Legislazione e Giurisprudenza, Licenziamento -  Valeria Vagnoni - 2016-04-16

Licenziamento: linerzia del lavoratore nel dare notizie di sé lo fa considerare dimissionario – Cass. civ. 6900/16 – Valeria Vagnoni

L'inerzia del lavoratore nel dare notizie di sé, dopo oltre un mese dall'intervento chirurgico, lo fa considerare dimissionario.

Nel giudizio di impugnazione del licenziamento, nel caso in cui non sia prevista alcuna forma convenzionale per il recesso del lavoratore, un determinato comportamento da lui tenuto può essere tale da esternare esplicitamente, o da lasciar presumere (secondo il principio dell'affidamento), una sua volontà di recedere dal rapporto di lavoro, restando incensurabile in sede di legittimità il relativo accertamento del giudice di merito, ove congruamente motivato, purché l'indagine circa la sussistenza di dimissioni del lavoratore sia condotta in conformità a canoni di rigorosità, essendo in discussione beni giuridici primari, oggetto di particolare tutela da parte dell'ordinamento (v. Cass. 11.11.2010, n. 22901).

Inoltre, sul tema della interpretazione della condotta delle parti, la giurisprudenza di legittimità ha conferito precipua rilevanza al principio di affidamento. È stato, infatti, affermato che il comportamento – interpretato alla luce dei principi di buona fede e correttezza di cui agli artt. 1175 e 1375 c.c. – del contraente titolare di una situazione creditoria o potestativa, che per lungo tempo trascuri di esercitarla e generi così un affidamento della controparte nell'abbandono della relativa pretesa, è idoneo come tale (essendo irrilevante qualificarlo come rinuncia tacita ovvero oggettivamente contrastante con gli anzidetti principi) a determinare la perdita della medesima situazione soggettiva (v. Cass. 28.4.2009, n. 9924). Dall'art. 1175 c.c., che assoggetta il creditore alle regole della correttezza, e dall'art. 1375 c.c., che impone alle parti di eseguire il contratto secondo buona fede, nonché dalla comparazione con ordinamenti prossimi al nostro, la giurisprudenza della Suprema Corte da tempo valuta il comportamento del contraente titolare di una situazione creditoria o potestativa, che per lungo tempo trascuri di esercitarla e generi così un affidamento della controparte nell'abbandono della relativa pretesa, come idoneo a determinare la perdita della stessa situazione soggettiva (v. Cass. 15.2003, n. 5240).

Alla stregua di tali orientamenti, la Corte di cassazione, con la sentenza in commento, ha affermato la correttezza della sentenza impugnata in sede di legittimità, che aveva respinto la domanda del ricorrente volta all'accertamento dell'inefficacia del licenziamento intimatogli oralmente. In particolare, il Supremo Collegio ha ritenuto rilevante il comportamento inerte del lavoratore, il quale dopo essere stato sottoposto ad un intervento chirurgico ha lasciato trascorrere oltre un mese prima di rientrare al lavoro, senza inviare alcuna certificazione medica né comunicare, anche soltanto in forma orale, notizie in merito al proprio stato di salute. Così facendo il lavoratore ha ingenerato nel datore di lavoro il ragionevole affidamento in ordine alla propria volontà di non proseguire ulteriormente nel rapporto di lavoro.



Autore

immagine A3M

Visite, contatti P&D

Nel mese di agosto 2020 Persona & Danno ha registrato oltre 241.000 visite.

Articoli correlati