Legislazione e Giurisprudenza, Licenziamento -  Valeria Vagnoni - 2016-04-05

Licenziamento: aggressione solo verbale al datore di lavoro, illegittimo il licenziamento – Cass. civ. 30.3.2016 n. 6165 – Valeria VAGNONI

L'aggressione solo verbale nei confronti del datore di lavoro, non è sufficiente per rendere legittimo il licenziamento.

In tema di licenziamento, le tipizzazioni degli illeciti disciplinari contenute nei contratti collettivi, rappresentando le valutazioni che le parti sociali hanno fatto in ordine alla valutazione della gravità di determinati comportamenti rispondenti, in linea di principio, a canoni di normalità (Cass. civ. n. 2906/2005), non consentono al datore di lavoro di irrogare la sanzione risolutiva, quando questa costituisca una sanzione più grave di quella prevista dal contratto collettivo in relazione ad una determinata infrazione (cfr. ex multis, Cass. civ., n. 2692/2015). L'esistenza di precedenti disciplinari costituisce soltanto uno dei parametri di valutazione della gravità dell'illecito e non può essere utilizzata per dare concretezza ad un addebito del tutto inidoneo ad integrare giusta causa o giustificato motivo di licenziamento.

Sulla scorta delle suesposte considerazioni, la Corte di cassazione, con la sentenza in commento, ha accolto la domanda del ricorrente volta alla declaratoria di illegittimità ed inefficacia del licenziamento intimato per giustificato motivo soggettivo, ritenendo l'aver rivolto frasi forti all'indirizzo del presidente della società, non sufficiente per rendere legittimo il licenziamento. Nello specifico, nel caso di specie, nell'ambito di uno scontro verbale, il lavoratore si era rivolto duramente nei confronti del presidente dell'azienda, lamentando il mancato versamento di ben 8 mesi di stipendi e dicendogli: "Qua dentro mi sto zitto, ma fuori parliamo da pari a pari".

Nel caso di specie, la Suprema Corte ha osservato che la pronuncia di espressioni sconvenienti non seguita dal passaggio alle vie di fatto non realizza la fattispecie disciplinare, prevista dall'art. 35, lett. a bis) CCNL Porti, del diverbio litigioso o oltraggioso seguito da vie di fatto avvenuto all'interno dell'Azienda/Ente. Il datore di lavoro non può irrogare la sanzione risolutiva quando questa costituisca una sanzione più grave di quella prevista dal contratto collettivo in relazione ad una determinata infrazione. La Suprema Corte ha, altresì, specificato che la gravità dell'infrazione non può ricavarsi unicamente dai precedenti disciplinari, perché questi costituiscono soltanto uno dei parametri di valutazione e non possono essere utilizzati per dare concretezza ad un addebito del tutto inidoneo ad integrare giusta causa o giustificato motivo di licenziamento.



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