavoratore che si sia rifiutato di svolgere la prestazione presso il punto vendita di altra città su proposta dello stesso datore di lavoro in adempimento del cd. obbligo di repéchage.

Ebbene, in tempi di crisi, si sa, qualche sacrificio deve pur essere fatto e per lavorare occorre essere disponibili eventualmente a trasferirsi: il rifiuto della proposta del datore di lavoro di prendere servizio presso altro negozio non salva dunque il dipendente ed anzi conferma ancora una volta la legittimità del licenziamento impugnato.



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