Varie, Professional -  Superadministrator - 2015-09-16

LICENZIAMENTO: IMPUGNAZIONE – Professional – Valentina CARDANI

Come si impugna il licenziamento illegittimo?

CASO – Come può tutelarsi nei confronti del datore di lavoro. Il lavoratore che ritenga di essere stato vittima di un licenziamento illegittimo?

DISCIPLINA – In caso di licenziamento nullo (perchè illecito o discriminatorio) o illegittimo (ovvero senza giusta causa o giustificato motivo soggettivo / oggettivo o intimato in difetto della procedura di contestazione degli addebiti prevista per legge) il lavoratore può tutelarsi impugnando il provvedimento del datore di lavoro con cui gli è stata comunicata l"estromissione dal posto di lavoro. Ciò è previsto dalla legge in materia e, precisamente, dall"art. 6 della Lg. 604/66.

COME FARE – L"impugnazione del licenziamento è possibile nel rispetto di precisi oneri e decadenze a carico del lavoratore. In primo luogo, occorre che il lavoratore licenziato, mediante raccomandata a.r. diretta all"azienda oppure a mezzo PEC, dichiari formalmente di impugnare il licenziamento intimato e ritenuto illegittimo. Tale adempimento deve essere svolto entro 60 giorni da quando il lavoratore abbia ricevuto comunicazione del licenziamento. A questo primo passo, che avviene in via, per così dire, stragiudiziale, deve però poi seguire l"impugnazione vera e propria mediante giudizio da instaurare davanti al Giudice del lavoro competente. Il deposito del ricorso in Tribunale deve avvenire entro 180 giorni che decorrono dalla prima lettera di impugnazione del licenziamento. Dopodichè seguirà il procedimento giudiziario (anche tramite Rito Fornero, se trattasi di caso in cui è prevista la procedura più celere di cui alla LG. 92/2012), che prevede il tentativo di conciliazione tra le parti e, in caso di insuccesso, l"assunzione delle prove e la decisione finale del Giudice in merito all"illegittimità del licenziamento.

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I termini previsti dalla legge in materia di impugnazione del licenziamento, sono, come detto, previsti dall"art. 6 della Lg. 604/66 in materia di licenziamenti individuali.

La norma, testualmente, recita: "Il licenziamento deve essere impugnato a pena di decadenza entro sessanta giorni dalla ricezione della sua comunicazione in forma scritta, ovvero dalla comunicazione, anch'essa in forma scritta, dei motivi, ove  non  contestuale, con  qualsiasi atto scritto, anche extragiudiziale, idoneo a rendere nota la volontà del lavoratore anche attraverso l'intervento dell'organizzazione sindacale diretto ad impugnare il licenziamento stesso. L'impugnazione è inefficace se non è seguita, entro il successivo termine di centottanta giorni, dal deposito del ricorso nella cancelleria del tribunale in funzione di giudice del lavoro (...)"

Nella sua versione originaria, l'art. 6 Lg. 604/66 disponeva unicamente il termine di 60 giorni per l'impugnazione stragiudiziale. Successivamente, poi, con la Lg. 4 novembre 2010, n. 183 (cd. Collegato Lavoro) è stato introdotto il successivo termine di 270 giorni per l'impugnazione giudiziale. Infine, la Lg. 92/12 (cd. Lg. Fornero) ha ridotto quest'ultimo termine portandolo a 180 giorni.

In difetto di impugnazione del licenziamento nei termini di legge, il lavoratore perde definitivamente la possibilità di far valere l'illegittimità del licenziamento ed ottenere tutela (reintegra o mero risarcimento).

Le modalità di impugnazione sopra ricordate, si applicano sia in caso di licenziamento disciplinare (per giusta causa o per giustificato motivo soggettivo) sia in caso di licenziamento per ragioni tecnico, produttive o organizzative dell'azienda (licenziamento per giustificato motivo oggettivo).

Non si applicano le decadenza di legge per l'ipotesi di licenziamento collettivo, per cui la legge prevede una apposita procedura.

Per ciò che concerne infine, l'ipotesi di licenziamento orale, l'opinione prevalente è che trattandosi di licenziamento inesistente, non vi sia un dies a quo da cui far decorrere i termini di impugnazione e dunque l'impugnazione possa avvenire in qualsiasi tempo, purchè nel rispetto del termine di prescrizione del diritto (di cinque anni).

GIURISPRUDENZA: Secondo la Cassazione Civile, Sez. lav., 10/09/2012, sent. n. 15106, "Il licenziamento intimato oralmente è radicalmente inefficace, per inosservanza dell'onere della forma scritta, imposto dall'art. 2 l. 15 luglio 1966 n. 604, novellato dall'art. 2 l. 11 maggio 1990 n. 108, e, come tale, è inidoneo a risolvere il rapporto di lavoro (...)". Tale orientamento è stato recepito – anche dopo la Lg. Fornero - dal Tribunale Varese, Sez. Lav., sent. del 11/09/2013, che, in merito ai termini di decadenza dell'impugnazione di licenziamento ha così deciso: "La Legge n. 92/12 (cd. riforma Fornero) non ha introdotto elementi di segno contrario a quanto costantemente sostenuto dalla giurisprudenza in materia di impugnazione del licenziamento orale – ossia che il licenziamento intimato oralmente deve ritenersi giuridicamente inesistente e come tale, da un lato, non richiede impugnazione nel termine di decadenza all"art. 6 della l. n. 604 del 1966 e, dall"altro, non incide sulla continuità del rapporto di lavoro e quindi sul diritto del lavoratore alla retribuzione fino alla riammissione in servizio -, avendo il legislatore semplicemente precisato che in caso di licenziamento orale si deve applicare il regime sostanziale prescritto dall"art. 18, I comma, S.L.".



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