Legislazione e Giurisprudenza, Licenziamento -  Cardani Valentina - 2014-09-22

LICENZIAMENTO COLLETTIVO... ORDINANZE INDIVIDUALI! – Trib. Civitavecchia Ord. 23/06/2014 e 29/08/2014 – V. CARDANI

Se è vero che la legge è uguale per tutti... allora decisioni riguardanti lo stesso caso dovrebbero essere identiche o quantomeno analoghe.

E invece no!

Ne sono prova le ordinanze emesse rispettivamente il 23 giugno 2014 e il 29 agosto 2014 dal Tribunale di Civitavecchia in funzione di Giudice del Lavoro.

Il caso. Entrambe le pronunce prendono le mosse da una procedura di licenziamento collettivo attuata dalla medesima società datrice di lavoro.

E così, entrambe le ricorrenti impugnavano il licenziamento loro intimato adducendone l'illegittimità per l'insussistenza dei fatti posti a fondamento del provvedimento nonchè per il mancato rispetto dei criteri legali di scelta (ex art. 5 lg. 223/91).

Tuttavia, in un caso (ord. del 23/06/2014), il ricorso veniva accolto e alla lavoratrice licenziata veniva riconosciuto il diritto ad un'indennità nella misura di 18 mensilità della retribuzione globale di fatto, mentre nel secondo (ord. del 29/08/2014) il ricorso veniva rigettato, con ciò confermando la validità e legittimità del licenziamento.

Verrebbe da dire: quid iuris? Ma cerchiamo di svelare il mistero.

Le decisioni. In effetti, le decisioni paiono contrastare a giudicare dal risultato. Tuttavia, a mio avviso, ciò che ha fatto la differenza non è stata una difforme valutazione da parte del Giudicante del medesimo caso di specie e delle norme applicabili, bensì la diversa prospettazione dei fatti e delle ragioni di diritto su cui la pretesa è stata fondata.

Entrambe le ricorrenti denunciavano l'illegittimità del licenziamento loro intimato:

- per difetto del requisito della riduzione / trasformazione dell'attività o del lavoro (art. 24 c. 1 e 2 lg. 223/91). Entrambe le ordinanze rigettano tale motivo di impugnazione in quanto infondato. Ed infatti, secondo un orientamento pressochè costante della Giurisprudenza di merito e di legittimità, non spetta al Giudice valutare le scelte aziendali. A tutela dei lavoratori coinvolti nella procedura di licenziamento collettivo, la legge pone l'obbligo per l'azienda di comunicare alle Organizzazioni Sindacali l'intenzione di procedere al licenziamento, indicando contestualmente le ragioni, il numero e i profili professionali in esubero. Laddove l'obbligo sopra detto sia stato rispettato, il Giudice non ha potere di rivalutare le decisioni aziendali.

- per mancato rispetto dei criteri di cui all'art. 5 lg. 223/91 (carichi di famiglia, anzianità e esigenze tecnico-produttive e organizzative). Anche a questo riguardo, entrambi i Magistrati interpellati verificavano la correttezza dell'operato aziendale, poiché non v'è stata una vaghezza nell'indicazione dei criteri seguiti, bensì una puntuale indicazione degli stessi con l'assegnazione di un punteggio specifico per ciascun criterio. Nell'ordinanza del giugno 2014, il Giudicante ha altresì avuto modo di precisare come è onere del ricorrente-lavoratore allegare e provare l'inadempimento del datore di lavoro e con esso, l'illegittimità della scelta dei lavoratori dal licenziare per violazione dei criteri di legge (sempre, beninteso, che nella procedura siano stati indicati i criteri seguiti, come accadeva nel caso di specie. In difetto, viceversa, vi sarà pur sempre un inadempimento del datore di lavoro ed il lavoratore sarà esonerato dal fornire qualsivoglia prova in merito).

L'ordinanza del 23 giugno prendeva poi in considerazione un'ulteriore aspetto, e tanto sulla base delle indicazioni fornite da parte ricorrente nell'atto introduttivo del procedimento. E cioè: la procedura di licenziamento collettivo postula che il datore di lavoro provveda ad una valutazione del personale impiegato sulla base "dell'intero complesso aziendale" (così l'art. 5 della lg. 223/91).

Ciò implica che se il datore di lavoro intende sopprimere una certa unità o reparto, la scelta dei lavoratori da licenziare debba comunque essere svolta a livello aziendale, senza dunque circoscrivere detta scelta appunto all'unità o reparto da sopprimere. In particolare, un tale ragionamento dovrà essere svolto laddove i lavoratori delle diverse unità / reparti siano tra loro "fungibili", ossia siano qualificati per svolgere mansioni identiche o analoghe (così Cass. 26376/2008).

Nel caso preso in considerazione dal Tribunale di Civitavecchia con la prima ordinanza, infatti, il licenziamento veniva giudicato illegittimo proprio sotto questo profilo. Per l'effetto, veniva pronunciata la risoluzione del rapporto di lavoro e la condanna della datrice di lavoro al pagamento di un'indennità pari a 18 mensilità della retribuzione globale di fatto, non ritenendosi applicabile alla fattispecie la tutela reale (ai sensi dell'art. 18 St. Lav. co. 5-7).

Interessante notare che il Giudice riteneva che il vizio attenesse alla procedura di licenziamento (con conseguente applicazione della tutela indennitaria) e non alla scelta dei criteri legali di scelta (con applicazione della tutela reale).

Conclusioni. Possiamo dire che, anche in questo caso, la certezza del diritto si sia salvata?

E' pur vero che sulle questioni esaminate vi è parità di vedute tra gli autori dei due provvedimenti; tuttavia è altrettanto legittimo chiedersi se il Giudice che ha rigettato l'impugnazione del licenziamento fosse tenuto o meno ad esaminare aspetti ulteriori rispetto a quelli prospettati nel ricorso introduttivo, giungendo così ad una pronuncia conforme a quella già in precedenza emessa dallo stesso Tribunale.

Sul punto, ritengo che il Giudice di prime cure abbia correttamente provveduto, costituendo, infatti, la domanda volta ad accertare l'illegittimità del licenziamento per una ragione diversa da una di quelle addotte nel ricorso, una domanda nuova, pertanto non rilevabile d'ufficio né proponibile nell'eventuale fase di opposizione (sul punto, Cass. Lav. 23683/04 e successive conformi, tra cui, ex multis, Cass. Lav. 5555/11).



Autore

immagine A3M

Visite, contatti P&D

Nel mese di agosto 2020 Persona & Danno ha registrato oltre 241.000 visite.

Articoli correlati