Legislazione e Giurisprudenza, Licenziamento -  Redazione P&D - 2015-01-16

LICENZIAMENTO: ATTIVITA SPORTIVE PERICOLOSE PER LA CARRIERA Cass. Civ. lav. 144/15 - Ilaria FORTINA

- obbligo di fedeltà ex art. 2105 c.c.;
- efficienza organizzativa e produttiva dell"azienda;
- licenziamento.


L"attività sportiva fa" bene alla salute ma, nel caso in oggetto, male al portafoglio.
La fattispecie oggetto della sentenza in commento prende le mosse da un"impugnativa effettuata dal lavoratore in seguito ad un licenziamento a lui comminato per aver svolto attività sportiva.
Se la questione, così spiegata, appare semplice, ben più complicati sono i risvolti e le motivazioni che hanno indotto i giudici del merito prima e la Corte di Cassazione poi a ritenere validamente comminato il licenziamento di cui trattasi.
Ciò che il datore di lavoro poneva a giustificazione del licenziamento era la lesione, da parte del lavoratore, del dovere di fedeltà. Dovere di fedeltà che, come ricorda la pronuncia in oggetto, ha contenuto più ampio rispetto alle previsioni dell"art. 2105 c.c. .
Il lavoratore infatti, in evidente stato di recupero delle proprie condizioni di salute, era stato adibito dall"azienda datrice di lavoro a mansioni ridotte e diverse rispetto a quelle svolte precedentemente.
Ciò aveva comportato un evidente danno all"azienda medesima dal punto di vista dell"efficienza organizzativa e produttiva, così come ricordato in sentenza.
Ma il lavoratore, nonostante detta circostanza, proseguiva nello svolgere un"attività sportiva in evidente incompatibilità con il recupero delle sue condizioni fisiche, con il rischio dell"aggravarsi delle condizioni stesse.
La violazione dell"obbligo di fedeltà sopra richiamato sta proprio in  questo.
La Suprema Corte statuisce che il contenuto dell"art. 2015 c.c. deve necessariamente essere letto in combinato disposto con quanto prescritto dagli artt. 1175 e 1375 c.c. che prescrivono un comportamento improntato alla correttezza e buona fede. Nel caso in oggetto detti doveri devono essere rispettati non solo in ambito lavorativo ma anche relativamente all"aspetto exrtalavorativo.
Ogni condotta posta in essere dal prestatore deve essere tale da non arrecare un pregiudizio al datore di lavoro anche alla luce del danno che, nel caso de quo, l"azienda in questione stava subendo a causa della riduzione delle mansioni del ricorrente.
Pertanto, richiamando la propria giurisprudenza, la Suprema Corte statuiva che il licenziamento comminato per violazione dell"obbligo di fedeltà doveva ritenersi valido ed efficace in quanto il lavoratore avrebbe dovuto astenersi dal porre in essere comportamenti atti, per loro natura e per le possibili conseguenze, a ritardare il suo inserimento nell"attività lavorativa medesima e ad arrecare un danno al datore di lavoro, anche se solo potenziale.
Ed è per tali motivi che la Corte di Cassazione ha ritenuto valido ed efficace il licenziamento comminato dall"azienda datrice di lavoro al lavoratore che, in aperta violazione dell"obbligo di fedeltà previsto dall"art. 2105 c.c., così come integrato con le disposizioni di cui agli artt. 1175 e 1375 c.c. , ha posto in essere attività sportiva potenzialmente pericolosa per il suo recupero fisico arrecando un danno, anche se meramente potenziale, alle ragioni del datore di lavoro in termini di efficienza organizzativa e produttiva.



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